Archivio della categoria: varie

I Motivi del NO

Il cammino verso il referendum giunge al suo atto finale. In un panorama denso di iniziative, questo incontro rappresenta il momento culminante della mobilitazione promossa dal Comitato per il NO. Un appuntamento centrale, sostenuto con convinzione dall'ANPI Provinciale di Parma, per ribadire il valore della partecipazione civile e la difesa dei principi costituzionali e sarà un onore poterlo fare accogliendo la nostra Vicepresidente Nazionale, Albertina Soliani. La storia chiama oggi a una mobilitazione civile e consapevole. In un clima che spesso cede alle provocazioni, il NO si afferma con la pacata ma incrollabile fermezza delle nostre ragioni, opponendosi con rigore a ogni tentativo di intaccare le fondamenta della nostra Carta Costituzionale.

Il tuo contributo è fondamentale: Partecipa all'incontro Coinvolgi chi crede nel valore della democrazia Avanti, insieme !

Commenti disabilitati su I Motivi del NO

Archiviato in attualità, varie

Comitato Provinciale 31.01.2026

Relazione introduttiva dei lavori

Nicola Maestri Presidente Comitato provinciale ANPI Parma

Buongiorno a voi tutte e tutti e benvenuti a questo Comitato Provinciale che avevamo annunciato all’assemblea dei CDS del 29 novembre scorso presso la sala della CGIL a Parma. 

Il Vicepresidente vicario Stefano Cresci si è fatto carico di fare una sintesi di tutti gli interventi avvenuti in quella sede, oggi, come promesso, elaboreremo insieme quelle richieste nate da esperienze territoriali e uscite da quella giornata così significativa. 


Proposta di progetto organizzativo
Comitato Provinciale
 

Dal tenore della discussione e dei singoli interventi nasce una richiesta di discussione ed elaborazione politica nonché di una maggiore incisività [...] 

continua

[...]

e una presenza sul territorio con l’esigenza di essere più organizzati e reattivi nelle risposte. In questi ultimi anni, grazie un buon lavoro fatto sul lato della comunicazione, tema sempre delicato ma cruciale se utilizzato in maniera intelligente, abbiamo offerto diverse possibilità di fruizione dal punto di vista informatico, anche se a mio avviso abbiamo ampi margini di coinvolgimento e miglioramento. Come saprete già tra un anno, di questi giorni, saremo immersi nella fase congressuale, per cui ritengo essere prioritario da parte nostra, guardare avanti e possibilmente interpretare correttamente quelle che dovranno essere le linee guida che ci permetteranno di dare un futuro solido alla nostra Associazione. Di semplice oggi c’è rimasto davvero poco. Einstein ha sempre parlato della necessità di non smettere mai di interrogarsi, sottolineando il valore della sacra curiosità, egli utilizzava spesso termini come passione, curiosità e fatica, noi aggiungeremo l’impegno, la conoscenza, la dedizione e l’ascolto e sono convinto che con queste premesse potremo trovare ancora molte cittadine e cittadini che si riconosceranno in questa tavola valoriale e pronti a camminare al nostro fianco. Il documento che Stefano ci proporrà è ovviamente una proposta e un progetto organizzativo che va nella direzione di una più efficace collaborazione tra i vari soggetti. L’ambizione è sicuramente quella di migliorare l’aspetto organizzativo ma al tempo stesso anche quella di avere una più forte spinta propulsiva e una più influente penetrazione culturale. L’obiettivo tangibile sarà proprio quello di implementare le attività e aggiungere volontari attivi su tutto il territorio provinciale che siano disponibili a un impegno più puntuale all’interno dei diversi ambiti del Comitato Provinciale. Devo correggere al rialzo il numero degli iscritti nel 2025. Infatti al termine dei conteggi gli iscritti ad ANPI del Comitato Provinciale sono poco più di 3350, credo sia un ottimo risultato che tutti insieme abbiamo contribuito a raggiungere. Le persone vedono nella nostra Associazione un baluardo democratico, tocca a noi, come recita il lascito morale di Giordano Cavestro e Giacomo Ulivi, dover prendere in mano il futuro. La fiducia c’è, è tangibile, alcuni passi di riqualificazione dei canali di informazione sono stati fatti, a questi dovranno seguirne altri e la proposta di oggi segue quell’orizzonte. Se ognuno di noi si farà carico di un piccolo peso da portarsi appresso ogni giorno, pensate un po’ quanti portatori di coscienza avremo, sollevando quei pochi che quel peso se lo accollano quotidianamente. Al tempo stesso aumenteremo la condivisione del messaggio che vogliamo veicolare.


