Archivio della categoria: fascismo

5.8.2026 – Commemorazione Barricate 1922

Andrea Rizzi Responsabile Memoria CGIL Parma



Nicola Maestri Presidente Comitato Provinciale ANPI Parma

Care cittadine, cari cittadini, ci ritroviamo oggi in un luogo simbolo di una memoria che appartiene non soltanto alla storia di Parma, ma alla storia della democrazia italiana. Sembrerà retorico e banale ciò che sostengo, ma in questo momento storico è sempre più necessario ribadire che celebrare le Barricate del 1922 significa rendere omaggio a donne e uomini che, in un momento decisivo, scelsero di non voltarsi dall'altra parte. E questo non deve diventare retorico e banale perché c’è molta differenza tra avere il coraggio di scegliere di militare da una parte piuttosto che un’altra come hanno scelto persone del popolo: operai, artigiani, commercianti, madri, giovani, anziani, abitanti dei rioni dell’Oltretorrente, persone diverse per provenienza, estrazione sociale, mestiere e idee, unite però da una convinzione più forte di ogni differenza: quella che la libertà meritasse di essere difesa. [...]

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[...]

Le Barricate non furono soltanto un'opera costruita con pietre, carri, mobili, legno, lastroni divelti dalle strade e dai marciapiedi e tutto ciò che il popolo aveva a disposizione, furono un'opera costruita con il coraggio. Furono la dimostrazione che una comunità, quando si riconosce nei valori della giustizia, dell'equità e della dignità umana, può diventare più forte della paura. Dobbiamo cercare di ricreare questo senso di Comunità anche a partire dai quartieri, in un’ottica identitaria in cui l’identità è tale solo se sa relazionarsi, contaminarsi, aprirsi, in grado dunque di proiettarsi verso un’idea di forte collettività e condivisione. In quei giorni dell'agosto 1922,

Parma mostrò all'Italia e all'Europa che il fascismo non era inevitabile. Che all'arroganza della violenza e della protervia si poteva opporre la forza della solidarietà. Che all'odio si poteva rispondere con l'unità. Che la rassegnazione non era l'unica scelta possibile.

Le donne e gli uomini delle Barricate ci hanno lasciato un'eredità preziosa. Non ci hanno consegnato soltanto il ricordo di una battaglia, ma un esempio di responsabilità civile. Ci hanno insegnato che la libertà non è un dono acquisito per sempre, ma una conquista quotidiana, che richiede attenzione, partecipazione e coraggio.

Oggi non siamo chiamati a costruire barricate con materiali di fortuna. Le nostre barricate sono diverse, ma non meno necessarie. Sono le barriere che innalziamo contro l'indifferenza, contro l'ingiustizia, contro ogni forma di discriminazione, contro il linguaggio dell'odio, contro la cultura della sopraffazione. Sono le difese che costruiamo quando scegliamo il dialogo invece della violenza, quando proteggiamo i diritti di chi è più fragile, quando difendiamo la verità dai tentativi di manipolazione, quando ci assumiamo la responsabilità di essere cittadini e non semplici spettatori.

Anche oggi esistono sfide che mettono alla prova la qualità della nostra democrazia. Esistono nuove paure, nuove divisioni, nuove tentazioni di cercare risposte semplici a problemi complessi. Ed è proprio in questi momenti che il ricordo delle Barricate acquista un significato ancora più profondo.

Ci ricorda che la forza di una comunità non nasce dall'esclusione, ma dall'inclusione.

Non dalla chiusura, ma dalla partecipazione.

Non dall'individualismo, ma dal senso di appartenenza.

Appartenere a una comunità significa riconoscere che il destino di ciascuno è intrecciato con quello degli altri. Significa sapere che la libertà dell'uno dipende anche dalla libertà dell'altro. Significa comprendere che la giustizia non è un privilegio da difendere, ma un bene comune da costruire insieme.

