23.05.2026 – Giovanni Falcone: il coraggio di osare

per ragioni legate ai tempi organizzativi dell'evento non è stato possibile portare il saluto del Comitato Provinciale di ANPI, supporter dell'iniziativa. Lo pubblichiamo comunque per intero

Nicola Maestri Presidente Comitato Provinciale Parma

È un onore essere qui oggi con tutte e tutti voi e avere l’opportunità di portare un saluto a nome di ANPI provinciale, soprattutto al cospetto di persone che hanno sofferto profondamente a causa della viltà mafiosa. Ero un giovane ragazzo quando nel 1985 a Pizzolungo, vicino a Trapani, la mafia tentò, senza riuscirci, di uccidere il magistrato Carlo Palermo causando la morte di Barbara Rizzo e dei suoi due figli gemelli di sei anni Giuseppe e Salvatore Asta, rispettivamente madre e fratellini di Margherita Asta, che oggi è qui con noi. Ero ancora più giovane quando nel gennaio del 1983 sempre nel trapanese, a Valderice, venne assassinato il magistrato Giangiacomo Ciaccio Montalto, di cui ricordo una significativa intervista mandata in onda anni fa, in cui il magistrato, con grande dignità e coraggio non faceva mistero della sua solitudine nel portare avanti la battaglia antimafia. Ho ricordi piuttosto nitidi di questi gravissimi fatti di sangue perpetrati dalla mafia nei confronti di persone che hanno combattuto, pagando con la propria vita, il fenomeno mafioso. E così Giovanni Falcone, che attraverso il suo esempio, ci ha insegnato che la comunicazione, quando è davvero libera, fa paura al potere, perché il potere teme chi rompe il racconto dominante. E oggi lo vediamo nella costruzione continua di nemici, nella polarizzazione trasformata in consenso, nella criminalizzazione del dissenso. Perché quando la paura diventa linguaggio politico, le mafie e il fascismo trovano spazio. La memoria non può e non deve essere soltanto liturgia: deve essere strumento di resistenza, assunzione di responsabilità, occasione di riflessione, partecipazione collettiva e anche di conflitto. Dentro questa idea di memoria c’è la centralità di una cultura e degli spazi condivisi che va preservata e rinnovata. [...]

continua

Davvero uno strano Paese il nostro, alla continua ricerca di eroi da idolatrare e fagocitare velocemente, tant’è che dopo aver eretto quel monumento all’eroe siamo subito pronti a dimenticarlo. Sempre rapidi e sagaci ad esaltare, poi succede come in questo caso, dove un autentico servitore dello Stato come Giuseppe Costanza, rimasto per lungo tempo in coma in seguito alla deflagrazione del tratto di autostrada A29 fatta saltare in aria dalla mafia con 500 chili di tritolo, venga dimenticato per insipienza, oppure scientemente, e fatto scivolare nell’oblio e non invitato per anni alle commemorazioni della strage di Capaci. Occorre cambiare approccio, serve davvero una rivoluzione culturale. Dobbiamo riappropriarci della capacità di indignarci che sembra essere stata smarrita. Dobbiamo pensare che la cultura possa ancora essere strumento di riscatto sociale, che creare spazi collettivi significhi contrastare la mentalità mafiosa, patriarcale e reazionaria dominante. L’imbarbarimento culturale che viviamo è anche una reazione calcolata di un potere che teme il pensiero critico, che teme chi possa essere ancora libero di scegliere. A questo governo, infatti, vogliamo dire che non bastano i proclami antimafia se non sono seguiti da comportamenti coerenti. Non basta parlare di legalità mentre si continuano a legittimare i sistemi di potere fondati sul privilegio, sulla corruzione, sulle relazioni con ambienti mafiosi. La vera antimafia sociale deve interrogare il potere ovunque produca sfruttamento, repressione, guerre e disuguaglianza. Viviamo in un mondo guidato da capi singolari, che agiscono come bulli, come Trump, come Netanyahu, che giocano alla guerra sulla pelle dell’umanità, con la complicità di paesi come il nostro, troppo timidi, troppo ambigui, troppo silenziosi e quindi complici. Perché l’antimafia a cui ci ispiriamo è quella di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino, di Peppino Impastato, quella di Pio La Torre, di Piersanti Mattarella, è quella di Carlo Palermo, di Giangiacomo Ciaccio Montalto, un’antimafia che parla di pace, antimilitarismo, giustizia sociale e diritti. Al centro, ancora una volta, ci devono essere i giovani: non destinatari di una “educazione dall’alto”, ma protagonisti del cambiamento contro i poteri oppressivi, fascisti e mafiosi. Non sono spettatori, sono già parte del conflitto sociale e politico del nostro tempo. Il nostro compito non è parlare per loro, ma creare spazi in cui possano parlare, agire e scegliere senza essere giudicati o delegittimati. Abbiamo noi bisogno di ascoltarli, di accompagnarli senza giudicarli. Abbiamo bisogno di giovani come quelli scesi in piazza contro il genocidio del popolo palestinese, giovani come quelli che continuano a difendere la Costituzione, i diritti, la dignità umana nonostante i continui tentativi di reprimere e criminalizzare il dissenso. E a noi di ANPI piace pensare che trasmettere la storia di Giovanni Falcone possa avere dato un contributo anche a questo, a costruire coscienza critica, senso di giustizia e solidarietà. In questo drammatico e angosciante giorno che ci riporta alla mente il martirio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, ci piace immaginarli moralmente accanto a chi salva vite in mare, a chi pratica solidarietà, a chi sceglie di esporsi invece di voltarsi dall’altra parte, a chi difende il Mediterraneo come spazio di incontro e non come enorme cimitero prodotto da politiche razziste e disumane. Mi piace infine pensare che la memoria di tutti questi magistrati, dei servitori dello Stato e di tutti i loro familiari, i cui segni della tragedia ma anche della dignità rimangono indelebili, che la loro totale dedizione a favore della legalità, la loro ricerca ostinata della verità e la cura verso i principi democratici, alberghi nelle coscienze di chi, pacatamente senza troppi proclami, porta avanti la propria esistenza nel segno della giustizia, del rispetto, della tolleranza, della solidarietà e con profondo senso del dovere. Parma, 23 maggio 2026, Auditorium Paganini Sala Pizzetti


