Archivio della categoria: costituzione

Assemblea comitati di sezione

9 settembre

Relazione Introduttiva del presidente Comitato Provinciale Nicola Maestri

Benvenuti a tutte e tutti voi ! Grazie per essere così numerosi a questa chiamata che, come segreteria provinciale, abbiamo voluto fortemente per fare il punto sul nostro cammino. Il momento storico non è dei più rosei, la situazione politica ha subito un'involuzione piuttosto accentuata negli ultimi mesi dove, inesorabilmente, si stanno riducendo gli spazi che riguardano i diritti e la libertà di opinione. La destra estrema al governo del Paese, anziché combattere nuove e vecchie insopportabili intolleranze, le cavalca penosamente rivolgendosi spesso benevolmente verso chi impersona gli istinti più cupi e retrivi.[...]

continua

[...]

La nostra Associazione deve appoggiare e promuovere nuove forme di resistenza attiva, per rinnovare, a distanza di ottant'anni, i principi e i valori che animarono giovani donne e uomini quando si ribellarono al regime fascista, il quale dopo anni di soprusi e prevaricazioni, aveva infine portato l'Italia a un accumulo di macerie e lutti. Come avrete letto nella mail di convocazione, la nostra intenzione riguardo questo incontro, è quella di coinvolgere principalmente i comitati di sezione, ma anche semplici iscritti che hanno a cuore l'Anpi e i diversi territori in cui operiamo fattivamente. Infatti, abbiamo cercato di focalizzare l'incontro sugli ottant'anni dall'inizio della resistenza, ma soprattutto come combattere i neofascismi nelle sue diverse forme e dare nuovo impulso alla nostra Associazione su tutto il territorio provinciale. Crediamo sia prezioso questo confronto tra le diverse realtà, il fare rete tra le sezioni che hanno già di fatto iniziato a collaborare tra loro, lo riteniamo un esercizio utile, ma occorre sicuramente fare di più. Ci siamo dati il criterio temporale del triennio 2023/25 per riuscire a mettere a terra progetti fattibili per la nostra Associazione. Mi piacerebbe partire con un cenno storico, uno di quelli che di fatto hanno dato vita alla grande Storia.

A Cuneo, dal balcone della sua casa, l’avvocato Duccio Galimberti disse “...la guerra continua fino alla cacciata dell’ultimo tedesco, fino alla scomparsa delle ultime vestigia del regime fascista, fino alla vittoria del popolo italiano che si ribella contro la tirannia mussoliniana, ma non si accorda a una oligarchia che cerca, buttando a mare Mussolini, di salvare sé stessa a spese degli italiani”. La guerra sarebbe sì proseguita, come aveva comunicato alla radio il maresciallo Badoglio, ma fino alla cacciata dell’ultimo invasore, dell’ultimo impostore. Quel giorno, sei settimane prima dell’8 settembre del 1943, con queste parole Duccio Galimberti poneva le basi della Resistenza.

Infatti, nell’afosa notte estiva del 25 luglio di una Roma semivuota, si tenne a Palazzo Venezia una riunione del Gran Consiglio del Fascismo in cui il massimo organo del partito “sfiduciò” Mussolini. Con il collasso politico-istituzionale si era arrivati all’atto finale della decomposizione del regime criminale di un “duce” che dal 1935 aveva trascinato gli italiani in un ciclo pressoché ininterrotto di guerre.

E con un balzo di ottant’anni veniamo ai giorni nostri, un periodo politicamente cupo, in cui c’è qualcuno che sistematicamente pigia con violenza sul pedale di un revisionismo studiato e strutturato. Un esempio per tutti: il portavoce della regione Lazio, tal Marcello De Angelis, ex terrorista nero dei NAR, nega la matrice neofascista della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna e arriva a mettere in discussione le dichiarazioni del Presidente della Repubblica Mattarella. Considerazioni incompatibili con il ruolo che ricopre, in una istituzione così importante. E questo avviene nel silenzio più o meno imbarazzato dei vertici dell’attuale governo, partendo dalla presidenza del Consiglio ad altre cariche istituzionali. Con molte probabilità la presidente del Consiglio non può e non vuole prendere le distanze dal neofascismo perché il partito da lei rappresentato ha nel proprio DNA questa matrice. E le dimissioni di De Angelis sono arrivate davvero oltre il tempo massimo, tardive oltre ogni ragionevolezza, dimostrando un'assenza totale di senso delle istituzioni. Ma se chi ricopre, pro tempore, incarichi di primissimo piano, scavalca in maniera così disinvolta una sentenza passata in giudicato che ha visto condannare in via definitiva neofascisti acclarati, significa che la nostra democrazia necessita di essere attenzionata e protetta in ogni sua forma.

Ricordo che i magistrati che hanno indagato sulla strage del 2 agosto 1980 hanno scoperto una fitta trama di intrighi, tradimenti delle istituzioni, connivenze tra forze oscure e vecchi gerarchi della repubblica sociale di Mussolini, estremisti di destra, servizi segreti, malavita organizzata. Percorsi sotterranei che oggi riflettono nuova luce sulle trame dello stragismo e sulle strategie politiche applicate all’Italia per limitarne la libertà e cancellare qualsiasi possibilità di opposizione e di proposte alternative da parte della sinistra.

È importante focalizzare che i giudici di Bologna hanno svelato le trame di una nuova storia, una storia nascosta. Una storia di tradimenti e di violenze ai danni della democrazia italiana. L’hanno scritta valutando il contesto in cui agirono autori e mandanti della strage del 2 agosto 1980, e analizzando cinquant’anni di tentativi di condizionamento delle libertà costituzionali. Tutto questo messo in atto da una “struttura occulta” cui concorsero nel dopoguerra una parte significativa degli apparati militari e di sicurezza dello Stato, protetti da esponenti delle forze di governo e appoggiati dagli oltranzisti statunitensi. Chi ne faceva parte affermava di voler di preservare l’Italia dal comunismo, secondo i principi della Guerra fredda.

Ma a questo scopo non si esitò a mobilitare e foraggiare, durante decenni, una schiera di ex gerarchi della repubblica sociale di Mussolini, aspiranti golpisti, freddi terroristi, di criminali mafiosi e camorristi, per i quali la guerra civile non è mai finita: essi furono scagliati contro gli italiani in centinaia di attentati. A partire da Portella della Ginestra, e poi a Piazza Fontana, a Brescia, al treno Italicus, alla stazione di Bologna.

Sia chiaro, stragi politiche, stragi di Stato. Perché ciascuna di esse fu progettata ed eseguita seguendo un’unica strategia eversiva, con la diretta complicità di pubblici ufficiali che, anziché difenderla, tradirono la Costituzione democratica votandosi al suo riassetto in senso autoritario. È una storia “politica e criminale” al tempo stesso; accuratamente occultata, le cui tracce sono state disperse con la sistematica distruzione degli archivi, la manomissione dei documenti, la programmatica falsificazione. Quando ragioniamo e discutiamo di neofascismo partiamo sempre da questo fardello che ci trasciniamo da decenni; ci servirà per analizzare e approfondire. ANPI in tutto questo, assieme alla parte sana della società civile e dell’opinione pubblica, dovrà impegnarsi maggiormente per soverchiare questa inerzia che impedisce di svelare ai più la storia recente italiana. Dobbiamo uscire da questo buco nero che trita ogni cosa e annebbia e annacqua ogni verità. E i motivi per cui è importante ai nostri giorni credere nell’antifascismo, come vedete, sono ancora profondi e molteplici.

Alzando lo sguardo e focalizzando i nostri giorni, non da oggi sia chiaro ma negli ultimi anni si è accentuata una spinta identitaria che si riconosce in una delle più belle e sentite tradizioni dell’antifascismo italiano, quella cioè di riunirsi ogni 25 luglio davanti a un piatto di pastasciutta, ricordando e celebrando quella che la famiglia Cervi offrì a tutto il paese, Campegine, per festeggiare la caduta di Mussolini. Come sempre succede, ma in questo caso è più evidente che mai, il 25 luglio 1943 la Storia si intreccia con le storie delle persone. Mussolini che dopo essere stato sfiduciato viene arrestato e imprigionato sul Gran Sasso.

