Archivio della categoria: appunti partigiani

Comitato Provinciale 31.01.2026

Relazione introduttiva dei lavori

Nicola Maestri Presidente Comitato provinciale ANPI Parma

Buongiorno a voi tutte e tutti e benvenuti a questo Comitato Provinciale che avevamo annunciato all’assemblea dei CDS del 29 novembre scorso presso la sala della CGIL a Parma. 

Il Vicepresidente vicario Stefano Cresci si è fatto carico di fare una sintesi di tutti gli interventi avvenuti in quella sede, oggi, come promesso, elaboreremo insieme quelle richieste nate da esperienze territoriali e uscite da quella giornata così significativa. 


Proposta di progetto organizzativo
Comitato Provinciale
 

Dal tenore della discussione e dei singoli interventi nasce una richiesta di discussione ed elaborazione politica nonché di una maggiore incisività [...] 

continua

[...]

e una presenza sul territorio con l’esigenza di essere più organizzati e reattivi nelle risposte. In questi ultimi anni, grazie un buon lavoro fatto sul lato della comunicazione, tema sempre delicato ma cruciale se utilizzato in maniera intelligente, abbiamo offerto diverse possibilità di fruizione dal punto di vista informatico, anche se a mio avviso abbiamo ampi margini di coinvolgimento e miglioramento. Come saprete già tra un anno, di questi giorni, saremo immersi nella fase congressuale, per cui ritengo essere prioritario da parte nostra, guardare avanti e possibilmente interpretare correttamente quelle che dovranno essere le linee guida che ci permetteranno di dare un futuro solido alla nostra Associazione. Di semplice oggi c’è rimasto davvero poco. Einstein ha sempre parlato della necessità di non smettere mai di interrogarsi, sottolineando il valore della sacra curiosità, egli utilizzava spesso termini come passione, curiosità e fatica, noi aggiungeremo l’impegno, la conoscenza, la dedizione e l’ascolto e sono convinto che con queste premesse potremo trovare ancora molte cittadine e cittadini che si riconosceranno in questa tavola valoriale e pronti a camminare al nostro fianco. Il documento che Stefano ci proporrà è ovviamente una proposta e un progetto organizzativo che va nella direzione di una più efficace collaborazione tra i vari soggetti. L’ambizione è sicuramente quella di migliorare l’aspetto organizzativo ma al tempo stesso anche quella di avere una più forte spinta propulsiva e una più influente penetrazione culturale. L’obiettivo tangibile sarà proprio quello di implementare le attività e aggiungere volontari attivi su tutto il territorio provinciale che siano disponibili a un impegno più puntuale all’interno dei diversi ambiti del Comitato Provinciale. Devo correggere al rialzo il numero degli iscritti nel 2025. Infatti al termine dei conteggi gli iscritti ad ANPI del Comitato Provinciale sono poco più di 3350, credo sia un ottimo risultato che tutti insieme abbiamo contribuito a raggiungere. Le persone vedono nella nostra Associazione un baluardo democratico, tocca a noi, come recita il lascito morale di Giordano Cavestro e Giacomo Ulivi, dover prendere in mano il futuro. La fiducia c’è, è tangibile, alcuni passi di riqualificazione dei canali di informazione sono stati fatti, a questi dovranno seguirne altri e la proposta di oggi segue quell’orizzonte. Se ognuno di noi si farà carico di un piccolo peso da portarsi appresso ogni giorno, pensate un po’ quanti portatori di coscienza avremo, sollevando quei pochi che quel peso se lo accollano quotidianamente. Al tempo stesso aumenteremo la condivisione del messaggio che vogliamo veicolare.


 


Formazione e mobilitazione
per il Referendum

Per quanto riguarda il referendum sulla giustizia, come sapete ANPI è tra i promotori a livello nazionale del Comitato per il No. Anche a Parma si è costituito tale Comitato formato da associazioni, partiti, sindacato, la cosiddetta società civile e lo scorso 17 gennaio abbiamo dato vita a un’affollata conferenza stampa. [...] 

continua

[...]