 


Formazione e mobilitazione
per il Referendum

Per quanto riguarda il referendum sulla giustizia, come sapete ANPI è tra i promotori a livello nazionale del Comitato per il No. Anche a Parma si è costituito tale Comitato formato da associazioni, partiti, sindacato, la cosiddetta società civile e lo scorso 17 gennaio abbiamo dato vita a un’affollata conferenza stampa. [...] 

continua

[...]

Abbiamo avuto già un incontro molto partecipato anche se in remoto con l’ex magistrato Domenico Gallo che ha avuto il pregio di esemplificare in maniera molto comprensibile temi da addetti ai lavori. Nei prossimi giorni, come Comitato per il NO, avremo diversi incontri, il 9 febbraio con la vice presidente del Senato del PD Anna Rossomando, il 18 di febbraio con il sindacalista della CGIL nazionale Christian Ferrari, in data da definirsi con la ex parlamentare M5S Giulia Sarti, mentre il 27

febbraio in un primo incontro di cartello con il Prof Francesco Pallante docente di Diritto Costituzionale all’Università di Torino e il Presidente del collegio giudicante del processo Aemilia e già presidente dei tribunali di Reggio Emilia e Bologna Francesco Maria Caruso. Il giorno successivo alle 16.30, organizzato dal circolo il Borgo si terrà a Parma un confronto pubblico tra chi rappresenta il SÍ come l’ex senatore Giorgio Pagliari e chi rappresenta il NO ovvero l’ex magistrato e giurista Gherardo Colombo. Altri incontri sono in fase di definizione. Per marzo, con data da definirsi abbiamo in programma di organizzare un incontro con il Comitato “Giusto dire NO” dell’ANM Dott Ludovico Valotti, giovane magistrato con incarico a Parma, che abbiamo conosciuto alle celebrazioni per l’ottantanovesimo anniversario della morte di Guido Picelli, ci ha garantito la sua disponibilità per un incontro pubblico. Successivamente vi informeremo dei vari banchetti che si terranno a Parma in diversi punti della città. PD, M5S, Europa Verde hanno messo a disposizione del Comitato per il NO i loro banchetti già prenotati. Ci sarà bisogno anche dei nostri volontari per garantire una presenza assidua ai volantinaggi, soprattutto nelle ore di maggior passaggio, tipo il sabato pomeriggio ad esempio. Ci sembra però opportuno che anche la nostra Associazione faccia la propria parte verso i nostri dirigenti e iscritti. E dopo aver avuto la disponibilità da parte del responsabile di ANPI nazionale della formazione, nonché membro della segreteria provinciale Paolo Papotti, abbiamo deciso di fare un incontro specifico e mirato rivolto al nostro interno, in cui si tratteranno soprattutto gli aspetti che più riguardano i cittadini. Ci sembra giusto farlo per fornire maggiori strumenti da potersi spendere nei vari incontri che ci vedranno impegnati da qui al 22-23 marzo prossimi.

Manderemo a breve l’invito rivolto a tutti i comitati di sezione, vi anticipo comunque che il giorno stabilito sarà venerdì 13 febbraio alle ore 20.45, grazie all’ospitalità di CGIL il luogo sarà la sala Trentin in via Confalonieri a Parma.

Il referendum sul disegno di legge costituzionale cosiddetto Nordio, di fatto non riguarda la giustizia nel suo insieme, ma è una riforma rivolta solo alla magistratura.

