Relazione introduttiva dei lavori
Nicola Maestri Presidente Comitato provinciale ANPI Parma
Benvenuti a tutte e tutti voi.
Ringrazio a nome di ANPI Provinciale la CGIL e la sua segretaria generale Lisa Gattini per la disponibilità dimostrata e per averci così gentilmente ospitato, facendoci sentire a casa nostra. Grazie di cuore.
Oggi diamo seguito ad una ormai consolidata volontà di confrontarci al fine di rendere la nostra azione più efficace su tutto il territorio provinciale. Oggi mi auguro possa essere una buona occasione di confronto e auspico che soprattutto i vostri interventi possano contribuire a migliorare e rendere più fluidi i rapporti tra sezioni territoriali e il provinciale. Come siamo tutti quanti consapevoli il nostro ruolo di “coscienza critica” ci impone una attenzione particolare verso la nostra Associazione. I tempi bui che stiamo attraversando ci chiedono una maggior efficacia organizzativa per riuscire a dare risposte adeguate alle degenerazioni democratiche che la nostra società è costretta a vivere. [...]
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A proposito di efficacia organizzativa a me ha sempre impressionato la pervicacia con la quale -la sera del 9 settembre del 1943 a Villa Braga, nel giorno successivo all’armistizio,- i dirigenti comunisti presenti in città si diedero appuntamento nella villa celata tra gli alberi alle porte della città, mentre l’esercito del Reich si insediava nelle caserme e negli edifici del potere. Come saprete la discussione verteva su ciò che stava accadendo e come reagire all’occupazione. Dopo vent’anni di dittatura e tre di guerra, era giunto il momento delle decisioni. Quella più importante: come prepararsi a contrastare l’esercito di occupazione. Ma la decisione era di fatto già presa: anche con le armi se necessario. La parola d’ordine che veniva ripetuta tra chi partecipò a quell’appuntamento così importante per noi, fu sempre e solo una: organizzazione!
E mai come in questo periodo storico quella condizione dovrebbe indurci a una ulteriore riflessione, oggi che quelle grandi figure di riferimento ci stanno lasciando.
Il problema però a mio avviso, non è solo quello del venir meno dei partigiani. Il problema è più complesso e riguarda il nostro essere nel presente e come affrontare una situazione sempre più complessa, tenendo ferma la nostra identità e le nostre finalità di fondo, nel quadro di un inesorabile mutamento generazionale.
Personalmente sono arrivato alla conclusione che sia riduttivo e probabilmente sbagliato il cosiddetto “passaggio del testimone” e convinzione, invece, che bisogna puntare tutto sulla continuità. Che significa avvalersi sino all’ultimo secondo prezioso dell’esperienza dei combattenti per la libertà, ma facendo avanzare le nuove generazioni; non considerando – peraltro – solo il problema dei giovani, ma anche quello delle generazioni intermedie.
Come si risolvono, queste difficoltà? Tenendo ferma la barra sui nostri fondamenti: memoria attiva, coscienza critica, valenza massima dei valori costituzionali. A ciò aggiungerei l’antifascismo e la difesa intransigente degli spazi di democrazia, contro ogni forma di populismo e di autoritarismo.
A chi, peraltro, riversa sull’ANPI attese eccessive, bisogna rendere chiaro che non siamo un partito, né un sindacato; siamo l’ANPI e dobbiamo essere sempre e soltanto noi stessi, con la nostra identità e i nostri valori.
Ci sono, da risolvere e consolidare, problemi di rafforzamento organizzativo, a mio avviso non c’è una divisione tra politica e organizzazione che, invece, si compenetrano, perché tutti i problemi organizzativi sono anche, e soprattutto, politici (il tesseramento, il rapporto tra iscritti e militanti, le strutture organizzative, la composizione degli organismi dirigenti, l’ingresso nel Runts, e così via).
Continuiamo, insistendo su alcune direttrici e con più iniziative, più partecipazione, più coinvolgimento di tutti gli iscritti, maggiori e più intensi rapporti tra sezioni territoriali e Provinciale per essere più efficaci nella diffusione delle varie attività.
Le direttrici fondamentali sono: migliorare l’organizzazione strutturale, anche ai vertici dell’Associazione, più efficienza e più iniziative, più colloqui e confronti con i cittadini e le istituzioni, più formazione nel rispetto e nella attuazione della linea.
Ma il segreto fondamentale dello sviluppo e per affrontare il presente e il futuro nella maniera migliore, adeguandosi agli eventi, ai cambiamenti ed ai passaggi generazionali, sta in tre voci essenziali:
Formazione per tutti, non solo per i giovani (ognuno, giovane o meno giovane, dovrebbe avere piena conoscenza del fascismo, dell’antifascismo, della Resistenza, della Costituzione, del dopo guerra, della storia dell’ANPI).
Quando si rileva, anche al nostro interno, che bisognerebbe elevare il livello culturale-politico dei nostri iscritti, devo rispondere che è giusto cercare di migliorare, ma questo deve essere un impegno per tutti gli organismi periferici, perché non sempre abbiamo fatto o stiamo facendo tutto ciò che occorre per la formazione. Abbiamo la fortuna di avere all’interno della nostra segreteria provinciale, il responsabile nazionale della formazione. Abbiamo la fortuna e l’opportunità di avere Paolo Papotti e sono convinto del fatto che potremmo investire maggiormente su questa risorsa.
Fondamentale, comunque, soprattutto per i più giovani, il rafforzamento e le esplicitazioni di una nuova idealità, che riesca a coniugare i valori tradizionali con l’attuazione dei diritti, di tutti i diritti.
Dobbiamo avere la forza e la volontà di compiere inserimenti ponderati di giovani e donne negli organismi dirigenti. In questi anni, e non solo nei ruoli apicali, le donne sono emerse con una forza dirompente e questo ci inorgoglisce.