Abbiamo avuto già un incontro molto partecipato anche se in remoto con l’ex magistrato Domenico Gallo che ha avuto il pregio di esemplificare in maniera molto comprensibile temi da addetti ai lavori. Nei prossimi giorni, come Comitato per il NO, avremo diversi incontri, il 9 febbraio con la vice presidente del Senato del PD Anna Rossomando, il 18 di febbraio con il sindacalista della CGIL nazionale Christian Ferrari, in data da definirsi con la ex parlamentare M5S Giulia Sarti, mentre il 27

febbraio in un primo incontro di cartello con il Prof Francesco Pallante docente di Diritto Costituzionale all’Università di Torino e il Presidente del collegio giudicante del processo Aemilia e già presidente dei tribunali di Reggio Emilia e Bologna Francesco Maria Caruso. Il giorno successivo alle 16.30, organizzato dal circolo il Borgo si terrà a Parma un confronto pubblico tra chi rappresenta il SÍ come l’ex senatore Giorgio Pagliari e chi rappresenta il NO ovvero l’ex magistrato e giurista Gherardo Colombo. Altri incontri sono in fase di definizione. Per marzo, con data da definirsi abbiamo in programma di organizzare un incontro con il Comitato “Giusto dire NO” dell’ANM Dott Ludovico Valotti, giovane magistrato con incarico a Parma, che abbiamo conosciuto alle celebrazioni per l’ottantanovesimo anniversario della morte di Guido Picelli, ci ha garantito la sua disponibilità per un incontro pubblico. Successivamente vi informeremo dei vari banchetti che si terranno a Parma in diversi punti della città. PD, M5S, Europa Verde hanno messo a disposizione del Comitato per il NO i loro banchetti già prenotati. Ci sarà bisogno anche dei nostri volontari per garantire una presenza assidua ai volantinaggi, soprattutto nelle ore di maggior passaggio, tipo il sabato pomeriggio ad esempio. Ci sembra però opportuno che anche la nostra Associazione faccia la propria parte verso i nostri dirigenti e iscritti. E dopo aver avuto la disponibilità da parte del responsabile di ANPI nazionale della formazione, nonché membro della segreteria provinciale Paolo Papotti, abbiamo deciso di fare un incontro specifico e mirato rivolto al nostro interno, in cui si tratteranno soprattutto gli aspetti che più riguardano i cittadini. Ci sembra giusto farlo per fornire maggiori strumenti da potersi spendere nei vari incontri che ci vedranno impegnati da qui al 22-23 marzo prossimi.

Manderemo a breve l’invito rivolto a tutti i comitati di sezione, vi anticipo comunque che il giorno stabilito sarà venerdì 13 febbraio alle ore 20.45, grazie all’ospitalità di CGIL il luogo sarà la sala Trentin in via Confalonieri a Parma.

Il referendum sul disegno di legge costituzionale cosiddetto Nordio, di fatto non riguarda la giustizia nel suo insieme, ma è una riforma rivolta solo alla magistratura.

La vittoria del SI avrebbe effetti dirompenti sull’intera giustizia, non solo penale ma anche civile, e il referendum riguarda quindi i diritti di tutti i cittadini, che non dovrebbero fare l’errore di sottovalutarlo, pensando che non si raggiungerà il quorum, perché in questo caso non occorre alcun quorum (si vince con un voto in più, a prescindere dal numero dei votanti).

Anche perché il referendum non coinvolge solo la giustizia, ma la democrazia nel suo complesso, che rischia di essere notevolmente indebolita se vincessero i SI.

Nel disegno di legge costituzionale non c’è infatti una riforma della giustizia diretta a rendere i processi più veloci, a rendere più facile l’accesso alla giustizia, a tutelare meglio i diritti dei cittadini. Nessun intervento sul numero dei magistrati, del personale, dei locali, delle strutture, dell’organizzazione degli uffici giudiziari, rivolto a migliorare tempi, efficienza e qualità dei procedimenti, no, non c’è traccia di tutto questo. Anche ascoltando gli attori di questa “deforma” si evince candidamente la volontà, nel medio e lungo termine, di voler assoggettare il potere giudiziario a quello esecutivo. La separazione delle carriere non c’entra assolutamente nulla, nonostante l’informazione stia martellando con affermazioni spesso menzoniere. Dalla riforma Cartabia del 2022 la separazione delle carriere è già nei fatti, tant’è che negli ultimi 5 anni una parte assolutamente marginale lo (0,31%) degli interessati cambia ruolo da giudice a pubblico ministero e viceversa, per cui cosa si nasconde dietro a questo disegno se non la malcelata volontà di un forte condizionamento della politica sulla magistratura? Oppure, leggendo in chiaroscuro il nostro percorso storico, si sta mettendo in pratica il progetto finale del maestro venerabile della Loggia massonica P2, Licio Gelli, i cui estimatori non mancano nell’attuale compagine governativa. Aldilà delle diverse letture e interpretazioni che ognuno di noi potrà individuare, ritengo sia giusto che la nostra Associazione si faccia interprete di questo impegno a difesa dell’impianto Costituzionale, perché è piuttosto evidente e grave l’attacco che si vuole portare al cuore delle nostre istituzioni. Non è la prima volta che questo avviene, ma probabilmente mai come ora è così fondato, reale e pericoloso, perché nonostante la lezione di Antonio Gramsci, nella società in cui viviamo l’indifferenza dilaga e questo rende assai permeabile e vulnerabile ogni sistema democratico. Il quesito referendario di marzo rischia di essere uno spartiacque tra il prima e il dopo. ANPI continuerà ad essere vigile e presente, assieme a tutte le forze democratiche e antifasciste, dentro e fuori il parlamento.