Le Barricate del 1922 ci parlano ancora perché furono il simbolo di una città che non accettò di rinunciare alla propria dignità. Una città che comprese come il coraggio non fosse l'assenza della paura, ma la capacità di scegliere ciò che è giusto nonostante la paura.

Per questo oggi il nostro ricordo non può essere soltanto commemorazione. Deve essere impegno. Impegno a custodire i valori costituzionali che da quella stagione di lotte hanno trovato piena realizzazione.

Impegno a difendere la democrazia ogni volta che viene indebolita dalla disinformazione, dall'intolleranza, dalla violenza o dall'indifferenza. Impegno a trasmettere alle giovani generazioni non soltanto i fatti della storia, ma il loro significato.

Le Barricate ci insegnano che nessuno costruisce il futuro da solo. Si costruisce insieme, come insieme furono costruite quelle difese improvvisate che divennero il simbolo di una resistenza morale prima ancora che materiale.

Che questa memoria continui a essere una guida.

Che il coraggio di allora alimenti la responsabilità di oggi.

Che il senso di comunità che rese forte Parma nel 1922 continui a ispirare il nostro cammino.

E che, ogni volta che saremo chiamati a scegliere tra indifferenza e partecipazione, tra paura e solidarietà, tra egoismo e bene comune, sapremo essere degni dell'esempio che quelle donne e quegli uomini ci hanno lasciato.

Perché le Barricate non appartengono soltanto al passato.

Sono una responsabilità affidata al nostro presente.

E saranno una speranza per il futuro.

Viva Parma, viva la libertà, viva la democrazia.

Viva le barricate che si oppongono alla violenza fascista vecchia e nuova.

Per citare le parole di Albertina Soliani: “I capi stanno facendo deragliare il mondo. Solo i popoli possono fermarli. Noi siamo i popoli.”

Balbo, té pasé l’Atlantic mo miga la Pärma!


Carmen Motta Presidente Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea Parma

Ringrazio per il consueto invito CGIL Parma. Saluto , anche a nome di Isrec, Il Sindaco Guerra , il Consigliere Torreggiani in rappresentanza della Provincia, Nicola Maestri in rappresentanza delle Associazioni Partigiane e tutti/e voi presenti. 104 anni dall'agosto 1922. I fatti sono testardi, lo credo da sempre, ce lo insegna la storia. E questo monumento ce lo ricorda con i nomi dei protagonisti di allora, persone, quindi vite vere, che non si arresero, non accettarono il dato di realtà della marcia inarrestabile del fascismo nel paese. Illusi? Inconsapevoli? Non penso, certamente non chi guidava, come Guido Picelli, la rivolta contro Italo Balbo e il numero soverchiante delle sue milizie squadriste responsabili, da tempo, di aggressioni efferate contro lavoratori, civili e antifascisti. [...]

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[...]

Quegli "Arditi" ci credettero, ci provarono, chiesero al popolo dei quartieri popolari di stare unito, unito!!, di vincere la paura, di lottare per tutta la città!! E vinsero. Una battaglia, certo, fu per poco, ma posero le basi, le radici della successiva resistenza antifascista.

Le Barricate del '22 furono l'evento politico-sociale più carico di valore simbolico per la storia di Parma del '900 e lo divennero per l'Italia, mirabilmente onorato da Attilio Bertolucci nella poesia incisa su queste lastre, il cui verso finale " vincenti per qualche giorno vincenti per tutta la vita" ci ricorda, per sempre, che nella sciagurata estate del 1922, preparatoria della lunga nera notte della dittatura, da Parma arrivò il monito che si doveva lottare per riconquistare la democrazia, la libertà, i diritti inalienabili della persona, diffondendo semi profondi per il riscatto dell'Italia.


Ieri, oggi, domani, cosa ci comunicano quei fatti "testardi" del '22?

Quale il loro valore?

Come possono parlare alle giovani generazioni?


Con un "fatto" fondamentale certo, che la storia ci consegna; paura, ignoranza, egoismo, disumanità, poteri assoluti, fanno implodere il mondo. Tutto, senza eccezioni.


