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2 giugno 2023

Paolo Papotti Responsabile Nazionale Formazione ANPI

Non avevamo più una casa. Un popolo non può esistere se non ha una forma che indichi i limiti in cui i rapporti di ciascuno, delle istituzioni, segnano una potestà costituzionale, amministrativa e giuridica. Dove il popolo, cioè, possa sentirsi sicuro. È l’ora del voto, finalmente a suffragio veramente universale. È l’ora dei partiti, piccoli e grandi, rappresentati e rappresentanti. È l’alba della Repubblica. Voci eccezionali per un evento eccezionale, per tempi eccezionali. Ricostruire l’Italia dalle macerie morali e materiali lasciate dal fascismo. Dare nuove basi democratiche allo Stato italiano. 

Non solo parole legate ai numeri di una data.[...]

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Uno era il numero di prima. Un capo, un partito, un pensiero. Perché prima la matematica era una opinione… unica, appunto. Quell’uno che voleva essere tutto, che mette il meno dei numeri relativi ai risultati della storia, la cui somma è sempre zero per la dignità del popolo.

Centomila è il numero del sangue, che col suo collettivo RH positivo, in venti mesi ridisegna le condizioni per tornare alla dignità, dalle macerie dello zero negativo della dittatura. Perché senza il venticinque aprile millenovecento quarantacinque, non ci sarebbe stato il due giugno millenovecento quarantasei. 

Tutto perché ventotto milioni di italiani potessero indicare la forma dello stato. E poi numeri assoluti, percentuali, proporzioni che rappresentano le volontà di tutti. Un Parlamento che mette il segno positivo davanti la storia.

Cinquecento trentacinque uomini e ventuno donne sommano cinquecento cinquantasei genitori costituenti. 

Trecento settantacinque sedute assembleari, settantacinque i membri della commissione, diciotto il comitato di redazione, venti i mesi di lavoro. Un insieme complesso di insiemi che esprimono quattrocento cinquantatré sì e sessantadue no, in libertà che ha sempre il segno più e, da qual momento il segno per… tutti.

Numeri che non chiedono fredde dimostrazioni scientifiche, ma appassionate lucidità umane: uno sta a dittatura, come cinquecento cinquantasei sta a democrazia. Da tre quarti di secolo due, sei, millenovecento quarantasei è un oggi da settantasette anni.


Non solo parole legate ai numeri di una data, ma impegni. Come tutte le eredità, ha bisogno di continuare ad esistere sulle gambe di chi ne ha giovato. Ma soprattutto nella testa, per essere ragionata con lucidità, e nel cuore perché emani passione. Meritiamolo.


Repubblica
02.06.1946

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