Abbiamo visto tutti il tentativo di Casapound, con l’aiuto di un esponente leghista, di varcare la soglia della sala conferenze della Camera dei deputati per presentare una proposta di legge sulla remigrazione. Il messaggio è stato chiaro, sono lì davanti pronti per entrare, per certi versi mi ha ricordato l’aggressione, l’attentato a Capitol Hill di cinque anni fa, quando decine, centinaia di persone violarono la casa delle istituzioni americane, e ciò è potuto avvenire perché questi personaggi si sentivano assolutamente sostenuti e protetti da una parte ben precisa dei poteri forti.

Bene hanno fatto, per fortuna, le forze parlamentari di opposizione ad occupare fisicamente la sala delle conferenze, impedendo di fatto questa vergogna. Gli spazi democratici ci vengono sottratti pezzo dopo pezzo, e il più delle volte in maniera silente, senza bisogno di sbraitare. Noi siamo stati, siamo e saremo sempre da quella parte, a difesa delle istituzioni e della autonomia e indipendenza tra i diversi poteri dello Stato, ognuno con le proprie funzioni a solenne difesa della democrazia.

Senza la volontà di voler drammatizzare questo momento storico, anche perché più di così diventa difficile, ma sono dell’idea che la democrazia così per come l’abbiamo conosciuta fino ai nostri giorni, stia attraversando un periodo di grave crisi, ragion per cui questo è il momento di serrare i ranghi e al contempo di allargare quanto più possibile i nostri orizzonti.

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Buone feste

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Assemblea Provinciale Comitati di Sezione

Relazione introduttiva dei lavori

Nicola Maestri Presidente Comitato provinciale ANPI Parma

Benvenuti a tutte e tutti voi.

Ringrazio a nome di ANPI Provinciale la CGIL e la sua segretaria generale Lisa Gattini per la disponibilità dimostrata e per averci così gentilmente ospitato, facendoci sentire a casa nostra. Grazie di cuore.

Oggi diamo seguito ad una ormai consolidata volontà di confrontarci al fine di rendere la nostra azione più efficace su tutto il territorio provinciale. Oggi mi auguro possa essere una buona occasione di confronto e auspico che soprattutto i vostri interventi possano contribuire a migliorare e rendere più fluidi i rapporti tra sezioni territoriali e il provinciale. Come siamo tutti quanti consapevoli il nostro ruolo di “coscienza critica” ci impone una attenzione particolare verso la nostra Associazione. I tempi bui che stiamo attraversando ci chiedono una maggior efficacia organizzativa per riuscire a dare risposte adeguate alle degenerazioni democratiche che la nostra società è costretta a vivere. [...]

continua

[...]

A proposito di efficacia organizzativa a me ha sempre impressionato la pervicacia con la quale -la sera del 9 settembre del 1943 a Villa Braga, nel giorno successivo all’armistizio,- i dirigenti comunisti presenti in città si diedero appuntamento nella villa celata tra gli alberi alle porte della città, mentre l’esercito del Reich si insediava nelle caserme e negli edifici del potere. Come saprete la discussione verteva su ciò che stava accadendo e come reagire all’occupazione. Dopo vent’anni di dittatura e tre di guerra, era giunto il momento delle decisioni. Quella più importante: come prepararsi a contrastare l’esercito di occupazione. Ma la decisione era di fatto già presa: anche con le armi se necessario. La parola d’ordine che veniva ripetuta tra chi partecipò a quell’appuntamento così importante per noi, fu sempre e solo una: organizzazione!