Dobbiamo avere la forza per mettere in atto la circolazione delle idee e delle informazioni. Insomma, sul nostro presente e sul nostro futuro dobbiamo realizzare una grande discussione di massa, con la maggior partecipazione possibile da parte di tutti gli organismi e di tutti gli iscritti. La parola d’ordine, a mio parere, è “rinnovamento nella continuità”; che significa guardare al futuro, tenendo sempre presenti le nostre radici e la nostra storia, facendo in modo di essere sempre in grado di affrontare le novità che l’Italia, l’Europa e il mondo provvedono a metterci davanti.
La base, ricordiamocelo sempre, è quella cui ho già accennato: una linea coerente con le nostre finalità e i nostri valori, applicata con saggezza, autonomia e indipendenza, con l’esercizio continuo di quella coscienza critica che è un altro dei nostri fondamenti. Non obbedendo a pregiudiziali conservatorismi, ma sapendo sempre distinguere tra i cambiamenti necessari e quelli che non servono al bene comune, ma rispondono ad esigenze ben diverse da quelle che coincidono con il bene collettivo e con i valori della Costituzione e, infine, con la nostra stessa storia.
Così si affronta il futuro, con serenità, ma con impegno, rinnovandosi quando occorre, ma sempre tenendo conto dell’esperienza compiuta nella Resistenza, nella fase costituente e nel dopo guerra.
C’è un aspetto importante da non sottovalutare e riguarda i pericoli della democrazia. Non voglio suscitare allarmismi, ma una società e una politica con tendenza alla degenerazione, con la caduta dei valori fondamentali e con la riduzione di spazi della democrazia e della rappresentanza, costituiscono sempre un pericolo effettivo, di cui bisogna tenere conto, attrezzandosi per evitarlo.
Conosciamo bene il pericolo di un nuovo fascismo; e ce lo dimostrano non solo le sempre più frequenti uscite allo scoperto di gruppi ed organismi che in un modo o nell’altro, si richiamano al fascismo (non solo a quello in camicia nera) ed al razzismo.
Ma forse siamo meno attrezzati di fronte ai fenomeni più nuovi e recenti.
Il primo è il formarsi di una tendenza a collegare le peggiori nefandezze razziste della Lega di Salvini e Vannacci, con quelle di organizzazioni tipicamente fasciste, seguendo il modello lepeniano. Pensiamo alla pletora di colonnelli che ruotano intorno alla presidente del consiglio e che ricoprono ruoli apicali nelle nostre Istituzioni, che nemmeno cercano più di celare le loro pulsioni più nere ma le esplicitano alla luce del sole. Badate bene, non sono più le manifestazioni che sconfinavano nel ridicolo, sono invece manifestazioni che cercano di suscitare e rafforzare i peggiori istinti egoistici della gente. E questo ha sempre, nella storia, rappresentato un pericolo; che è tanto più grave in quanto il fenomeno italiano si collega a quanto sta avvenendo in varie aree dell’Europa e del mondo. Non bisogna sottovalutare nulla e cercare di creare antidoti adeguati.
L’altro punto decisivo è il populismo, che – come è noto – può assumere, anzi spesso assume, connotati all’apparenza bonari, ma non per questo meno pericolosi.
Il populismo trova un terreno tanto più fertile quanto meno esistono i partiti (quelli veri, corrispondenti all’articolo 49 della Costituzione), quando molti cittadini non credono più in nulla, si astengono dal voto, quando avanza l’antipolitica, si abbassa il livello di fiducia nelle istituzioni, comprese quelle di garanzia, quando nessuno sembra in grado di rispondere alle attese delle famiglie e della popolazione nel suo complesso.
Ci sono più tipi di populismo da quello tipicamente “nero”, a quello nel passato incarnato da Berlusconi, a quello aggressivo dell’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America; noi dobbiamo diffidare di tutti e preoccuparci ogni volta che il populismo si esprime in una qualsiasi delle sue forme.
Il populismo approfitta della riduzione degli spazi di democrazia, quando viene ristretta la rappresentanza o quando il cittadino non si sente rappresentato, quando si sente il bisogno di un punto di riferimento che – col degrado di tutto il resto – finisce per essere “l’uomo solo o la donna sola al comando”.
Il populismo non coincide necessariamente col fascismo e con l’autoritarismo, ma può aprir loro la strada. Ed allora sono guai, come la storia ci insegna.
Fascismo e nazismo hanno costruito il loro potere sulle rovine di intere società, nel contesto di grave crisi, ed hanno offerto, all’inizio, un’apertura verso il nuovo e verso un futuro radioso. Poi, sappiamo come è andata a finire.
Non ci sono i presupposti uguali a quelli degli anni in cui è nato il fascismo in Italia e il nazismo in Germania. Tuttavia non bisogna creare gli spazi e le condizioni perché la storia possa ripetersi, naturalmente in forma diversa. L’alleanza nemmeno più tanto sotto traccia tra il PPE e la destra estrema dei Patrioti nel parlamento europeo dovrebbe toglierci il sonno. Occorre, dunque, impegnarsi, tutti, perché prevalgano, su tutto, i valori di fondo della Costituzione, e siano risolti i gravissimi problemi economici, sociali e soprattutto culturali che la crisi comporta e ingigantisce al tempo stesso. Ed è solo la partecipazione e l’impegno diffuso che possono impedire la realizzazione di quello a cui conduce il populismo, in una delle tante forme che esso assume.
In questo impegno, ovviamente, l’ANPI deve essere in prima linea; ce lo impone lo Statuto e ce lo impone la nostra storia e il debito che abbiamo contratto con tutti coloro che sono caduti per la nostra libertà.












