La vittoria del SI avrebbe effetti dirompenti sull’intera giustizia, non solo penale ma anche civile, e il referendum riguarda quindi i diritti di tutti i cittadini, che non dovrebbero fare l’errore di sottovalutarlo, pensando che non si raggiungerà il quorum, perché in questo caso non occorre alcun quorum (si vince con un voto in più, a prescindere dal numero dei votanti).

Anche perché il referendum non coinvolge solo la giustizia, ma la democrazia nel suo complesso, che rischia di essere notevolmente indebolita se vincessero i SI.

Nel disegno di legge costituzionale non c’è infatti una riforma della giustizia diretta a rendere i processi più veloci, a rendere più facile l’accesso alla giustizia, a tutelare meglio i diritti dei cittadini. Nessun intervento sul numero dei magistrati, del personale, dei locali, delle strutture, dell’organizzazione degli uffici giudiziari, rivolto a migliorare tempi, efficienza e qualità dei procedimenti, no, non c’è traccia di tutto questo. Anche ascoltando gli attori di questa “deforma” si evince candidamente la volontà, nel medio e lungo termine, di voler assoggettare il potere giudiziario a quello esecutivo. La separazione delle carriere non c’entra assolutamente nulla, nonostante l’informazione stia martellando con affermazioni spesso menzoniere. Dalla riforma Cartabia del 2022 la separazione delle carriere è già nei fatti, tant’è che negli ultimi 5 anni una parte assolutamente marginale lo (0,31%) degli interessati cambia ruolo da giudice a pubblico ministero e viceversa, per cui cosa si nasconde dietro a questo disegno se non la malcelata volontà di un forte condizionamento della politica sulla magistratura? Oppure, leggendo in chiaroscuro il nostro percorso storico, si sta mettendo in pratica il progetto finale del maestro venerabile della Loggia massonica P2, Licio Gelli, i cui estimatori non mancano nell’attuale compagine governativa. Aldilà delle diverse letture e interpretazioni che ognuno di noi potrà individuare, ritengo sia giusto che la nostra Associazione si faccia interprete di questo impegno a difesa dell’impianto Costituzionale, perché è piuttosto evidente e grave l’attacco che si vuole portare al cuore delle nostre istituzioni. Non è la prima volta che questo avviene, ma probabilmente mai come ora è così fondato, reale e pericoloso, perché nonostante la lezione di Antonio Gramsci, nella società in cui viviamo l’indifferenza dilaga e questo rende assai permeabile e vulnerabile ogni sistema democratico. Il quesito referendario di marzo rischia di essere uno spartiacque tra il prima e il dopo. ANPI continuerà ad essere vigile e presente, assieme a tutte le forze democratiche e antifasciste, dentro e fuori il parlamento.

Abbiamo visto tutti il tentativo di Casapound, con l’aiuto di un esponente leghista, di varcare la soglia della sala conferenze della Camera dei deputati per presentare una proposta di legge sulla remigrazione. Il messaggio è stato chiaro, sono lì davanti pronti per entrare, per certi versi mi ha ricordato l’aggressione, l’attentato a Capitol Hill di cinque anni fa, quando decine, centinaia di persone violarono la casa delle istituzioni americane, e ciò è potuto avvenire perché questi personaggi si sentivano assolutamente sostenuti e protetti da una parte ben precisa dei poteri forti.

Bene hanno fatto, per fortuna, le forze parlamentari di opposizione ad occupare fisicamente la sala delle conferenze, impedendo di fatto questa vergogna. Gli spazi democratici ci vengono sottratti pezzo dopo pezzo, e il più delle volte in maniera silente, senza bisogno di sbraitare. Noi siamo stati, siamo e saremo sempre da quella parte, a difesa delle istituzioni e della autonomia e indipendenza tra i diversi poteri dello Stato, ognuno con le proprie funzioni a solenne difesa della democrazia.