E mai come in questo periodo storico quella condizione dovrebbe indurci a una ulteriore riflessione, oggi che quelle grandi figure di riferimento ci stanno lasciando.

Il problema però a mio avviso, non è solo quello del venir meno dei partigiani. Il problema è più complesso e riguarda il nostro essere nel presente e come affrontare una situazione sempre più complessa, tenendo ferma la nostra identità e le nostre finalità di fondo, nel quadro di un inesorabile mutamento generazionale.

Personalmente sono arrivato alla conclusione che sia riduttivo e probabilmente sbagliato il cosiddetto “passaggio del testimone” e convinzione, invece, che bisogna puntare tutto sulla continuità. Che significa avvalersi sino all’ultimo secondo prezioso dell’esperienza dei combattenti per la libertà, ma facendo avanzare le nuove generazioni; non considerando – peraltro – solo il problema dei giovani, ma anche quello delle generazioni intermedie.

Come si risolvono, queste difficoltà? Tenendo ferma la barra sui nostri fondamenti: memoria attiva, coscienza critica, valenza massima dei valori costituzionali. A ciò aggiungerei l’antifascismo e la difesa intransigente degli spazi di democrazia, contro ogni forma di populismo e di autoritarismo.

A chi, peraltro, riversa sull’ANPI attese eccessive, bisogna rendere chiaro che non siamo un partito, né un sindacato; siamo l’ANPI e dobbiamo essere sempre e soltanto noi stessi, con la nostra identità e i nostri valori.

Ci sono, da risolvere e consolidare, problemi di rafforzamento organizzativo, a mio avviso non c’è una divisione tra politica e organizzazione che, invece, si compenetrano, perché tutti i problemi organizzativi sono anche, e soprattutto, politici (il tesseramento, il rapporto tra iscritti e militanti, le strutture organizzative, la composizione degli organismi dirigenti, l’ingresso nel Runts, e così via).

Continuiamo, insistendo su alcune direttrici e con più iniziative, più partecipazione, più coinvolgimento di tutti gli iscritti, maggiori e più intensi rapporti tra sezioni territoriali e Provinciale per essere più efficaci nella diffusione delle varie attività.

Le direttrici fondamentali sono: migliorare l’organizzazione strutturale, anche ai vertici dell’Associazione, più efficienza e più iniziative, più colloqui e confronti con i cittadini e le istituzioni, più formazione nel rispetto e nella attuazione della linea.

Ma il segreto fondamentale dello sviluppo e per affrontare il presente e il futuro nella maniera migliore, adeguandosi agli eventi, ai cambiamenti ed ai passaggi generazionali, sta in tre voci essenziali:

Formazione per tutti, non solo per i giovani (ognuno, giovane o meno giovane, dovrebbe avere piena conoscenza del fascismo, dell’antifascismo, della Resistenza, della Costituzione, del dopo guerra, della storia dell’ANPI).

Quando si rileva, anche al nostro interno, che bisognerebbe elevare il livello culturale-politico dei nostri iscritti, devo rispondere che è giusto cercare di migliorare, ma questo deve essere un impegno per tutti gli organismi periferici, perché non sempre abbiamo fatto o stiamo facendo tutto ciò che occorre per la formazione. Abbiamo la fortuna di avere all’interno della nostra segreteria provinciale, il responsabile nazionale della formazione. Abbiamo la fortuna e l’opportunità di avere Paolo Papotti e sono convinto del fatto che potremmo investire maggiormente su questa risorsa.

Fondamentale, comunque, soprattutto per i più giovani, il rafforzamento e le esplicitazioni di una nuova idealità, che riesca a coniugare i valori tradizionali con l’attuazione dei diritti, di tutti i diritti.

Dobbiamo avere la forza e la volontà di compiere inserimenti ponderati di giovani e donne negli organismi dirigenti. In questi anni, e non solo nei ruoli apicali, le donne sono emerse con una forza dirompente e questo ci inorgoglisce.