Dopo oltre vent’anni cade il regime fascista, e re Vittorio Emanuele III nomina il maresciallo Pietro Badoglio capo del governo. Non appena appresa la notizia, un paese gioioso di poche migliaia di anime si riunisce davanti a un piatto di pasta. La famiglia Cervi era una famiglia contadina, gente semplice. Di storie di gente semplice ne abbiamo perse a migliaia, e anche quel gesto dell’aver offerto la pasta a tutto il paese avremmo potuto facilmente dimenticarlo. Invece oggi reiteriamo quel gesto e quella vicenda di un minuscolo paese di campagna per ricordare e celebrare la grande Storia. La pastasciutta antifascista è diventata una tradizione, e l’adesione di così tante e tanti a questo momento di convivialità è l’espressione di una coscienza condivisa da un intero Paese, non ci sono busti del duce o revisionismi che tengano. Quest’anno poi la celebrazione si è caricata di alcuni significati ulteriori. Sono passati ottant’anni da quel giorno, e tra pochi mesi saranno ottant’anni dalla fucilazione dei sette fratelli Cervi; ma il tempo passa inarrestabilmente, e non è poi tanto la cifra tonda dell’ottantesimo anniversario che ha reso la pastasciutta antifascista 2023 così sentita e speciale. La pastasciutta antifascista 2023 è stata così  partecipata perché, a ottant’anni di distanza, il patrimonio culturale e valoriale della Resistenza è sotto assedio. Il tentativo di dare un colpo di spugna alla storia, con l'obiettivo di riscriverne un’altra, c’è sempre stato. Oggi però con questa estrema destra al governo c’è chi lo rispolvera e impugna come strumento politico per demolire la memoria democratica. Così si spiegano, vien da pensare, le circa 300 pastasciutte organizzate in tutta Italia, le migliaia di volontari che si sono spesi e le decine di migliaia di partecipanti: il popolo non ci sta, e risponde numeroso ai tentativi di revisionismo. E anche nella nostra provincia questo evento ha avuto un successo notevole in termini di numeri e di entusiasmo. Allo stesso modo, lo scorso 25 aprile ha registrato una partecipazione straordinaria, che ha reso evidente quanto ancora il sentimento antifascista sia radicato nel popolo italiano. Fondamentale per l’organizzazione e la riuscita della pastasciutta è stata, ed è ogni anno, quella straordinaria comunità di persone che è l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, ed è importante non perdere di vista il sentimento che mosse in quei giorni la famiglia Cervi. L’Istituto Cervi, poi, ha due grandissimi meriti: ne è il promotore e ha sempre lavorato affinché la pastasciutta fosse una tradizione italiana, piuttosto che emiliana o addirittura reggiana. L’Italia è il Paese dei mille campanili, e quella della pastasciutta è una storia non solo sopravvissuta al tempo ma anche al rischio di divenire tradizione di un singolo Comune o di una sola Regione. Solitamente ogni Municipio che, come da Costituzione, si riconosce nell’antifascismo celebra gli anniversari degli eccidi e dei fatti che lo hanno direttamente coinvolto, la pastasciutta antifascista invece, pur muovendo le sue mosse ogni anno da Casa Cervi, è un patrimonio nazionale e sta divenendo europeo. Questo aver superato i confini del proprio luogo geografico si deve certamente a quello che i sette fratelli Cervi rappresentano. Sarebbe bello infatti ricordare i fratelli Cervi solo per la pastasciutta che, indebitandosi fino al collo, offrirono al paese per celebrare la caduta del fascismo; li ricordiamo invece e forse soprattutto per la loro fucilazione, accorsa pochi mesi dopo, il 28 dicembre 1943, per mano fascista. È bene ricordarlo: non nazista ma fascista, come peraltro è stato per i nostri 7 martiri di piazza Garibaldi; fu una strage fascista non nazista. Ed è per questo che chiederemo all'amministrazione comunale di porre finalmente rimedio all'errore riportato sulla lapide che ricorda l'eccidio.

Sono stati stimati circa in 40.000 i partigiani Caduti nella guerra di Liberazione, i fratelli Cervi rappresentano tutti loro. L’ovvia e dolorosa impossibilità a ricordare nomi e volti di ogni Caduto ha inevitabilmente portato a creare simboli. Il lutto e la commemorazione per i fratelli Cervi sono il lutto e la commemorazione per tutti coloro che diedero la vita per conquistare una forma di società ancora mai vissuta, la democrazia. Allo stesso modo quando si commemorano e celebrano Don Minzoni, Gramsci, Matteotti, Gobetti, o i fratelli Rosselli non si onorano solo loro in quanto tali, ma la lotta antifascista tutta. Ho volutamente citato la pastasciutta antifascista perché credo che questa dia la giusta dimensione per rimarcare l’orgoglio per la nostra comunità, quella antifascista e democratica, che è numerosa, entusiasta e coesa forse più di quanto immaginiamo. Siamo un patrimonio prezioso da non disperdere ma da spendere nella quotidianità. Come Anpi provinciale ci stiamo adoperando per radicarci su tutto il territorio della nostra provincia, compito arduo ma non per questo intendiamo sottrarci. Alcuni importanti risultati li abbiamo raggiunti. Sono tornate attive sezioni storiche come quelle di Felino e Lesignano, mentre nuove sezioni sono nate accompagnate da idee ed entusiasmo. Penso alle sezioni di Monchio-Palanzano, Tizzano Val Parma, Bore e Sissa-Trecasali. Altre realtà come Borgotaro e Montechiarugolo si stanno attrezzando per tornare ad essere protagoniste nei loro territori e tra ottobre e novembre prossimo andremo ai rispettivi congressi rifondativi. Mai come oggi, proprio a causa del tempo difficile in cui viviamo, l’antifascismo si presenta come un sistema di valori di particolare attualità, una speranza concreta di cambiamento, un argine democratico alla palude di tipo razzista, xenofobo, neofascista, presente nel nostro Paese. Come Anpi quindi su quale terreno è opportuno muoverci? Credo sia importante affrontare il presente, perché la sfida nata sulle montagne e nelle città dopo l’8 settembre 1943 e vinta il 25 aprile 1945, continua oggi, quando, più che mai, c’è bisogno di respirare trasparenza, legalità, liberazione. Occorre battersi per una Pace degna di questo nome; per un lavoro sicuro e per salari equi; per l'ambiente che rappresenta la sfida in assoluto; per l'istruzione, per i diritti, per la democrazia! Ma per affrontare il presente con serietà occorre approfondire il passato, fare i conti con la storia, mettere a valore la memoria. E dunque tornare a riflettere – ed in primo luogo conoscere – non solo su quei mesi, ma anche sul tempo successivo, quello della proclamazione della Repubblica, e poi della Costituzione, e poi gli anni ‘50, ‘60 e quello dello stragismo nero e del brigatismo degli anni ‘70 e ‘80; i cosiddetti anni di piombo. 

Parlare del presente e riflettere sul passato è la chiave – l’unica chiave scientifica – per immaginare il futuro. Ed immaginare il futuro oggi, quando siamo sommersi da una cultura delle immagini spesso vuota, dal declino di un sistema di valori umanistico e democratico, da un indebolimento inquietante di quell’insieme di relazioni, stili di vita, principi di convivenza che chiamiamo coesione sociale, vuol dire contribuire a ricostruire una speranza per tutti, in particolare per coloro ai quali sembra che questa speranza sia negata: le ragazze e i ragazzi del nostro Paese. 