Agli smemorati, ai pifferai dell'odio, ai negatori della nostra storia, e non solo, ai commentatori pelosi che non vogliono pronunciare parole nette, pur ricoprendo alti ruoli istituzionali, a loro ribadiamo e ribadiremo che l'antifascismo, la Resistenza, la Costituzione sono il frutto corale di vite umane che ci hanno creduto fino alla morte, che non si sono arrese, che hanno sperato senza alcuna certezza sul proprio e altrui destino, con la straordinaria consapevolezza, però, che il loro impegno e la loro lotta sarebbero stati decisivi per il futuro.


La nostra Costituzione è il fatto inequivocabile della loro vittoria per tutti/e. Senza se e senza ma.

Il faro che ancora ci guida e, perchè no, ci conforta in questi tempi di memoria labile e di scarsissima coscienza morale prima ancora che politica e storica.

E' la sfida di sempre che raccogliamo anche oggi con passione civile e amore, sì amore, per l'Italia democratica e un mondo più umano.


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Fontevivo – No alla targa per i caduti rsi

La recente decisione della Giunta Comunale di Fontevivo di apporre una lapide commemorativa ai caduti della Repubblica di Salò nel cimitero comunale, rappresenta un atto grave e inaccettabile.

Tale scelta, assunta senza un necessario dibattito in Consiglio Comunale, ma attraverso delibera di Giunta, solleva questioni di natura politica, storica e morale che non possono essere ignorate.

Pur nel rispetto del dolore delle famiglie dei defunti, non si può accettare che una simile iniziativa diventi un malcelato pretesto per una rivalutazione del fascismo e dei suoi sostenitori. La Repubblica di Salò fu un governo criminale e collaborazionista, asservita all'occupazione nazista e responsabile di crimini contro la popolazione civile e i partigiani che lottavano per la libertà.

La RSI è sinonimo di rastrellamenti, deportazioni di civili e violenze contro i partigiani, torture e omicidi. Lungi dall’essere un movimento di "onore e riscatto", la RSI rappresenta gli eccidi di Marzabotto, di Sant'Anna di Stazzema delle Fosse Ardeatine …

L'adesione alla RSI significò schierarsi con l’oppressore nazista, con i carnefici dei campi di sterminio, con chi distrusse l’Italia e il suo popolo.

Un tentativo disperato di un regime sconfitto di perpetuare la dittatura fascista, opponendosi alla Resistenza a chi si opponeva al fascismo ed alla costruzione di una nuova Italia libera e democratica, alla sua redenzione.

Celebrare oggi quei caduti, senza contestualizzarne il ruolo storico, rischia di legittimare un'ideologia che ha portato solo morte e sofferenza.

Ecco perché Fontevivo, ma l’intera provincia di Parma - decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Civile per la profonda fede in un’Italia, libera, democratica, antifascista - non può tollerare la presenza di un monumento che onori chi combatté per una ideologia di tortura e morte.

Ecco perché non si tratta di un semplice ricordo dei caduti, ma di una scelta che assume un preciso significato politico e che contrasta con i valori fondanti della nostra Repubblica.

La posa di questa targa, proprio nell'anno in cui si celebra l'ottantesimo anniversario della Liberazione, appare come un segnale pericoloso di revisione storica e di tentativo di legittimazione di un passato che invece deve essere condannato senza ambiguità.

Un insulto alla Memoria della Resistenza

Proprio perché la memoria della Resistenza e della lotta partigiana non è solo un dovere storico, ma una responsabilità morale ricordare chi combatté per la libertà significa non permettere che il fascismo, sotto qualsiasi forma, possa tornare a trovare spazio nel nostro paese

Per questi motivi, chiediamo con fermezza la rimozione della lapide dal cimitero comunale, come atto di rispetto verso la memoria della Resistenza e dei valori sanciti dalla Costituzione italiana.

Non possiamo accettare che simboli di un passato oscuro trovino spazio nelle nostre città. La storia non può essere riscritta, né tantomeno strumentalizzata.