Dobbiamo avere la forza per mettere in atto la circolazione delle idee e delle informazioni. Insomma, sul nostro presente e sul nostro futuro dobbiamo realizzare una grande discussione di massa, con la maggior partecipazione possibile da parte di tutti gli organismi e di tutti gli iscritti. La parola d’ordine, a mio parere, è “rinnovamento nella continuità”; che significa guardare al futuro, tenendo sempre presenti le nostre radici e la nostra storia, facendo in modo di essere sempre in grado di affrontare le novità che l’Italia, l’Europa e il mondo provvedono a metterci davanti.

La base, ricordiamocelo sempre, è quella cui ho già accennato: una linea coerente con le nostre finalità e i nostri valori, applicata con saggezza, autonomia e indipendenza, con l’esercizio continuo di quella coscienza critica che è un altro dei nostri fondamenti. Non obbedendo a pregiudiziali conservatorismi, ma sapendo sempre distinguere tra i cambiamenti necessari e quelli che non servono al bene comune, ma rispondono ad esigenze ben diverse da quelle che coincidono con il bene collettivo e con i valori della Costituzione e, infine, con la nostra stessa storia.

Così si affronta il futuro, con serenità, ma con impegno, rinnovandosi quando occorre, ma sempre tenendo conto dell’esperienza compiuta nella Resistenza, nella fase costituente e nel dopo guerra.

C’è un aspetto importante da non sottovalutare e riguarda i pericoli della democrazia. Non voglio suscitare allarmismi, ma una società e una politica con tendenza alla degenerazione, con la caduta dei valori fondamentali e con la riduzione di spazi della democrazia e della rappresentanza, costituiscono sempre un pericolo effettivo, di cui bisogna tenere conto, attrezzandosi per evitarlo.

Conosciamo bene il pericolo di un nuovo fascismo; e ce lo dimostrano non solo le sempre più frequenti uscite allo scoperto di gruppi ed organismi che in un modo o nell’altro, si richiamano al fascismo (non solo a quello in camicia nera) ed al razzismo.

Ma forse siamo meno attrezzati di fronte ai fenomeni più nuovi e recenti.

Il primo è il formarsi di una tendenza a collegare le peggiori nefandezze razziste della Lega di Salvini e Vannacci, con quelle di organizzazioni tipicamente fasciste, seguendo il modello lepeniano. Pensiamo alla pletora di colonnelli che ruotano intorno alla presidente del consiglio e che ricoprono ruoli apicali nelle nostre Istituzioni, che nemmeno cercano più di celare le loro pulsioni più nere ma le esplicitano alla luce del sole. Badate bene, non sono più le manifestazioni che sconfinavano nel ridicolo, sono invece manifestazioni che cercano di suscitare e rafforzare i peggiori istinti egoistici della gente. E questo ha sempre, nella storia, rappresentato un pericolo; che è tanto più grave in quanto il fenomeno italiano si collega a quanto sta avvenendo in varie aree dell’Europa e del mondo. Non bisogna sottovalutare nulla e cercare di creare antidoti adeguati.

L’altro punto decisivo è il populismo, che – come è noto – può assumere, anzi spesso assume, connotati all’apparenza bonari, ma non per questo meno pericolosi.

Il populismo trova un terreno tanto più fertile quanto meno esistono i partiti (quelli veri, corrispondenti all’articolo 49 della Costituzione), quando molti cittadini non credono più in nulla, si astengono dal voto, quando avanza l’antipolitica, si abbassa il livello di fiducia nelle istituzioni, comprese quelle di garanzia, quando nessuno sembra in grado di rispondere alle attese delle famiglie e della popolazione nel suo complesso.

Ci sono più tipi di populismo da quello tipicamente “nero”, a quello nel passato incarnato da Berlusconi, a quello aggressivo dell’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America; noi dobbiamo diffidare di tutti e preoccuparci ogni volta che il populismo si esprime in una qualsiasi delle sue forme.

Il populismo approfitta della riduzione degli spazi di democrazia, quando viene ristretta la rappresentanza o quando il cittadino non si sente rappresentato, quando si sente il bisogno di un punto di riferimento che – col degrado di tutto il resto – finisce per essere “l’uomo solo o la donna sola al comando”.

Il populismo non coincide necessariamente col fascismo e con l’autoritarismo, ma può aprir loro la strada. Ed allora sono guai, come la storia ci insegna.

Fascismo e nazismo hanno costruito il loro potere sulle rovine di intere società, nel contesto di grave crisi, ed hanno offerto, all’inizio, un’apertura verso il nuovo e verso un futuro radioso. Poi, sappiamo come è andata a finire.