Senza la volontà di voler drammatizzare questo momento storico, anche perché più di così diventa difficile, ma sono dell’idea che la democrazia così per come l’abbiamo conosciuta fino ai nostri giorni, stia attraversando un periodo di grave crisi, ragion per cui questo è il momento di serrare i ranghi e al contempo di allargare quanto più possibile i nostri orizzonti.

Commenti disabilitati su Comitato Provinciale 31.01.2026

Archiviato in appunti partigiani, attualità, costituzione, resistenza, varie

Comitato provinciale Società civile per il NO nel referendum costituzionale

Conferenza stampa Sabato 17 Gennaio 2026, ore 11 Sala Arta di Via Treves, 2 Parma


Nicola Maestri Presidente Comitato Provinciale Parma

Come ANPI provinciale e come componenti di questo Comitato per il No siamo convinti che di fatto questa sia una controriforma e motiviamo il nostro No a una modifica che indebolisce la magistratura nell’equilibrio con gli altri poteri della democrazia, mortifica il Parlamento e ci trascina a un giudizio referendario, opaco, divisivo e costoso.

Intanto i problemi che affliggono tanti cittadini e tante cittadine nell’accesso alla giustizia restano del tutto inalterati. Il potere può degenerare e quel delicato gioco di pesi e contrappesi cerca di evitare al meglio tali degenerazioni. 

[...]

continua

[...]

La modifica costituzionale che ci viene proposta altera questo gioco: indebolisce la magistratura mutando l’equilibrio tra i poteri esecutivo e legislativo. É buona prassi non fare paragoni azzardati perché sono periodi storici differenti, ma non possiamo nascondere di avere una ragionevole preoccupazione per gli interventi governativi in atto che stanno limitando progressivamente gli spazi di partecipazione e gli equilibri democratici così faticosamente raggiunti.

La cosiddetta legge Nordio è un attacco frontale ai fondamenti costituzionali. Non c’è neppure, se non marginalmente, una separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, nonostante quello che si dice. Perché la separazione è già in atto dopo la riforma Cartabia del 2022, che consente il passaggio una sola volta e solo cambiando regione.

Quindi passare da una carriera all’altra è difficilissimo, tanto che negli ultimi 5 anni la percentuale media dei passaggi è stata pari allo 0,31% Non è per niente una riforma della giustizia e non servirà ad accelerare i tempi dei processi. Noi crediamo che serva soprattutto per assoggettare gradualmente i magistrati al cappello governativo. Limitare tutto ciò a una battaglia tra governo e magistrati sarebbe un errore di enorme sottovalutazione.

Nel disegno di legge costituzionale infatti non c’è una riforma della giustizia diretta a rendere i processi più veloci, a rendere più facile l’accesso alla giustizia, a tutelare meglio i diritti dei cittadini. Lo riconoscono gli stessi fautori della riforma. Nessun intervento sul numero dei magistrati, del personale, dei locali, delle strutture, dell’organizzazione degli uffici giudiziari, rivolto a migliorare tempi, efficienza e qualità dei procedimenti. Anzi, il nuovo sistema costituzionale creerebbe problemi organizzativi non indifferenti.

Questo referendum riguarda eccome tutti i cittadini.

Nel 2028 festeggeremo gli ottant’anni della Costituzione.

Speriamo vivamente di arrivarci con la pienezza di queste norme.

Commenti disabilitati su Comitato provinciale Società civile per il NO nel referendum costituzionale

Archiviato in attualità, costituzione, varie

Celebrazione per 81°anniversario della strage dell’Epifania

VARANO MARCHESI, 6 GENNAIO 2026 “Il passato come avvertimento, la pace come sentimento”

Sonia Carloni Presidente ANPI Medesano

Salutiamo le Autorità civili, militari e religiose, le Associazioni combattentistiche e d’arma, le Associazioni di volontariato e Voi tutti per essere intervenuti a questa celebrazione.