La Memoria della Lotta per la Libertà deve essere difesa con determinazione.


ANPI - COMITATO PROVINCIALE PARMA 

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21 Marzo, Vizzola – Commemorazione ufficiale

Le parole del presidente del comitato provinciale ANPI di Parma
Nicola Maestri

Autorità civili e militari, rappresentanti delle Pubbliche Amministrazioni, rappresentanti delle Associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma, parenti delle vittime che oggi andiamo a ricordare, antifasciste e antifascisti, cittadine e cittadini di Fornovo, buongiorno!

AZZOLINI GIUSEPPE era nato nel 1928 a Lesignano Bagni in provincia di Parma. Era Partigiano dal 1 ottobre del 1944, faceva il calzolaio assieme a suo padre. Il suo nome di battaglia era Andrei. Giuseppe era il più giovane dei tre partigiani uccisi in questo luogo

sacro. Abitava a Santa Maria del Piano.
BREMI FERDINANDO
era un classe 1920 ed era nato a Milano. Non era forse un caso che il suo nome di battaglia fosse Milan. Era Partigiano dal 27 ottobre del 1944 e anche lui abitava a Santa Maria del Piano

ANDREA BIANCHI invece era nato il 5 febbraio 1917 a Badia Pozzeveri una frazione di Altopascio, in provincia di Lucca, era il più “grande” dei tre, pensate un pó, il partigiano

“Ras”, sposato e padre di una bimba, Alberta, era quasi considerato vecchio per quella nidiata della meglio gioventù.

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A questi uomini, a questi partigiani, a questi giovani, dobbiamo la nostra riconoscenza perché sappiamo che la democrazia di oggi e la nostra Costituzione sono il frutto delle loro lotte, delle loro sofferenze e della morte di tante vittime innocenti.
Noi, cittadine e cittadini, noi istituzioni, ma anche voi giovanissimi che sarete la classe dirigente di domani, non ce lo dobbiamo mai e non ce lo dovremo mai dimenticare. La Resistenza è stata di fatto unitaria e fin dall’inizio ha saputo trovare un accordo di compromesso, persino con la monarchia, seppur macchiata dalla connivenza con il fascismo,
Resistenza che ha saputo formare un governo unitario nelle zone liberate e formare i Comitati di Liberazione Nazionale nelle zone ancora occupate. Quindi non ci furono due Resistenze, quella democratica e quella rivoluzionaria che puntava alla presa violenta del potere, come qualcuno vuol farci credere. E’ per loro, per quegli uomini che sacrificarono la loro vita qui su questi campi, su questo muro, che dobbiamo recuperare e restituire alla gente tutta l’umanità, il rispetto, la dignità che furono – e sono – sconosciuti alle dittature.
È questo il senso della memoria. Celebrare la memoria significa riscoprire chi siamo, preservare le radici comuni, ricordare i drammi collettivi. Per poter essere migliori e per evitare nuove barbarie È fondamentale non solo “fare memoria” circoscrivendola in una data, pure importante, come quella di oggi, che ci ricorda che sono trascorsi ottant’anni da quel giorno angosciante, bensì vivere la memoria, diventare memoria, essere memoria e testimoniarla nell’oggi della storia, per impegnarci a costruire un futuro più giusto e umano attraverso un antifascismo militante. Proprio perché l’antifascismo è anche aver cura della memoria della nostra comunità e del mondo. Perché c’è un pericolo, qui e ora, per la democrazia e la convivenza civile


E QUEL PERICOLO SI CHIAMA FASCISMO

Chi in vari modi cerca di rivalutarlo, di rivalutarne i personaggi, di attenuarne le responsabilità, di far rivivere il razzismo, il disprezzo per l’avversario, il linguaggio, gli atteggiamenti e le azioni violente, si rende loro complice e apre la strada a nuove ingiustizie e a nuove tragedie. Ricordiamolo che il fascismo e il nazismo oltre a scatenare la guerra, la usarono consapevolmente come occasione per l’eliminazione di intere popolazioni, cercando con il terrore di applicare il loro folle mito della razza. Ricordiamolo, la scienza è chiara: le razze non esistono, nel caso ne esiste una, quella umana.