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Il fazzoletto ANPI donato alla Provincia di Parma

Sfilerà con le storiche bandiere delle brigate partigiane, sorrette da studenti e studentesse, per l’iniziativa “Il futuro porta la storia” nella mattinata del 25 aprile

La consegna da parte di Nicola Maestri ad Alessandro Fadda

Un simbolo che sfilerà insieme alle storiche bandiere delle brigate partigiane, sorrette da studenti e studentesse, che attraversarono la città il giorno della Liberazione (il 9 maggio del 1945, a Parma) in occasione dell’iniziativa “Il futuro porta la storia” che, di fatto, aprirà le celebrazioni della giornata del 25 aprile in città nell’ambito delle iniziative organizzate dal Comune di Parma in collaborazione con associazioni ed enti, tra i quali la Provincia di Parma. 


Si partirà da Palazzo Giordani – la sede della Provincia in viale Martiri della Libertà 15, a Parma – alle 9. Le storiche bandiere delle brigate partigiane, custodite all’interno di sala Savani (il luogo in cui si svolgono i consigli provinciali), saranno portate dai ragazzi e dalle ragazze delle scuole superiori di Parma e provincia affiancate dal gonfalone dell’ente con la medaglia d’oro al merito civile ricevuta dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 13 aprile 2006. 


Le bandiere raggiungeranno piazzale Corridoni dove si terrà un concerto a cura di studenti e studentesse del liceo musicale Bertolucci. Subito dopo il corteo proseguirà per piazzale Santa Croce dove studenti e studentesse consegneranno le bandiere alle staffette. 


Novità di quest’anno sarà la presenza, ufficiale, anche del fazzoletto tricolore di Anpi consegnato dal presidente provinciale di Anpi Nicola Maestri al presidente della Provincia di Parma Alessandro Fadda. 


“Con un gesto simbolico quale la donazione del nostro fazzoletto alla Provinciadichiara Maestriribadiamo l’impegno antifascista di tutto il territorio della Provincia di Parma, medaglia d’oro al merito civile per la Resistenza. Ribadiamo il forte legame tra Anpi e Provincia nel segno dei valori della Resistenza”. 


“Sarà un onore il 25 aprile – aggiunge Fadda – portare con noi il fazzoletto donato da Anpi provinciale. Un ulteriore simbolo del nostro fermo impegno antifascista in una giornata che la Provincia di Parma intende condividere con tutti i cittadini e le cittadine, partendo proprio dai ragazzi e dalle ragazze: le giovani generazioni alle quali vogliamo trasmettere i valori della Resistenza che ci ha donato la Libertà”.


maestri e fadda

Ufficio stampa Provincia di Parma

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Comunicato – Comitato per il NO

ANPI provinciale ETS, ANPPIA, ARCI, AUSER, Casa della Pace, CGIL, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale CDC, CIAC Onlus, Donne in Nero, Europa Verde, Federconsumatori, Giovani Democratici, Laboratorio Democratico Montanara APS, Legambiente, Libera, Parma Città Pubblica APS, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Sinistra Studentesca Universitaria, SUNIA, Tuttimondi, Unione degli Universitari


Vogliamo esprimere nuovamente la più profonda gratitudine verso coloro che hanno permesso l’enorme risultato che ha guidato il nostro paese a rialzare la testa di fronte ad un passaggio storico. La vittoria di un fronte vario  ma unito manda un messaggio chiaro a tutto il paese, al governo e ad un modo arrogante e autoritario di fare politica. [...]

continua

[...]