Come ogni anno ci ritroviamo saldamente qui per ricordare e portare avanti la storia di quanto accaduto 81 anni fa in questa piccola comunità. E come ogni anno ci preme raccontare di nuovo cosa avvenne nella notte tra il 5 e 6 gennaio 1945.Quella notte cadde più di un metro di neve. Era la condizione ideale per dare avvio al rastrellamento nazifascista che si stava preparando già dal dicembre 1944 sulle colline attorno a Varano Marchesi, frutto di un disegno di rastrellamento ancora più ampio nella provincia. [...] 

continua

[...]

I bersaglieri della divisione "Italia" insieme alle divisioni tedesche e alla 162ma denominata “Turk” arrivati qui frugarono i boschi, le case e le stalle alla ricerca dei gruppi di partigiani.

L'ordine di sganciarsi non fu sufficiente a mettere in salvo tutti i resistenti. Non salvò nemmeno la popolazione civile, che subì comunque le conseguenze dell'aver aiutato i ribelli. Molti tra loro vengono imprigionati e torturati per estorcere delle informazioni sui gruppi di partigiani. Il bilancio dopo circa 10 giorni di terrore fu di più di 20 tra civili e partigiani uccisi, numerose persone imprigionate nelle carceri o spedite nel campo di concentramento di Mauthausen.

Una ferita aperta per molto tempo per tutta la comunità, fatta di famiglie che hanno perso i propri cari o che non sapranno per molto tempo dove fossero e in che condizioni. Come ogni anno Vi invitiamo a leggere i nomi, a guardare i volti sul monumento qui a

fianco. Vi invitiamo ad immaginare le loro esistenze, uniche ed irripetibili, a pensare alla vita che avrebbero potuto avere in un paese in pace. E come avvenne qui accadde anche in tantissime altre località italiane a nord della linea Gotica oppure nel centro e sud Italia. Le sole vittime civili delle rappresaglie nazifasciste in Italia si contano in almeno 10.000 persone. Avvicinandoci a questa data è ogni anno più difficile trovare le parole per leggere la complessa e sempre più tragica e preoccupante realtà che ci circonda.

Celebrare questa data senza approcciarci all’attualità renderebbe vano il ricordo dei caduti e di coloro che si sono spesi anche con la vita per garantire a noi un paese democratico.

Nel mondo, ormai ogni giorno, si sta alzando l’asticella di quanto è tollerabile, di quanto non è più considerato esecrabile agli occhi della cosiddetta civiltà.

Gli organismi sovranazionali (migliorabili certo) nati a seguito della Seconda guerra mondiale e riconosciuti da tutte le parti in causa oggi sono rifiutati da una classe dirigente mondiale che si ripiega sui propri interessi particolari. Lo sfregio al diritto internazionale, e alla vita stessa delle persone, operato da alcune delle maggiori potenze mondiali in questi ultimi anni (e non ultimo in questi giorni) sta ridefinendo quella che è la modalità di mantenere i rapporti tra Stati del mondo. Rapporti basati sulla volgare potenza di fuoco e su malcelati interessi economici. Tutto questo, come sempre, a discapito delle popolazioni più in difficoltà, delle minoranze, dei ceti più poveri. Un ritorno all’indietro, al peggiore Novecento, in vari stati mondiali che hanno visto una forte ondata nera di movimenti con idee reazionarie e razziste. Chi ha l’enorme responsabilità di governare in qualsiasi momento storico (e mi riferisco ora nello specifico al nostro Paese) deve ispirarsi all’articolo 11 della nostra Costituzione, sulla quale ha giurato:

“L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Facciamo poi nostro l’appello alla pace così fortemente espresso dal Presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno e ne sottolineiamo questo passaggio fondamentale:

“La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio. Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, a ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione nazionale.”


Dicevo che avvicinandoci a questa data è ogni anno più complesso trovare le parole ed è per questo che torniamo spesso da chi la tragedia della Seconda guerra mondiale l’ha vissuta e che ha partecipato al riscatto del nostro paese. Qualche giorno fa parlando di attualità con il partigiano “John”, Walter Cantoni, siamo tornati a casa con due affermazioni, semplici solo in apparenza, che ci hanno colpito profondamente e continuano a interrogarci: “il passato come avvertimento” e “la pace è un sentimento”.