Non ci sono i presupposti uguali a quelli degli anni in cui è nato il fascismo in Italia e il nazismo in Germania. Tuttavia non bisogna creare gli spazi e le condizioni perché la storia possa ripetersi, naturalmente in forma diversa. L’alleanza nemmeno più tanto sotto traccia tra il PPE e la destra estrema dei Patrioti nel parlamento europeo dovrebbe toglierci il sonno. Occorre, dunque, impegnarsi, tutti, perché prevalgano, su tutto, i valori di fondo della Costituzione, e siano risolti i gravissimi problemi economici, sociali e soprattutto culturali che la crisi comporta e ingigantisce al tempo stesso. Ed è solo la partecipazione e l’impegno diffuso che possono impedire la realizzazione di quello a cui conduce il populismo, in una delle tante forme che esso assume.

In questo impegno, ovviamente, l’ANPI deve essere in prima linea; ce lo impone lo Statuto e ce lo impone la nostra storia e il debito che abbiamo contratto con tutti coloro che sono caduti per la nostra libertà.

 

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Bosco di Corniglio – Domenica 19.10.2025

Orazione Ufficiale Eccidio Bosco di Corniglio

Carme Motta Presidente Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Parma

Sindaci, Autorità civili e militari,

Rappresentanti delle Associazioni Partigiane, Anpc, Alpi, Anpi, di cui porto il saluto quale Presidente Isrec,


Cittadini e cittadine,

sono onorata per l’invito, nell’80’ della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo e vi ringrazio.


Leonardo Tarantini, partigiano Nardo, scrisse che l’eccidio di Bosco di Corniglio fu “uno dei giorni più infausti della Resistenza parmense” con la perdita del Comando Unico delle formazioni partigiane parmensi. 

I destini personali di quei partigiani si erano incrociati.


Giacomo di Crollalanza , comandante “Pablo” 26 anni, giovane ufficiale venuto dalla Sicilia, dopo l’8 settembre si unisce alle formazioni partigiane; aveva esperienza militare e capacità di stratega. 


Con lui, quella notte del 17 ottobre 1944, Gino Menconi partigiano “Renzi”, toscano, di famiglia benestante , laureato, prima repubblicano poi comunista; Giuseppe Picedi Bonettini , partigiano

“Penola”, toscano, famiglia della nobiltà sarzanese, cresciuto con idee democratiche, tre partigiani di guardia Enzo Gandolfi e Domenico Gervasi , quest’ultimo carabiniere, entrambi della provincia di Parma, Settimio Manenti di Urbania, provincia di Pesaro. 


Morirono tutti, sorpresi dalle SS tedesche, perché traditi. Si difesero strenuamente fino alla fine. Divennero leggenda.

La “settimana di lotta alle bande”, lanciata da Kesserling, raggiunse l’obiettivo più importante.


Dalle micidiali raffiche di mitra e dall’incendio si salvarono fortunosamente il Vicecomandante Giacomo Ferrari “ Arta” , Primo Savani “Mauri”, Boni, Pelizzari, Cipriani, Parisi, Zammarchi e pochi altri.


Ma non fu la fine. Non ci si poteva arrendere e nemmeno concedersi il tempo della disperazione. [...]

continua

[...]

I tedeschi e i fascisti ci contavano; il colpo inferto era durissimo.  Ma la storia andò diversamente.

Il 23 ottobre fu eletto il nuovo Comando Unico;  comandante “Arta”, commissario politico Achille Pelizzari “Poe”, Leonardo Tarantini “ Nardo” capo di stato maggiore.

Loro ci sono alla sfilata del 25 aprile 1945 a Parma. Inizia la nuova Italia.

Quel 25 aprile la maggioranza di noi, per età anagrafica, non c’era ma abbiamo provato ad esserci dopo, come oggi, insieme ai giovani che hanno compreso il sacrificio di quelle vite per il futuro di tutti/e.

Resistettero per riportare al centro della comune convivenza la forza della ragione, contro l’ idea di morte salvifica del regime nei confronti di ebrei e oppositori o semplicemente diversi per l’deologia fascista e nazista, contro l’oppressione, la persecuzione, la guerra, l’ignoranza, l’indifferenza e la viltà di molte, troppe, coscienze; resistettero per restituire i più nobili ed insieme semplici sentimenti dell’animo umano che danno senso alla vita e la rendono degna.