Per queste ragioni Anpi dovrà affrontare un ampio spettro di temi: quelli della società e delle idealità, della politica e della memoria, della storia delle persone e dei territori; ma anche quelli della cultura, nella sua accezione più ampia, come testimonianza del presente, portato del passato, presagio del futuro. Cultura, dunque, in tutti i sensi: quella colta e quella popolare, quella letteraria, musicale, scientifica, delle arti visive, dello spettacolo. Insomma, lo specchio magico dell’Italia, dell’Europa, del mondo di oggi. ANPI era, è e sarà partigiana: perché partigiana è la Repubblica democratica, partigiana è la Costituzione, partigiana è la democrazia faticosamente costruitasi nei decenni successivi. Perché partigiano vuol dire essere per la libertà e l’eguaglianza, per la solidarietà e la giustizia sociale, per la legalità e la cittadinanza, per il lavoro e per la pace. Perché l’Anpi assieme alle partigiane e ai partigiani ci hanno consegnato la Costituzione e l’Italia fondata sul lavoro e l’Italia che ripudia la guerra. Perché partigiani – infine – sono tutti coloro che ci hanno consegnato, spesso al prezzo di inenarrabili sofferenze o al prezzo della vita, una nuova Italia. Una grande possibilità che non si è ancora pienamente compiuta, che oggi sembra messa in ombra, per la quale vale la pena continuare a lottare, a testa alta, con la fronte rivolta verso il sole.


Commenti disabilitati su Assemblea comitati di sezione

Archiviato in appunti partigiani, attualità, costituzione, fascismo, varie

La Via Maestra

La via Maestra

La Costituzione italiana – nata dalla Resistenza – delinea un modello di democrazia e di società che pone alla base della Repubblica il lavoro, l’uguaglianza di tutte le persone, i diritti civili e sociali fondamentali che lo Stato, nella sua articolazione istituzionale unitaria, ha il dovere primario di promuovere attivamente rimuovendo “gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.[...]

continua

[...]

Per questo rivendichiamo che i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione tornino ad essere pienamente riconosciuti e siano resi concretamente esigibili ad ogni latitudine del Paese (da nord a sud, dalle grandi città alle periferie, dai centri urbani alle aree interne), a partire da:

► il diritto al lavoro stabile, libero, di qualità – fulcro di un modello di sviluppo sostenibile fondato su nuove politiche industriali– superando la precarietà dilagante, contrastando il lavoro povero e sfruttato, aumentando i salari, col rinnovo dei contratti, e le pensioni oltre al superamento della Legge Fornero. È il momento di introdurre il salario minimo, dare valore generale ai contratti, approvare la legge sulla rappresentanza, strumenti essenziali per contrastare i contratti pirata.

► il diritto alla salute e un Servizio Sanitario Nazionale e un sistema socio sanitario pubblico, solidale e universale, a cui garantire le necessarie risorse economiche, umane e organizzative, per contrastare il continuo indebolimento della sanità pubblica, recuperare i divari nell’assistenza effettivamente erogata, a partire da quella territoriale, e valorizzare il lavoro di cura; investimento sul personale con un piano straordinario pluriennale di assunzioni che vada oltre le stabilizzazioni e il turnover, superi la precarietà e valorizzi le professionalità; sostegno alle persone non autosufficienti; tutela della salute e sicurezza sul lavoro, rilanciando il ruolo della

prevenzione. Solo così si garantisce la piena applicazione dell’articolo 32 della Costituzione.

► il diritto all’istruzione, dall’infanzia ai più alti gradi, e alla formazione permanente e continua, perché il diritto all’apprendimento sia garantito a tutti e tutte e per tutto l’arco della vita.

► il contrasto a povertà e diseguaglianze e la promozione della giustizia sociale, garantendo il diritto all’abitare e un reddito per una vita dignitosa. Il governo va in altra direzione e cancella il Reddito di cittadinanza lasciando tante persone senza alcun sostegno.

► il diritto a un ambiente sano e sicuro in cui vengono tutelati acqua, suolo, biodiversità ed ecosistemi. Per questo è grave aver tolto dal PNRR le risorse sul dissesto idrogeologico, tanto più a fronte delle alluvioni che hanno colpito alcune regioni del Paese e di una crisi climatica che va affrontata con una transizione ecologica fondata sulla difesa e valorizzazione del lavoro e di un’economia rinnovata e sostenibile.

► una politica di pace intesa come ripudio della guerra e con la costruzione di un sistema di difesa integrato con la dimensione civile e nonviolenta. Questi diritti possono essere riaffermati e rafforzati solo attraverso una redistribuzione delle risorse e della ricchezza che chieda di più a chi ha di più per garantire a tutti e a tutte un sistema di welfare pubblico e universalistico che protegga e liberi dai bisogni, a cominciare da una riforma fiscale basata sui principi di equità, generalità e progressività che sono oggi negati tanto da interventi regressivi – come, ad esempio, la flat tax – quanto da una evasione fiscale sempre più insostenibile. Inoltre, giustizia sociale e giustizia ambientale e climatica devono andare di pari passo nella costruzione di un modello sociale che sia “nell’interesse delle future generazioni”, come recita l’art. 9 della nostra Costituzione. Questo modello sociale – fondato su uguaglianza, solidarietà, accoglienza, e partecipazione – costituisce l’antitesi del modello che vuole realizzare l’attuale maggioranza di Governo con le prime scelte che ha già compiuto e, soprattutto, con le misure che si appresta a varare, a partire da quelle che – se non fermate – sono destinate a scardinare le fondamenta stesse

dell’impianto della Repubblica, come:

► l’autonomia differenziata, rilanciata con il DDL Calderoli, che porterà alla definitiva disarticolazione di un sistema unitario di diritti e di politiche pubbliche volte a promuovere lo sviluppo di tutti i territori;

► il superamento del modello di Repubblica parlamentare attraverso l’elezione diretta del capo dell’esecutivo (presidenzialismo, semi-presidenzialismo o premierato che sia) che ridurrà ulteriormente gli spazi di democrazia, partecipazione e mediazione istituzionale, politica e sociale, rompendo irrimediabilmente l’equilibrio tra rappresentanza e governabilità.

La Costituzione antifascista nata dalla Resistenza – nel riconoscere il lavoro come elemento fondativo, la sovranità del popolo, la responsabilità delle istituzioni pubbliche di garantire l’uguaglianza sostanziale delle persone, i diritti delle donne, il dovere della solidarietà, la centralità della tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali – ha delineato un assetto istituzionale che, attraverso la centralità del Parlamento, fosse il più idoneo ad assicurare questi principi costitutivi e a realizzare un rapporto tra cittadini/e e istituzioni che non si esaurisce nel solo esercizio

periodico del voto ma si sviluppa quotidianamente nella dialettica democratica e nella costante partecipazione collettiva della rappresentanza in tutte le sue declinazioni politiche, sociali e civili.

Per contrastare la deriva in corso e riaffermare la necessità di un modello sociale e di sviluppo che riparta dall’attuazione della Costituzione, non dal suo stravolgimento, ci impegniamo in un percorso di confronto, iniziativa e mobilitazione comune che – a partire dai territori e nel pieno rispetto delle prerogative di ciascuno – rimetta al centro la necessità di garantire a tutte le persone e in tutto il Paese i diritti fondamentali e di salvaguardare la centralità del Parlamento contro ogni deriva di natura plebiscitaria fondata sull’uomo o sulla donna soli al comando.

Commenti disabilitati su La Via Maestra

Archiviato in attualità, costituzione, pace, resistenza, varie

Formazione ANPI

INCONTRO CON REFERENTI FORMAZIONE PROVINCIALI ANPI

Sabato 24 giugno 2023
Sede Nazionale ANPI

Relazione di Paolo Papotti
Responsabile formazione ANPI

Sono certo di interpretare i sentimenti di tutti e tutte, nel considerare l’incontro di oggi occasione storica per la nostra Associazione. Quello di oggi è il primo incontro della nostra rete nazionale di formatori, tema determinante per lo sviluppo dell’iniziativa culturale e politica dell’Associazione. [...]

continua

[...]