Due frasi che, se ascoltate davvero, diventano una chiamata alla responsabilità, individuale e collettiva.

La prima, il passato come avvertimento, ci richiama al dovere della conoscenza della nostra storia.

Lo storico Francesco Filippi, in un articolo apparso su un giornale nazionale, afferma che:

“Alla domanda «che mi importa del passato?», io solitamente rispondo che il passato è il luogo in cui si trovano le risposte al nostro modo di guardare la realtà. È nel passato che si forma la mappa genetica del nostro vivere: se ci piacciono i capelli lunghi o corti, se dal macellaio troviamo la carne di coniglio ma non quella di gatto, se pensiamo sia normale passare otto ore al giorno lavorando, se accettiamo di vivere in pace o di morire in guerra. È tutto scritto nella stratificazione delle scelte di generazioni che ci hanno preceduto, in un’opera di sedimentazione lenta e inesorabile.” In queste parole c’è una verità profonda: nulla di ciò che siamo nasce per caso. Le nostre abitudini, le nostre convinzioni, perfino ciò che riteniamo “normale”, sono il frutto di decisioni, conflitti, rinunce e conquiste che altri hanno compiuto prima di noi.

Conoscere ciò che è stato non significa restare prigionieri del passato, ma dotarsi degli strumenti per comprendere il presente. Significa saper riconoscere i segnali, cogliere le analogie, mettersi in allarme quando riemergono dinamiche che la storia ci ha già mostrato essere pericolose. Conoscere la storia, allora, non è nostalgia: è vigilanza. È la bussola che ci aiuta a capire in quale direzione stiamo andando. La seconda affermazione, “la pace è un sentimento”, acquista un valore ancora più forte se accostata alle parole e ai richiami costanti del Presidente della Repubblica.

Dire che la pace è un sentimento significa sottrarla alla retorica e riportarla nella profondità dell’esperienza umana. Il vocabolario ci aiuta a comprendere: sentimento è, innanzitutto, l’azione di sentire, di percepire stimoli interni ed esterni; è consapevolezza di sé, della propria forza e della propria fragilità. È la capacità di riconoscere e apprezzare un valore, di distinguere ciò che è umano da ciò che lo nega.

Dire che la pace è un sentimento significa quindi riconoscerne il valore profondamente umano e affermare anche che la pace è un modo di pensare significa educare lo sguardo, la coscienza, la sensibilità. Perché la pace non è solo assenza di guerra: è rispetto, responsabilità, cura dell’altro. È una scelta quotidiana che definisce il modo in cui guardiamo il mondo e le persone che lo abitano.

Entriamo quindi in questo 2026, che porta con sé l’ottantesimo della nascita della Repubblica italiana (antifascista per costituzione) e della partecipazione (finalmente!) fondamentale delle donne al voto e alla vita pubblica, con molte preoccupazioni ma rinnovato impegno e speranza.

Cercando di scacciare la sensazione di impotenza che naturalmente potrebbe assalirci sapendo che ciascuno di noi, nel suo piccolo, può fare qualcosa di utile e sostanziale.

Come fecero i partigiani, le staffette e la popolazione civile tra queste colline.

Storia, memoria e pace, passato, sentimento e impegno: sono questi i fili che tengono insieme una comunità consapevole. Coltivarli non è un esercizio astratto, ma un atto civile, necessario, urgente. Perché solo conoscendo e sentendo davvero possiamo

mantenere e migliorare la nostra Repubblica democratica e garantirle un futuro più giusto, più umano, più degno della storia che gli antifascisti, i resistenti e le madri e padri Costituenti ci hanno consegnato.


 

Commenti disabilitati su Celebrazione per 81°anniversario della strage dell’Epifania

Archiviato in appunti partigiani, attualità, costituzione, medesano, resistenza, varie

Buone feste

Commenti disabilitati su Buone feste

Archiviato in appunti partigiani, attualità, corniglio, costituzione, resistenza, varie