Domandiamoci: la memoria della loro resistenza, di tutta la resistenza è ancora attuale o solo doveroso ricordo? 

Rispondo convintamente sì, è viva e attuale perché parla all’oggi.

In situazioni, condizioni e contesti diversi siamo tornati ad avere su fronti opposti democrazia e totalitarismo, autocrazia nel nuovo gergo, pace e guerra, diritto e violenza; siamo di fronte, purtroppo,  alla crisi dei modelli politici e sociali del secolo scorso.

Le destre estreme tornano ad essere punto di riferimento per ampi strati popolari in modo trasversale.

Prevale l’idea “dell’urgenza del presente”, così la definisco, come misura della vita delle persone;  ma l’urgenza intesa come possibilità di risposta alle esigenze diffuse, dovrebbe risiedere nell’attività politica e di governo delle comunità, non essere il pensiero dominante, pervasivo e riduttivo dell’esistenza.

Eppure l’attuale coscienza pubblica sta dissipando la memoria come patrimonio morale e di valori condivisi, consapevolezza e responsabilità individuale; l’esito è che chi si erge a risolutore di tutto, a semplificatore della complessità, ottiene sempre più largo consenso, anche in Europa, in tutto l’occidente. La democrazia un intralcio superfluo da superare perché ostacola, rallenta, pone vincoli, alla decisione istituzionale e politica. Avvenne esattamente così agli albori dei regimi totalitari del secolo scorso, è così in paesi europei e non solo. Anche la libera stampa, oggi, è un problema. Deve essere “eco” del potere governante.

Il concetto di “forza”, soprattutto militare, è diventato il metro di giudizio con cui si può superare ogni limite; l’interesse economico il paradigma del confronto e della negoziazione.

Così il diritto e le organizzazioni internazionali non sono più riconosciuti, oscurati se non vilipesi, derisi, e dunque resi impotenti sebbene nati dopo i conflitti mondiali al fine di gestire e superare le cause che li avevano determinati.

Il mondo è cambiato, certo, tutto non può rimanere immutabile,  a cominciare dalle istituzioni nazionali, europee, mondiali ma dipende “come “e “perché” si innova, se per allargare e consolidare  la democrazia o restringerla.

Dal massacro del 7 ottobre 2023, per la maggior parte di giovani ebrei, fino alla immane e sconvolgente tragedia del popolo palestinese, la guerra nella “martoriata” Ucraina, come la definiva papa Francesco, dove ogni giorno anche lì muoiono bambini, poco più che numeri, i conflitti noti e sconosciuti mai risolti nel mondo, sono il risultato dell’orizzonte perduto del diritto e della giustizia sociale.

Per questo ogni spiraglio di far tacere le armi è una speranza da perseguire tenacemente.

Umberto Eco nel memorabile intervento alla Columbia University del 25 aprile 1995 per celebrare la liberazione dell’Europa, coniò il termine “fascismo eterno” che, scrisse, “ scaturisce dalla frustrazione individuale e sociale per crisi economica o politica , per i timori dei subalterni verso i più subalterni “.

Pericolo mai scongiurato riferito alla responsabilità della società che ha diritto a risposte ma che deve porsi anche domande.

Non basta indignarsi, non è più sufficiente opporsi, bisogna trovare un “senso” dentro il disordine, la paura, gli egoismi, la mancanza di sapere, di cultura.

Abbiamo delle solide bussole, la Costituzione antifascista, frutto della Resistenza, il Manifesto di Ventotene, il futuro dell’Europa, gli studi storici, le testimonianze dirette di chi visse le tragedie del passato e quelle del presente.

Abbiamo, però, necessità di esempi di coerenza, di lungimiranza, di compostezza, di generosità, non di fenomeni leaderistici, non di toni e linguaggi infamanti, volgari, aggressivi utili a suscitare istinti primordiali anziché il pensiero critico. Ne abbiamo bisogno in ogni campo di azione dell’attività umana.

Le nuove generazioni ci guardano e attendono segnali concreti di speranza, fiducia, credibilità da opporre agli orrori della disumanità.

Loro ci sono e vogliono contare. Sapremo stare al loro fianco adeguatamente?

La violenza va sempre respinta, ripudiata; fa il gioco di chi vorrebbe zittire il dissenso.

Se si vuole la pace la si deve praticare.