Le urne rivendicano una sovranità offuscata dalla supponenza di voler decidere tutto e senza regole, esse si oppongono alla prassi dell’imposizione dall’alto, senza rispetto per un parlamento sovrano in una Repubblica parlamentare che si è voluta delegittimare e smantellare, ma la Repubblica 80 anni dopo vive e resiste con i suoi figli più vessati: donne e giovani, riesigendo il suo parlamentarismo, la sovranità della rappresentanza popolare e richiedendo che quell’organo, tanto quanto il potere giudiziario così malamente strumentalizzato e maltrattato, venga rispettato: perchè rispettare essi significa rispettare tutti noi, significa riconoscere un popolo pensante e non un gregge in cerca di un capo. Ieri il popolo ha preteso considerazione e ha messo dei limiti che devono essere rispettati, limiti posti a chi è insofferente ad essere contenuto da uno Stato di diritto, cioè lo Stato liberale che tutela i cittadini dal potere, dove il diritto è esso stesso il potere dei senza potere e limite alla forza di chi non vuole averne, e non è tollerabile vengano messi in discussione. È dunque la vittoria della Costituzione che cammina sulle gambe di quanti la difendono, di una Costituzione che ci difende ogni giorno e che quindi va difesa, di una Costituzione che parla a tutti, agli ultimi della fila e a chi non ci può nemmeno entrare, una Costituzione rivolta al futuro che ancora deve essere in gran parte applicata, con potenzialità infinite. Una Costituzione del popolo e per il popolo, che non accetta strumentalizzazioni, colpi di maggioranza, disequilibrio dei poteri che la reggono, e non accetta di essere martoriata da chi non l’ha mai voluta e da chi la svende per inettitudine ed egoismo non comprendendo le conseguenze politiche e sociali delle azioni di chi invece cerca consapevolmente un riassetto illiberale dei poteri nati dalla lotta di Resistenza, di chi per interessi di parte la vuole stravolgere, di una parte che impiega prassi forzate e prepotenti, che mostra mancanza di rispetto per gli organi di tutela dei cittadini come parlamento e magistratura. Un pensiero dunque a chi e a quel che ci unisce nel passare del tempo: un senso di collettività e giustizia sociale che trascende barriere e confini fisici, mentali, culturali, che ci unisce nel credere in un mondo di tutti e per tutti. Occorre ridare e riavere entusiasmo e speranza per popoli sopraffatti dal terrore e dalla paura. Abbiate fiducia nel vostro voto per cambiare le cose e diffidate da chi con ogni strumento lo vuole maldestramente condizionare, oggi impariamo qualcosa di un’Italia ancora capace di fierezza e rettitudine, di lucidità e consapevolezza, di un’Italia partigiana e antifascista che parteggia, libera e orgogliosa di sentirsi ancora tale. Ma qui non finisce nulla; si deve iniziare a riassemblare un popolo costituzionale fatto di eccezionalismi che c’è e che se messo alle strette non piega. Grazie a chi ha votato anche se da tanto non lo faceva, grazie a chi vota sempre senza perdersi d’animo, grazie a chi fa tutto ciò che può per informare gli altri nel nome dell’unico interesse legittimo che è l’interesse pubblico e dei più fragili, grazie a quelle persone che costituiscono la colonna portante di questa complicata democrazia, infine un messaggio a chi non vota più: torneremo anche da voi.

Grazie a tutti noi figli e figlie della nostra Costituzione padri e madri dell’avvenire.


grazie

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I Motivi del NO

Il cammino verso il referendum giunge al suo atto finale. In un panorama denso di iniziative, questo incontro rappresenta il momento culminante della mobilitazione promossa dal Comitato per il NO. Un appuntamento centrale, sostenuto con convinzione dall'ANPI Provinciale di Parma, per ribadire il valore della partecipazione civile e la difesa dei principi costituzionali e sarà un onore poterlo fare accogliendo la nostra Vicepresidente Nazionale, Albertina Soliani. La storia chiama oggi a una mobilitazione civile e consapevole. In un clima che spesso cede alle provocazioni, il NO si afferma con la pacata ma incrollabile fermezza delle nostre ragioni, opponendosi con rigore a ogni tentativo di intaccare le fondamenta della nostra Carta Costituzionale.

Il tuo contributo è fondamentale: Partecipa all'incontro Coinvolgi chi crede nel valore della democrazia Avanti, insieme !

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