Luogo dell'eccidio
del comando unico Partigiano
Erano le 9:40 di Martedì 17 ottobre, nell’ufficio di Mauri si trovavano Pellizzari, Renzi e Ottavio che stavano ascoltando Radio Londra.
La sera prima, grazie alla collaborazione tra Il Comando Piazza e il Comando Unico, era stato perfezionato un piano per occupare Parma. Renzi era lì per lì per ripartire verso la città. Da tempo aveva preparato le carte nella sua busta a doppio fondo, soddisfatto e lieto per l’accordo raggiunto.
Dopo ben vent’anni tra carcere ed esilio, diceva “Quando si accetta una missione, occorre essere disposti a tutto fino in fondo…”.
Arrivarono due staffette , e in modo molto concitato riferirono che la sera prima, alcuni soldati Tedeschi avevano cercato tra i Carbonai una guida per raggiungere il Passo del Cirone, uno dei punti di accesso per i Boschi di Corniglio.
Mauri disse ad Ottavio di riferire subito al Comandante Pablo, per disporre una pattuglia in direzione del passo. Pellizzari, presagendo la tragedia, sistemò la sua valigetta e uscì. Dopo una decina di minuti, una raffica di proiettili colpì la porta d’entrata del Comando.
Renzi e Mauri andarono a vedere cosa fosse successo. Un’altra raffica colpì Renzi al fianco sinistro. Andò all’indietro dicendo: “sono colpito, aiutami!”. Mauro diede supporto a Renzi portandolo nell’ufficio appoggiandolo alla parete. Le raffiche continuavano , un attimo dopo Renzi cadde al suolo pronunciando “Salvati”.
Di fronte a questa situazione ogni secondo pareva un secolo. Nell’ufficio vicino si trovava il Capomissione e l’operatore addetto alla radio. Negli altri uffici non c’era nessuno. “Cosa facciamo della radio dei cifrari?” disse l’operatore. Il Capomissione rispose: “La radio si rende inservibile, i cifrari si bruciano!”.
Il Capomissione riuscì a salvarsi gettandosi dalla finestra in un borgo laterale. Sergio, l’operatore, non riusciva a decidersi. Ad un tratto Mauri trascinò Sergio nell’ufficio, dove Renzi non dava più segni di vita, tutto questo mentre i tedeschi continuavano a far fuoco. L’unica salvezza era lanciarsi, così Mauri si lanciò, invitando Sergio a fare la stessa cosa.
Il fuoco nemico si fece più intenso e concentrato, il sibilo dei colpi causava un suono assordante. Per fortuna Mauri e Sergio riuscirono ad allontanarsi dal bersaglio del nemico. Poco dopo vi era una siepe da scavalcare. Sergio stava per svenire, ma Mauri riuscì a metterlo in salvo.
Appena fuori pericolo e con il timore che tutti i membri del comando fossero morti, Mauri andò verso Graiana, dove si trovava la sede della 12° Garibaldi, per poter mandare dei distaccamenti a contrattaccare, evitando che venissero portate via delle carte importanti e riservate.
Raggiunta la centrale Elettrica di Marra, incontrò Dario, comandante della 12°, che aveva ordinato lo spostamento verso Bosco di Corniglio di alcuni distaccamenti. Poco dopo iniziarono a scorgere degli incendi all’Orizzonte. Arta al Comando cercava di agganciare il nemico. Verso le 16:30 si udirono i colpi degli sten per circa un’ora.
Arrivò la sera, e grazie alla nebbia, i tedeschi riuscirono a fuggire. Solo successivamente si venne a sapere che avevano avuto dei morti e dei feriti. Durante la notte, i sopravvissuti del Comando raggiunsero Mauri a Castello di Graiana per fare il bilancio dei caduti.
Oltre a Renzi altri avevano trovato la fine: il Comandante Pablo, l’ufficiale di collegamento Penola e tre dei Partigiani della guardia: Enzo Gandolfi, Domenico Gervasi e Settimino Manetti. Pablo era stato colpito mentre da una finestra si lanciava nel vuoto, dopo aver sparato fino all’ultimo colpo. Renzi fu bruciato vivo. I vicini sentirono le sue urla strazianti.
Penola dopo che fu appiccato l’incendio tentò di evadere, ma fu colpito vicino al davanzale della finestra. Cadde anche un carabiniere della guardia, e un fascista gli squarciò il cuore, dicendo: ”ecco cosa ne facciamo dei partigiani!” I sopravissuti raccontavano delle storie da far accapponare la pelle.
Le salme furono riposte in una stanza e lì fu acceso un cero, per porgere l’ultimo saluto. Poe disse: ”Sono morti per la nostra idea”. Mauri disse ai caduti: “Vi vendicheremo”.
I tedeschi erano tra i 150 e i 200. Provenivano da Fornovo, erano partiti da Berceto verso la mezzanotte. Secondo i loro piani avrebbero dovuto sorprendere il Comando durante la notte, attaccando di sorpresa e sterminando fino all’ultimo. Il comando vicino al passo del Cirone non notò la presenza dei tedeschi, perché questi seppero aggirare il valico. Il carbonaio che stava guidando i tedeschi voleva aiutare i partigiani. Era riuscito a comunicare con la moglie affinché avvertisse le staffette partigiane, e ingannò i tedeschi facendoli girare lungamente a vuoto. Ma purtroppo le staffette erano arrivate tardi…