Quello di oggi è il primo incontro della nostra rete nazionale di formatori, tema determinante per lo sviluppo dell’iniziativa culturale e politica dell’Associazione. Un ruolo, quello di formatori, che non è sancito nello Statuto e, dunque, rafforza la volontà del nostro impegno e, insieme, i compiti che l’Associazione ci chiede. Ci confrontiamo partendo da noi, dalle nostre esperienze e dai nostri vissuti, perché diventino patrimonio dell’Associazione. Questo incontro, quindi, non è un traguardo, ma una partenza. Comprenderete, mi auguro, la mia emozione.

Dal congresso ad oggi 

L’ultimo congresso ha sancito l’imprescindibilità della formazione come azione culturale e politica della nostra Associazione. Ciò ha definito due aspetti: da una parte ha dimostrato che ANPI è capace di rinnovarsi e di proporsi; dall’altra parte, indicato la necessità di una adeguata organizzazione. Stimolare i Comitati Provinciali all’individuazione dei referenti della formazione locale e la costituzione di un gruppo nazionale che fosse da stimolo per i Provinciali, sono stati i passaggi che hanno dato gambe ai propositi congressuali. Sostegni e riferimenti in questi percorsi sono stati il Presidente Nazionale Gianfranco Pagliarulo, che ringrazio per la fiducia e il Vicepresidente Ferdinando Pappalardo, che ringrazio per i confronti. Fino ad oggi abbiamo raggiunto 63 referenti provinciali della formazione (52 presenti fra sede e online), un ottimo risultato. In gennaio il gruppo nazionale ha partecipato ad un seminario interno di due giorni in cui si sono affrontati i temi costituzionali (lavoro, solidarietà, pace, ambiente), educativi e storici tenuti da esperti e luminari quali: Gaetano Azzariti, Gustavo Zagrebelsky, Olivia Bonardi, Raffaele Mantegazza, Maurizio Malo, Davide Conti e Valerio Strinati. Le lezioni sono state registrate e gli atti verranno distribuiti.

Ci tengo a precisare, interpretando anche il pensiero del Presidente e del Vicepresidente, che l’intento di questo lavoro non è quello di “dettare una linea” che deve essere applicata nei territori. La volontà è condividere, stimolare e suggerire argomenti che possono tracciare un percorso unitario di azioni culturali e politiche da realizzarsi in autonomia nelle territorialità ANPI.

La relazione che segue vuole essere un contributo alla complessità di quella azione culturale e politica che chiamiamo “formazione”. L’intento è quello di fornire strumenti di elaborazione e di riflessione, mettendo insieme esperienze realizzate con militanti a diversi livelli nei territori, esperti, associazioni, enti, insegnanti e scuole. Ovviamente la relazione non potrà essere esaustiva.

Formazione come dovere civico e politico

Il tema della formazione politico-culturale dei cittadini è uno dei problemi fondamentali del nostro Paese. Tutto ciò diventa peculiare quando si tratta di un’Associazione come la nostra, di tradizioni gloriose, ma che ha rinnovato e sta mutando la sua composizione. Da qui la necessità di un elevamento complessivo del livello culturale e politico a tutti i livelli associativi, non solo dei dirigenti, ma anche di tutta la base sociale. Da ciò, la necessità di costruire una adeguata preparazione culturale e politica, una conoscenza almeno della storia più recente, dal fascismo in poi, una corretta interpretazione dei fatti e delle vicende, oltre ad una buona conoscenza della Resistenza e della Costituzione. È questa, dunque, l’esigenza di una formazione adeguata, finalizzata a raggiungere un livello culturale politico medio, quanto meno adeguato alle necessità. Una formazione non destinata solo ai giovani (il cui coinvolgimento è strategico, così come ci hanno sollecitato nell’apposito gruppo di lavoro), ma a tutti, indipendentemente dall’età. Rafforzare la conoscenza della storia intesa non solo come approfondimento dello studio dell’antifascismo, della guerra di liberazione dal nazifascismo e della trasposizione di quei valori nella Costituzione, ma come elaborazione concreta e quotidiana rivolta al futuro, caratterizza l’impegno che la nostra Associazione ha assunto fin dal suo nascere. Basi necessarie, dunque, per poter intervenire e rispondere in modo adeguato sul piano culturale e politico nel contrasto al neofascismo e all’attuazione della Costituzione repubblicana.

Nella fase cruciale di passaggio generazionale, proprio per la sua storia e per la sua connotazione storica di Ente Morale, la nostra Associazione è sottoposta a continue sollecitazioni da parte della società civile, che chiede un nostro intervento sulle questioni dell’attualità. Pur sapendo che l’ANPI non può e non deve sostituirsi a partiti, sindacati o ad altre realtà associative che si occupano di specifici temi di carattere politico, economico e sociale, abbiamo il dovere e lo scopo principe di radicare l’associazione nella contemporaneità, preservandone l’integrità dei valori che la fecero nascere: la difesa della libertà conquistata e strappata a caro prezzo alla storia, della giustizia come realizzazione dei bisogni civili, sociali, politici ed economici, della solidarietà e della pace come convivenza fra i popoli e non solo come non guerra. In altre parole, l’ANPI può svolgere la sua azione ponendo questioni di principio e basandosi sempre sulla Costituzione repubblicana. Il recente ingresso della nostra Associazione fra gli Enti del Terzo settore ci consegna, e aggiunge al nostro bagaglio storico, culturale e politico, due diversi impegni. Da una parte la potestà statutaria di esercitare, in particolare, attività di educazione, istruzione e formazione; dall’altra la responsabilità morale di garantire e tutelare la nostra Associazione da rischi di sovrapposizione che determinerebbero la perdita della nostra autonomia e, dunque, del nostro riconoscimento.

“Essere ANPI”

Va comunque sottolineato, a questo proposito e con orgoglio, che l’ANPI è quasi un unicum nel panorama del Paese perché, nonostante i tempi difficili che stiamo vivendo, si rafforza senza smarrire mai le sue radici. Si può dire, per citare le parole del Presidente Nazionale Gianfranco Pagliarulo, che ANPI è “come un grande albero i cui rami, fiori e frutti si moltiplicano mentre le radici crescono penetrando sempre più nel terreno, producendo così quella linfa che alimenta ogni giorno una vita rigogliosa”. Da queste considerazioni nasce “Essere ANPI”, un testo rivolto a tutti, ma in particolare al rilevantissimo numero di nuovi iscritti, alle compagne e ai compagni dei nuovi gruppi dirigenti, a coloro che non hanno avuto ancora la possibilità di conoscere appieno l’anima di una associazione che invera ogni giorno valori, ideali e concezioni del mondo proprie del movimento resistenziale. “Essere ANPI” è uno strumento che contribuisce alla conoscenza di come funzionano concretamente i meccanismi dell’Associazione che, a ben vedere, sono tutto sommato semplici e di buon senso, e sono tesi a garantire un’effettiva democrazia interna e un virtuoso funzionamento delle attività sociali. In queste pagine si trova perciò la soluzione a problemi della vita quotidiana dell’Associazione e qualche risposta alle domande più frequenti. Il volume contiene poi cenni di storia dell’Associazione dal suo sorgere a Roma in quel giugno 1944, quando ancora l’intero Paese non era stato liberato, fino ai nostri giorni. È in questa misura, cioè nel rapporto fra il presente e il passato, fra ciò che è e il ricordo di ciò che fu, che nasce l’energia che abbiamo chiamato “memoria attiva”, e cioè lo strumento tramite cui si incide sul presente e si può quantomeno parzialmente prefigurare il futuro. Passato, presente e futuro che sì, sono dell’ANPI, ma sono più propriamente dell’intero Paese, perché non c’è storia dell’ANPI senza storia d’Italia, né ci sarebbe l’Italia che conosciamo senza quelle partigiane e quei partigiani che ci donarono la libertà e che, anche nel dopoguerra, continuarono l’impegno, in diverse forme, per il mantenimento della democrazia. Il volume comprende brevi biografie dei Presidenti nazionali e riporta il testo dello Statuto e del Regolamento nazionali, che sono la nostra cassetta degli attrezzi per un’attività sempre più efficace. La realizzazione del testo ha visto il lavoro intenso di Giovanni Baldini e Andrea Liparoto, oltre al sottoscritto. Questa è la prima e sempre più necessaria formazione, che possiamo definire “interna”, e che l’associazione deve intraprendere a tutti i livelli.