Grandi manifestazioni di popolo pacifiche sono quelle che i “potenti” allergici alla democrazia temono di più.

Tutti abbiamo bisogno di “sogni”, soprattutto i giovani; riabituiamoci a sognare e rendiamo i sogni tangibili, realizzabili, alternativi allo sgretolamento delle certezze; libertà, democrazia, uguaglianza che sembravano scontate e non lo sono più. Dobbiamo sognarle di nuovo.

I partigiani che oggi commemoriamo, il loro sacrificio che  portiamo nel cuore, non si sono mai arresi pur consapevoli della possibile sconfitta, dell’inevitabile dolore per la perdita di chi lottava con loro.

Non avevano certezze sul futuro, lo immaginavano, lo sognavano; ci hanno creduto, hanno lottato insieme, oltre i loro personali convincimenti, le diversità sociali, politiche, religiose.

Hanno creduto che se non loro altri come loro ce l’avrebbero fatta.

Le loro morti non sono state inutili. Hanno salvato l’Italia, hanno salvato noi. Hanno consegnato il futuro. A quelli di allora e a noi oggi.

Per questo sono e saranno sempre con noi, vivi nella memoria presente. Ad indicarci la strada.

Una settimana fa ero sulla cima del monte Fuso; cammino tanto, quando posso, per passione, sui  nostri monti; sul Fuso si trova il pannello dei “ sentieri resistenti”, come in molti altri luoghi, e quello dedicato alla festa per l’inaugurazione, il 18 agosto 1901, del monumento alla Madonna dell’Alpe. Una manifestazione per celebrare il nuovo secolo. Nessuno dei partecipanti avrebbe immaginato che 14 anni dopo sarebbe scoppiato il primo terribile conflitto mondiale.

“Oltre 5000 persone venute dalle parti più lontane della montagna reggiana e parmense “. Il pannello riporta l’articolo della rivista del periodo “Giovane Montagna”;

“ Fu un importante momento di coesione attorno a questo monte che univa invece di dividere. Dalla cima si vedeva Parma e tutte le altre vette dell’Appennino parmense e reggiano.  La festa proseguì anche la sera. 

Gli ultimi rimasti avevano accatastato le molte piante tagliate in diversi punti della cima e vi avevano dato fuoco: e l’allegra fiammata vincendo la scura tenebra circostante anche ai lontani e non ancora informati avrà portato nella notte stessa la notizia che la festa di monte Fuso era passata lietamente perché sulla vetta di esso si era acceso ad indicarlo un falò di gioia ed allegrezza”.

Ho riflettuto su questa semplice testimonianza di un tempo tanto lontano; anche noi, insieme, possiamo e credo dobbiamo riaccendere la gioia e l’allegrezza della vita, la sua bellezza anche nell’impegno quotidiano. E’ nelle nostre mani. 

L’alba di un nuovo giorno arriva sempre; i partigiani lo sapevano, anche quelli che oggi ricordiamo, e non hanno mai dubitato che sarebbe stato un giorno di gioia per tutti. Finalmente liberi e in pace.

Il sogno divenne realtà. 

Crediamoci! 

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Sanzioni USA contro Francesca Albanese

Gianfranco Pagliarulo Presidente nazionale ANPI

Le sanzioni USA contro Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sulla Palestina, sono semplicemente un’infamia, in flagrante violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale, e si motivano di fatto perché Albanese ha rivelato che tante compagnie private americane sostengono direttamente o indirettamente l’esercito israeliano traendo profitto dai massacri e dall’occupazione dei territori palestinesi. Con questi provvedimenti ricattatori gli Stati Uniti si isolano sempre di più dal resto del mondo, accompagnati da un gruppo di Paesi occidentali oramai succubi della sindrome di Stoccolma nei confronti di Trump, che si comporta come il padrone del mondo. Francesca Albanese è da tempo bersaglio di una campagna diffamatoria anche con insulti, accuse e pesantissime minacce per la sua attività di testimone di verità. Mentre nel mondo si moltiplicano le manifestazioni di stima e i riconoscimenti nei suoi confronti, il governo italiano si distingue per il suo silenzio. Non una parola né un’azione a difesa di una cittadina italiana che fa il suo dovere fino in fondo e che per questo rappresenta in modo illustre il nostro Paese alle Nazioni Unite. Altro che difesa dell’italianità! Francamente, c’è da vergognarsi.


Pagliarulo Albanese

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