Io penso, allora, che dobbiamo organizzare tutte le nostre energie, in una resistenza civile e culturale larga, diffusa, unitaria. Occorre imparare a recuperare quella memoria storica italiana per provare a costruire una memoria storica europea; in un momento in cui l’idea di un continente unito, quella sognata da Altiero Spinelli e da Ernesto Rossi, è minacciata da nazionalismi e nuovi razzismi. Noi, popolo di oggi, dobbiamo imparare dai morti di ieri, caduti assieme. Abbiamo bisogno di umanità. Quella Umanità futura e migliore in nome della quale queste persone sono morte. L’esercizio della memoria deve comprendere anche i nomi che oggi celebriamo, ricordiamo.

Stasera quando torneremo nelle nostre case accoglienti e ci adageremo nei nostri tiepidi letti, ricordiamoli. E domattina quando apriremo gli occhi, ricordiamoci di Giuseppe, di Ferdinando, di Andrea. Immaginiamo che in quel periodo questi nostri fratelli avevano la vita che gli si schiudeva davanti, e non l’hanno potuta vivere liberamente perché altri decisero che dovessero morire.

Ricordiamoli ogni giorno della nostra vita, solo in questo modo renderemo loro giustizia, evitando che le loro vite e le loro storie, possano scivolare nell’oblio.

È necessario, è doveroso che Andrej, Milan e Ras rimangano un monito a futura memoria, affinché questi orrori e questi precipizi di disumanità della storia, non abbiano più da accadere.

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1° Marzo – Il saluto alla manifestazione del Presidente del comitato provinciale ANPI Parma, Nicola Maestri

Sabato 1 marzo 2025, Parma, città medaglia d'oro della Resistenza, ha ospitato una grande manifestazione antifascista che ha visto la partecipazione di oltre 5000 persone, unite dalla volontà di condannare ogni forma di fascismo e di difendere i valori di libertà e democrazia.

Il corteo, che è partito dal monumento al Partigiano, è stato un momento di forte partecipazione civica, simbolo del rifiuto di Parma e dei suoi cittadini a qualsiasi manifestazione di odio e intolleranza. In testa al corteo, il sindaco Michele Guerra e Franco Torregiani per la Provincia di Parma, hanno guidato la manifestazione che ha rappresentato non solo una protesta contro il neo-fascismo, ma anche un momento di riaffermazione dei valori che hanno guidato la Resistenza, fondamento della città 

Le parole del presidente del comitato provinciale ANPI di Parma
Nicola Maestri

Buongiorno a tutte e a tutti gli antifascisti che si indignano, a tutte le persone che non accettano che gruppi di neofascisti che fanno dell'odio e della discriminazione la loro cifra, possano invadere e infestare una città come Parma, medaglia d'oro alla Resistenza e al valor militare.

ANPI provinciale Parma, le istituzioni così come i sindacati, i partiti, le associazioni, la società civile, i singoli, è in prima fila e al fianco di chi democraticamente si riconosce nella Carta Costituzionale e ne rispetta e pretende l'applicazione in tutti i suoi articoli. [...]