I corsi provinciali

In questa logica, al fine di costruire e consolidare una maggiore consapevolezza, sia come sviluppo di competenze personali, sia come crescita dell’Associazione nei territori, in questi anni si è lavorato per sollecitare i Comitati Provinciali nella realizzazione di iniziative specifiche di formazione, rivolte ai propri dirigenti, iscritti a simpatizzanti. In continuità con “Essere ANPI”, dunque, è necessario formare su obiettivi tematici, conoscenze che possiamo definire di base del militante ANPI nei territori. Dal punto di vista storico: conoscere e approfondire il funzionamento dell’Associazione (Statuto, regolamenti, documenti e regole); conoscere e approfondire l’antifascismo e la resistenza nel proprio territorio; conoscere i tratti fondamentali della Costituzione repubblicana; conoscere i tratti fondamentali delle dinamiche del dopoguerra. Dal punto di vista dell’attualità: la comunicazione nell’ANPI (utilizzo consapevole dei social network, dei siti, patriaonline); il contrasto ai neofascismi; il rapporto con la scuola. Tali proposte culturali e politiche, ci permettono di coinvolgere esperti e risorse locali e, tutto sommato, di mettere il tema dell’Antifascismo in un costante e continuo ordine del giorno. Penso comprendiate che la necessaria urgenza di queste formazioni, contribuisce alla costruzione di quegli atteggiamenti che definiscono l’autorevolezza dell’ANPI e che continuiamo a sintetizzare in tre impegni morali, culturali e politici: autonomia, pluralismo, unità. Messe a base queste formazioni, acquisita una maggiore incisività e autorevolezza, possiamo cimentarci in quella che possiamo definire la formazione “esterna”.

ANPI e scuola

Per affrontare una formazione specifica su come l’ANPI si rapporta con l’istituzione scuola, con insegnanti e studenti, intervengono questioni che riguardano quello che potremmo chiamare lo stile del nostro intervento a scuola, la mentalità - si potrebbe dire con cui agiamo. Con questa consapevolezza, possiamo definire, inizialmente, il ruolo che ANPI non deve agire: insegnare. Dunque, l’ANPI, non sostituisce la lezione curricolare dell’insegnante, non sostituisce l’apporto degli storici, non si sostituisce ai testi scolastici e non propone una nuova pedagogia. Un ruolo specifico ANPI lo possiamo ascrivere ai concetti di “accompagnare e sostenere”. ANPI a scuola promuove sé stessa come soggetto “portatore di esperienze”, che intende offrire il proprio patrimonio culturale attraverso il quale fornire strumenti per elaborare storia e presente. In questo modo proporsi ad insegnanti e studenti come “facilitatori” della conoscenza che riguarda i nostri temi specifici: antifascismo, resistenza e Costituzione repubblicana. Portare esperienze, per l’ANPI, significa narrare le proprie storie, per metterle in comune in uno spazio di confronto che alimenta il processo di conoscenza, che stimola, incoraggia e sostiene. Stimolare la curiosità degli studenti, incoraggiarli nelle analisi e sostenerli nelle loro riflessioni è, oltre la proposta di una offerta didattica, la concreta dimostrazione dell’importanza che vogliamo dare alle giovani generazioni. Lo strumento è quello di usare la lente sulle “piccole storie locali”, per meglio comprendere la “grande storia”. Porre l’attenzione, cioè, sul fatto che, anche nelle realtà territoriali più piccole e specifiche, - che non sono citate sui testi scolastici - si sono originate piccole storie che fanno parte della grande storia, cioè l’oggetto di studio curricolare. Trasferire eventi, luoghi, persone della propria comunità locale, in una dimensione più ampia, contribuisce a sottrarre temi così importanti, dalla superficialità che spesso viene usata quando si tratta di affrontare il nostro recente passato. Il metodo è quello laboratoriale in cui tutti possono sentirsi protagonisti. Proporre la modalità laboratoriale sancisce una specificità che alimenta disposizioni d’animo tipiche della crescita: curiosità, coraggio e determinazione. Inclinazioni imprescindibili per metterle in relazione e affrontare la complessità della lettura e dell’analisi delle vicende delle storie, “piccole” e “grandi”. Un’esperienza di crescita, un momento che mette in discussione, che sperimenta ma da cui si impara, con gli altri. Queste azioni contribuiscono anche allo sviluppo di una intelligenza emotiva che si ottiene attraverso il coinvolgimento e la condivisione di esperienze (dal locale al nazionale), fuori e dentro il nostro territorio (locale, Italia, Europa). Persone, luoghi ed eventi costruiscono percorsi che diventano cornice all’apprendimento e al coinvolgimento nella storia. Conoscere, capire e scegliere sono le parole attorno alle quali costruire specifiche progettualità che permettono di realizzare quanto sopra esposto. Conoscere perché è necessario (sempre), capire perché è senso critico, scegliere perché è l’essenza stessa della libertà. Conoscere, capire e scegliere, proposto quindi, come l’esatto opposto di credere, obbedire e combattere. Attorno a queste definizioni, è possibile costruire anche linguaggi nuovi, che intercettano le modalità e gli strumenti comunicativi delle giovani generazioni. L’approccio con l’Istituzione scolastica, con gli insegnanti, con gli studenti, ripropone all’ANPI una severità morale che non è in contrasto con una mentalità aperta al nuovo.  Accompagnare e sostenere il lavoro degli insegnanti, contribuire ad approfondire i contenuti dei libri di testo, sollecitare gli studenti alla riflessione, sono i propositi da perseguire. Da questo punto di vista, il lavoro culturale dell’ANPI ha prospettive di futuro, se a tutti i livelli territoriali dimostriamo la dinamicità e la capacità di stare nel tempo coi cambiamenti che i tempi chiedono, senza mai uscire dal mandato statutario: “valorizzare il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani e degli antifascisti, glorificare i caduti e perpetuarne la memoria”; “promuovere studi intesi a mettere in rilievo l’importanza della guerra partigiana ai fini del riscatto del Paese dalla servitù tedesca e della riconquista della libertà”; “promuovere eventuali iniziative di lavoro, educazione e qualificazione professionale, che si propongano fini di progresso democratico della società”; “battersi affinché i princìpi informatori della Guerra di liberazione divengano elementi essenziali nella formazione delle giovani generazioni”; “concorrere alla piena attuazione, nelle leggi e nel costume, della Costituzione italiana, frutto della Guerra di liberazione, in assoluta fedeltà allo spirito che ne ha dettato gli articoli”. Se notate, in ultimo, questo tipo di atteggiamento, può essere applicato non solo nelle dinamiche di rapporto con la Scuola. Questo atteggiamento si misura e si cimenta con i problemi, con le varie e contrastanti tendenze che si incontrano nella vita reale e che richiedono risposte che possono essere date solo dall'impegno militante, dal rigore morale, culturale e politico, dalla serietà.