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La Costituzione italiana è costitutivamente antifascista: non tanto e non solo perché essa contiene la famosa XII disposizione transitoria e finale, che vieta "la ricostruzione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista." Quanto perché ogni singolo articolo della Costituzione, soprattutto nella parte in cui si dichiarano i principi fondamentali sui quali si regge la Repubblica, è scritto in trasparente antitesi alla teoria e alla prassi del fascismo. Basterebbe questo per condannare definitivamente quello a cui la Storia ci ha già sottoposto. Ma oggi serve di più visto le derive autoritarie e securitarie che l'Italia e il mondo occidentale stanno mettendo in atto. Ci troviamo quindi a dover rispondere ancora una volta, sotto le pressioni incessanti, a provvedimenti discriminatori e retoriche xenofobe a servizio dei potenti mentre si dichiarano amici del popolo, questa è una deriva in cui si crea la legittimità degli squadrismi, dell’ambiguità istituzionale, della minimizzazione, dell’altrismo e dell’indifferenza, verso cui è doveroso ricostituire una linea storica che rispetti i suoi eroi e che difenda le vittime dell’oggi e del domani. “Dove un fascismo, non è detto che sia identico a quello, un fascismo cioè un nuovo verbo, come quello che amano i nuovi fascisti d’Italia, cioè che non siamo tutti uguali, non tutti abbiamo gli stessi diritti. Dove questo verbo attecchisce alla fine c’è il lager, questo lo so con precisione. Alla fine del fascismo c’è il lager”. Così disse Primo Levi. Mentre Giacomo Ulivi ci ricorda: “non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere”. Proprio con Giacomo Ulivi, come fece nella sua lettera, nei suoi pensieri, vorrei parlare a voi, a noi.

“Soprattutto, vedete, dobbiamo fare noi stessi: è la premessa per tutto il resto. Quanti di noi sperano nella fine di questi casi tremendi, per iniziare una laboriosa e quieta vita, dedicata alla famiglia e al lavoro? Benissimo: è un sentimento generale, diffuso e soddisfacente. Ma, credo, lavorare non basterà; e nel desiderio invincibile di "quiete", anche se laboriosa, è il segno dell'errore. Perché in questo bisogno di quiete è il tentativo di allontanarsi il più possibile da ogni manifestazione politica. È il più terribile, credetemi, risultato di un'opera di diseducazione ventennale, di educazione negativa, che martellando per vent'anni da ogni lato è riuscita ad inchiodare in molti di noi dei pregiudizi. Fondamentale quello della "sporcizia" della politica. Lasciate fare a chi può e deve; voi lavorate e credete, questo dicevano: e quello che facevano lo vediamo ora. Di fronte a qualche vacua, rimbombante parola che cosa abbiamo creduto? Ci siamo lasciati strappare di mano tutto, da una minoranza inadeguata, moralmente e intellettualmente. Credetemi, la "cosa pubblica" è noi stessi, per questo dobbiamo curarla direttamente, personalmente, come il nostro lavoro più delicato e importante. Perché da questo dipendono tutti gli altri, le condizioni di tutti gli altri. Per questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare, sapete, che con calma, cominciamo a guardare in noi, e ad esprimere desideri. Oggi bisogna combattere contro l'oppressore. Questo è il primo dovere per noi tutti: ma è bene prepararsi a risolvere quei problemi in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi ed il ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su di noi.”

La città di Parma, la sua Provincia, le comunità che vivono questi luoghi hanno avuto la fortuna di avere grandi e preziosi esempi, che hanno subìto le violenze e i soprusi di queste squadracce fasciste senza mai piegarsi definitivamente. Vent'anni di dittatura, di odio, di discriminazione, di macerie e lutti infiniti, per quanto si provi, non si cancellano facilmente, e noi siamo quelli che hanno le spalle larghe e le menti lucide per rivendicarne i frutti, le nostre radici affondano nelle partigiane e nei partigiani che hanno saputo soverchiare forze micidiali e sovrastanti, il nostro faro si chiama Caduti per la Libertà, il nostro nome corrisponde a Carta Costituzionale, quella su cui ogni istituzione giura e ha giurato e oggi dichiariamo a gran voce, con la forza della storia, NON PASSERANNO, NON PASSERANNO.

PARMA e le sue genti erano, sono e resteranno identitariamente ANTIFASCISTI!!!

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TESSERAMENTO 2025

E' ufficialmente aperto il tesseramento 2025 per la nostra associazione.

Per rinnovare la tessera o per aderire per la prima volta, consulta il nostro sito web (clicca qui), dove troverai tutti i contatti delle sezioni territoriali da raggiungere per il tesseramento. Ogni sezione sarà a disposizione per fornirti tutte le informazioni necessarie.

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