Il protocollo d’intesa

L’importanza di un rapporto serio con l’Istituzione scolastica, (che ANPI già agiva dagli anni ’80 del Novecento, fino agli anni ’10 del ventunesimo secolo, soprattutto con le testimonianze dei partigiani), impone una attenzione specifica dal momento in cui, nel 2014, viene firmato il protocollo d’intesa fra ANPI e Ministero dell’Istruzione, dall’allora Ministra Stefania Giannini e dall’allora Presidente Carlo Smuraglia. Un percorso che ha visto, nel tempo, i rinnovi del 2017 e del 2020. Anni di impegni durante i quali si sono susseguiti Ministri appartenenti a partiti diversi e sono intervenute diverse trasformazioni organizzative del Ministero stesso. Questo risultato politico e culturale non è una medaglia da appuntarsi, (le hanno già meritate i partigiani), ma la definizione di un impegno civico maggiore. Il protocollo d’intesa, infatti, riconosce ad ANPI il ruolo di: “Offrire alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado un sostegno alla formazione storica, dalla documentazione alla ricerca, per lo sviluppo di un modello di cittadinanza attiva”. Si prospetta, dunque, una attenzione specifica, perché il rapporto con la scuola è realizzato da chi non ha fatto la resistenza.

Dunque, l’impegno sancito dal Protocollo d’intesa è gravoso quanto stimolante. Ci consegna una responsabilità. La risposta a questa responsabilità è: lavorare per progetti. Lavorare per progetti da proporre alle Istituzioni scolastiche, diventa strategico nel consolidare il nostro ruolo. Progettare significa esplicitare chi siamo, cosa facciamo e come lo facciamo. In altre parole, ci mettiamo in gioco. L’ aspetto strategico del progetto è anche la miglior risposta a chi, ancora oggi, ritiene che ANPI non debba “andare a scuola”. Un progetto segue un percorso specifico: essere valutato e votato dagli insegnanti interessati, dunque, una volontà precisa. Chi attacca ANPI, non rispetta la libera volontà di scelta del corpo docente, sancita tra l’altro dall’articolo 33 della Costituzione repubblicana.

Da questo punto di vista, come ho avuto modo di constatare, i nostri territori progettano e realizzano una mole di iniziative e di attività che mettono in luce enormi capacità e competenze, offrendo un patrimonio culturale e di conoscenze importante e determinante. Attraverso i progetti possiamo finalizzare una lettura della storia non solo come conoscenza del passato – per altro necessaria – ma in particolare come metro di misura per leggere l’emergere di nuove e complesse tendenze razziste, nazionaliste ed autoritarie nella società contemporanea. Un impegno, dunque, a finalizzare progetti per rispondere al bisogno di promuovere la comprensione dei fatti e stimolare, attraverso metodologie specifiche, una coscienza critica, restituendo ai temi storici la loro valenza profonda e la loro capacità di fornire strumenti di lettura dell’oggi.

Il protocollo ha contribuito a stimolare diverse realtà territoriali, affinché si proponessero alle scuole, in particolare nelle zone in cui l’ingresso di ANPI in questi ambienti non era così scontato. In quelle realtà, invece, in cui le collaborazioni avevano già carattere di continuità, è stata l’occasione per sviluppare diversi approcci e modalità, per ampliare e intensificare i rapporti. Attraverso i progetti, l’associazione può mettere a disposizione la sua missione culturale con l’obiettivo di porsi come soggetto attivo che trova realizzazione nel mandato statutario in cui si afferma che “l’Associazione esercita attività aventi ad oggetto educazione, istruzione e formazione, nonché attività culturali di interesse sociale con finalità educativa”. La nostra Associazione sente, dunque, la responsabilità dell’impegno a cui è chiamata a rispondere. Lo sente per la sua storia, come Ente Morale, nella modernità come Associazione del Terzo Settore; lo sente come comunità di cittadini impegnati nella memoria attiva, cioè la parte viva della società. Attraverso il protocollo nazionale si sono realizzati accordi a livello provinciale che hanno definito nuove modalità di confronto e scambio con l’Istituzione scolastica e, soprattutto, l’opportunità di interessanti sviluppi innovativi e realizzativi.

A che punto siamo. Il 21 settembre scade il protocollo in essere. Il 3 novembre 2022 e il 23 febbraio 2023 abbiamo inviato al Ministro due lettere in cui chiedevamo un incontro al fine di formalizzare il comune impegno a “promuovere e sviluppare iniziative di collaborazione e di consultazione permanente al fine di realizzare attività programmatiche nelle scuole e per le scuole volte a divulgare i valori espressi nella Costituzione repubblicana e gli ideali di democrazia, libertà, solidarietà e pluralismo culturale”. Nessuna la risposta. Proprio ieri è stata inviata la terza lettera in cui chiediamo ancora un incontro. In questa terza richiesta proponiamo, a dimostrazione del nostro serio impegno, due modifiche al protocollo al fine di migliorarne un aspetto organizzativo e un aspetto contenutistico. Allegato alla lettera abbiamo predisposto un report delle iniziative realizzate dal 2014 ad oggi, in cui sono sanciti in modo sintetico i risultati ottenuti in tema di partecipazione e condivisione. Nel report, inoltre, è riportato lo schema di premiazione di uno dei concorsi nazionali realizzati, al quale ha partecipato il Presidente della Repubblica. Siamo in attesa, in tempi ragionevoli, di una risposta. In caso contrario, ci muoveremo per informare le Istituzioni: il Presidente della Repubblica, la Presidente del Consiglio. Ci muoveremo anche per coinvolgere l’associazionismo democratico per intraprendere iniziative di diffusione e sensibilizzazione. 

Gli strumenti a disposizione

In questi anni, da quando dal 2012 seguo la formazione, e dal 2014 il Protocollo d’Intesa, ho sempre cercato di rispondere alle richieste dei provinciali e delle sezioni attraverso percorsi di ascolto e di condivisione. Con questo atteggiamento, in linea con le trasformazioni delle offerte educative per la scuola, e in virtù del Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione, ho realizzato diversi gli strumenti.

ProMemoria (https://promemoria.anpi.it/), nasce proprio dalle richieste di sezioni e Provinciali, in particolare dopo la realizzazione di diversi percorsi formativi. I temi storici hanno incontrato le maggiori richieste: dalla nascita del fascismo alla democrazia (19191948). Da qui la realizzazione della piattaforma multimediale che ha come intento:

- approfondire i temi trattati nei capitoli dei testi scolastici;

- proporre uno strumento accessibile a coloro che vogliono approcciare la storia

Dal sito potrete vedere lo staff composto di storici e gli esperti che hanno contribuito alla realizzazione del progetto: Luigi Ganapini, Isabella Insolvibile, Claudio Silingardi. Successivamente, anche in virtù del Protocollo d’Intesa col Ministero dell’Istruzione, ho lavorato per l’attivazione di una sezione “Didattica” di ProMemoria, da cui si attinge scorrendo l’home page. Questa sezione intende fornire agli iscritti ANPI, ai fini della progettazione scolastica, e ai docenti delle scuole secondarie, strumenti per approfondire tematiche sulla storia del fascismo. I percorsi proposti, che hanno come tema portante “Le violenze del fascismo” sono tutti costruiti su materiale documentario, cioè, presuppongono una didattica di tipo laboratoriale, con le studentesse e gli studenti attivi nella lettura e nell’interpretazione. Dal sito si possono scaricare questi materiali in forma di schede didattiche. Hanno contribuito alla realizzazione delle schede, esperti quali Rossella Ropa e Gianluca Gabrielli.

Dello stesso taglio e proposta didattica le cinque videolezioni, realizzate per l’anniversario della marcia su Roma, in particolare rivolte agli Istituti Superiori, da cui si attinge scorrendo la home page. Queste videolezioni vogliono contribuire, attraverso una dinamicità grafica e contenutistica, a suggerire letture efficaci su come il fascismo ha costruito il suo potere e lo ha mantenuto attraverso un vero e proprio apparato di violenza. Mimmo Franzinelli, Isabella Insolvibile, Giovanni De Luna e Giulia Albanese gli autorevoli e riconosciuti storici-docenti che hanno sviluppato le lezioni. Nell’ultima parte di ProMemoria, si trova la sezione ANPI CulturAttiva (https://promemoria.anpi.it/anpi-culturattiva/). In questa sezione, rivolta ai referenti formazione ANPI nei territori, si raccolgono le esperienze progettuali e laboratoriali realizzate dalle diverse territorialità dell’Associazione. Raccogliere e condividere questi materiali, contribuisce alla costruzione di un patrimonio formativo diffuso. Una formazione che, inserita nello specifico contesto della costruzione della cittadinanza, ritengo sia utile per fornire spunti, analisi e riflessioni. Un grande patrimonio di memorie, di idee e di progetti che, condivisi, possono essere elaborati e approfonditi, per continuare a percorrere la strada dell’impegno civico, tratto distintivo della nostra Associazione. Un vero e proprio “albo online” del patrimonio ANPI. Per questi motivi è necessario accedere attraverso una password specifica che verrà consegnata ai referenti formazione ANPI Provinciali.

ProMemoria è un progetto e una progettualità in sé e può avere diversi utilizzi dinamici anche per rispondere alle diversità di linguaggi che possono intercettare le giovani generazioni. Sia la parte storica, sia la parte didattica, sono fornite di ampie bibliografie e sitografie dedicate e specifiche. È in fase di studio l’inserimento di un percorso musicale, nella logica di ampliare l’offerta culturale di conoscenza del periodo storico trattato.

ProMemoria, infine, può avere due significati: quello storico, a favore della memoria, e quello umano, ricordare per non dimenticare. Storia e umano fanno la differenza: conoscere, capire e scegliere, sono l’antitesi di credere, obbedire e combattere. L’umano che vince sul disumano. Perché continuiamo ostinatamente a definire l’antifascismo come cultura plurale e unitaria di riferimento. Da diversi anni a questa parte ho sviluppato modelli formativi da proporre a insegnanti, enti e Associazioni. Sempre più spesso ci viene chiesto di svolgere il nostro ruolo di portatori di conoscenza su antifascismo, resistenza, Costituzione, contrasto al neofascismo, applicazione della Costrizione all'interno delle organizzazioni democratiche. Le sperimentazioni hanno prodotto buoni risultati con la conseguente produzione di materiali che possono essere messi a disposizione. Le interessanti esperienze realizzate - e altre sono in programma - a favore di insegnanti, sindacato, Unione degli Universitari e Rete Studenti Medi, conferma questa nostra naturale inclinazione. Svolgiamo questo ruolo con la consueta disponibilità e competenza con l’obiettivo di creare, anche proprio per le richieste che ci arrivano, unità e una base culturale e politica indispensabile ad un'azione efficace nella società. Ciò ci permette di costruire una rete di organizzazioni che poi si può muovere a livello cittadino o locale.

Sul sito nazionale ANPI, potrete trovare la specifica brochure “Proposte formative” 

(https://www.anpi.it/proposte-formative), che contiene obiettivi e contenuti di tutte queste proposte. Suddivisi in linee di colori specifici, si può prendere coscienza e conoscenza dell’evoluzione realizzata in questi anni. Opportunamente inseriti, come strumenti fondamentali, anche la “Galassia Nera” e “I libri di Bulow”. Il tutto per tenere insieme la complessità che, in questi anni, ha caratterizzato il lavoro sugli aspetti formativi.

Le urgenze

Non possiamo non fermarci anche sulla attualità, o su quella che diventerà attualità. Per definizione, la formazione risponde a bisogni. Le urgenze sono quelle che possiamo ascrivere alla “Democrazia Costituzionale”. Il tema dell’autonomia differenziata ci sollecita a governare argomenti che non sono di uso comune, per spiegare alla popolazione i rischi di una Italia pensata a pezzi o pezzettini e di come queste scelte incidono sul cittadino, nel concreto e nel quotidiano. Spiegare cosa significa che una Regione possa richiedere più poteri rispetto alle altre su tanti argomenti centrali per la vita dei cittadini, fra cui la sanità, la scuola, l’ambiente, l’energia, il commercio con l’estero, la ricerca scientifica. Dunque, spiegare cosa significa vivere in un Paese frammentato, con disuguaglianze sui diritti dei cittadini e sulle prestazioni dei servizi. Proporre, quindi, il nostro pensiero: un regionalismo solidale, non competitivo, rispettoso della natura una e indivisibile della Repubblica.

Il tema del Presidenzialismo. 

Ad oggi non è chiaro se il governo proponga l’elezione diretta del Presidente della Repubblica o del Capo del Governo. Anche in questo caso, si tratta di rendere avvicinabili alla popolazione temi complessi: lo scardinamento dell’equilibrio di poteri previsto dalla Costituzione, il rischio di un governo autoritario. Spiegare il valore di un Presidente della Repubblica che deve continuare ad essere una figura di garanzia che rappresenta tutti i cittadini e che, se fosse eletto direttamente rappresenterebbe solo una parte degli elettori. Si tratta di spiegare, ad una popolazione sempre più “astensionista” dall’esercizio del voto, che è necessario restituire al Parlamento la sua funzione rappresentativa e i suoi poteri e agli elettori il diritto di scegliere i parlamentari. 

Si tratta di intervenire a favore delle istituzioni, della loro funzionalità e del ruolo che spetta loro in una Repubblica democratica a base parlamentare. Siamo impegnati in un ruolo complicato, gravoso e inserito in tempi complessi: agire su una popolazione in larga parte delusa dalle istituzioni per rimettere al centro le istituzioni stesse, e il Parlamento. Per tutti questi motivi dobbiamo prepararci. Ad oggi abbiamo la disponibilità di due indiscussi esperti a partecipare ad iniziative ANPI: Massimo Villone per i temi dell’autonomia differenziata e Gaetano Azzariti per i temi del presidenzialismo.

Care compagne e cari compagni, care amiche e cari amici, nessuna conclusione, ma un invito, una consapevolezza, un impegno. Siamo una grande Associazione, una risorsa per la democrazia che trae la forza dalle nostre radici. Siamo nella storia e con la storia. Come fu nella lotta al fascismo, nella lotta di Liberazione, nella costituente e nel mantenimento della democrazia nel dopoguerra, siamo impegnati in un processo di trasformazione. In un presente che ci vede parte attiva della società, per affrontare i nuovi e importanti impegni che la storia ci propone. 

Commenti disabilitati su Formazione ANPI

Archiviato in attualità, costituzione, fascismo, resistenza, varie

tre volte 10 giugno

paolo papotti


Data o simbolo arbitrario? La data indica il tempo in cui un fatto è accaduto o potrà accadere, l’arbitrarietà indica ciò che non è suffragato da alcuna norma, regola o legge. [...]

continua

[...]

Difficile mettere in relazione i due elementi. Se ci si ferma alla tecnicità, alla formalità e alla grammatica, dunque, le date non sono simboli arbitrari. 

Tuttavia, c’è un'altra lettura. È la lettura di chi promuove la memoria come elemento di elaborazione per conoscere e capire; è la lettura che ostinatamente insiste sull’attualità dell’antifascismo. In definitiva, è la lettura umana degli eventi.

Pur sapendo, quindi, che data e simbolo non sono motivati dalla natura della cosa stessa, si può sostenere che data e simbolo, possono essere motivati da una concezione stabilita all'interno di una cultura. 

Il 10 giugno ci propone una importante sollecitazione per fare di una data, un simbolo temporale e, insieme, costruzione culturale:


- 10 giugno 1924. Roma, lungotevere Arnaldo da Brescia: Giacomo Matteotti segretario del Partito Socialista Unitario: rapito e ucciso dalla polizia politica fascista.


- 10 giugno 1940. Roma, Balcone di Palazzo Venezia, Benito Mussolini, Capo del Governo Primo Ministro e Segretario di Stato, Ministro dell’Interno, Duce del Fascismo: “Vincere! E Vinceremo!”


- 10 giugno 1946. Roma, Sala della Lupa di Montecitorio, Giuseppe Pagano presidente Corte di Cassazione: “12.718.019 i voti per la Repubblica, 10.709.423 per la monarchia”. 


Ognuno può approfondire i singoli eventi. Nei 22 anni che distanziano le date, c’è tutta una cultura: l’antifascismo.

Commenti disabilitati su tre volte 10 giugno

Archiviato in appunti partigiani, attualità, costituzione, resistenza, varie

Festa della Repubblica

2 giugno 2023

Nicola Maestri Presidente Comitato Provinciale ANPI Parma

Buongiorno
e buona Festa della Repubblica a tutte e tutti voi.

Sono passati settantasette anni da quando, con il voto nel referendum del 2 giugno 1946, gli italiani, scegliendo la Repubblica, cominciarono a costruire una nuova storia. Quel giorno gli Italiani furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica attraverso un referendum. Lo stesso giorno si tennero anche le elezioni per nominare i deputati che avrebbero elaborato la nuova Costituzione. Erano le prime libere elezioni dopo più di vent’anni di dittatura fascista, le prime a suffragio universale, perché anche le donne avevano ottenuto il diritto di voto. La partecipazione fu grande e intensa. Il referendum espresse una chiara maggioranza a favore della Repubblica [...]

continua

[...]

Nel testo di Piero Calamandrei si legge che la Costituzione, approvata alla fine del 1947, non fu, come lo Statuto Albertino, una costituzione regia, ma fu una Costituzione popolare, deliberata da un’assemblea rappresentativa eletta dal popolo con metodo rigorosamente democratico.

Per Norberto Bobbio la democrazia moderna è fondata sul riconoscimento e la garanzia della libertà su tre aspetti fondamentali: la libertà civile, la libertà politica e la libertà sociale. Dietro la libertà civile c’è il riconoscimento dell’uomo come persona, da cui deriva una società giusta in cui non vi è posto per alcun abuso di potere, di fanatismo, di oppressione spirituale, di violenza fisica e morale. Dietro la libertà politica vi è l’uguaglianza fondamentale delle persone di fronte al potere politico, per cui non vi sono governanti e governati per destinazione, ma tutti possono essere, di volta in volta, governanti e governati.

Dietro la libertà sociale, vi è il principio che gli uomini contano non per quello che hanno, ma per quello che fanno, e il lavoro costituisce la dignità civile dell’uomo ed il contributo che ciascuno può dare secondo le proprie capacità allo sviluppo sociale.

Vi è però ancora un punto in cui lo spirito della Costituzione è stato continuamente violato: ed è la sopravvivenza del fascismo. Questo marchio d’infamia della storia italiana avrebbe dovuto da tempo essere cancellato. La sopravvivenza del fascismo, di cui abbiamo visto con orrore il volto ottuso e feroce, è contraria non soltanto allo spirito della Costituzione, che è nata dall’antifascismo militante, ma anche alla sua più concreta attuazione. Ciò significa che il nostro Paese non ha ancora fatto definitivamente i conti con il proprio passato e questo è piuttosto evidente.

Ma la Storia ci ha insegnato che quella nuova stagione fu preparata negli anni più bui, dalle donne e dagli uomini che avevano avuto il coraggio di resistere e di lottare. E che avevano iniziato, nello stesso tempo, a pensare a come dar forma all’Italia libera. Da dove ricominciare, per rimettere in piedi un Paese dilaniato, ferito, isolato agli occhi della comunità internazionale.

La giornata dedicata a festeggiare la Repubblica Italiana assume tanti significati diversi: il ricordo della lungimiranza dei nostri padri e delle nostre madri, dei nostri nonni, che ci hanno permesso di vivere in un Paese senza guerre; l'apertura al suffragio universale; la creazione di una democrazia. Poi però, ha segnato anche un nuovo inizio, con l'opera di ricostruzione materiale e morale del Paese. Con impegno e duro lavoro, donne e uomini hanno trasformato l'Italia nel Paese che tutti conosciamo.

La Repubblica da quel 2 giugno a oggi ha camminato tanto. Possiamo farne un bilancio. Possiamo e dobbiamo chiederci a che punto è il nostro cammino.

I più anziani tra i nostri concittadini ricordano bene da dove siamo partiti. Un Paese che era stato trascinato in guerra, ridotto in povertà, senza risorse, con tanti italiani che pativano la fame. Poi le grandi riforme ne hanno cambiato il profilo. La riforma agraria, i piani casa con l’edilizia popolare, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la realizzazione a tempi di record di grandi e decisive opere infrastrutturali, la riforma tributaria, gli interventi per il Mezzogiorno.

E poi la grande stagione delle riforme sociali.

Lo statuto dei lavoratori, le riforme della scuola, in particolare l’istituzione della scuola media unica e l’innalzamento dell’obbligo scolastico, il nuovo diritto di famiglia, l’istituzione, nel 1978, del Servizio sanitario nazionale, ad opera – va sottolineato – di una donna valorosa, la prima a diventare ministra, la staffetta partigiana Tina Anselmi.

Cos’è la Repubblica? Sono sicuramente i suoi principi fondativi. Le sue istituzioni. Le sue leggi, la sua organizzazione. Certo, è tutto questo.

Ma a me sta a cuore, oggi, porre l’accento su ciò che viene prima. Quel che precede il valore e il significato, pur fondamentale, degli ordinamenti. Parlo della vita delle donne e degli uomini di questo nostro Paese. Dei loro valori e dei loro sentimenti. Del loro impegno quotidiano. Della loro laboriosità. Del contributo, grande o piccolo, che ciascuno di loro ha dato a questi settantasette anni di storia comune.

La Repubblica è, prima di tutto, la storia degli italiani e della loro libertà. E’ la storia del lavoro, motore della trasformazione del nostro Paese. E’ la storia della Ricostruzione, delle fatiche, dei sacrifici, spesso delle sofferenze, di tanti che si trasferirono da Sud a Nord, dalle campagne alle città, animando uno straordinario periodo di sviluppo. E’ la storia del formarsi e del crescere di una comunità.

Esiste un brano di Francesco De Gregori in cui dice “la storia siamo noi”, “nessuno si senta escluso”.

Proviamo a leggere così questi settantasette anni di vita repubblicana: da una prospettiva diversa che ci consente di cogliere i profili di soggetti che spesso sono rimasti sullo sfondo. E che invece hanno riempito la scena, colmato vuoti, dato senso e tradotto in atti concreti

parole come dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà. Parole che altrimenti sarebbero rimaste astratte aspirazioni.

Le persone: donne, uomini, giovani che sono state al centro della nostra storia, con la loro voglia di esserci e di contare. Di partecipare. E lo abbiamo visto bene in questi giorni drammatici, lo abbiamo visto tra quelle centinaia, forse migliaia di ragazze e ragazzi che in maniera disinteressata e per amore del prossimo, sono partiti con i badili in spalla per portare aiuto ai nostri fratelli in Romagna, piegati dall'alluvione. Partecipazione civile, politica, sociale. La volontà di cambiare il mondo. Proprio oggi come allora, perché il mondo di prima aveva prodotto la guerra, l’ingiustizia, la fame, le distruzioni. Oggi oltre alle guerre ciò che deve più recarci angoscia è questo devastante cambiamento climatico. Forse siamo ancora in tempo, forse. L’Italia di quel tempo andato è stata ricostruita dalle macerie. La Costituzione ha indicato alla Repubblica la strada da percorrere.

Questa è l’idea fondante della Repubblica, di una Costituzione viva, che si invera ogni giorno nei comportamenti, nelle scelte, nell’assunzione di responsabilità dei suoi cittadini, a tutti i livelli e in qualunque ruolo.

Facciamone tesoro anche per i giorni e gli anni a venire.

Viva la nostra Costituzione, viva l'Italia, viva la Festa della Repubblica !



Repubblica 2 Giugno
02.06.1946

Commenti disabilitati su Festa della Repubblica

Archiviato in attualità, costituzione, fascismo, resistenza, varie