TG3 Regionale
Nicola Maestri
Presidente Comitato Provinciale ANPI Parma
Parma non delude !
Non sono momenti semplici ma gli anticorpi antifascisti questa città li possiede nel suo DNA. Passano le generazioni ma questa rimane una prerogativa fondamentale. Un grazie al Sindaco Michele Guerra e all’amministrazione che non fanno mai mancare il loro sostegno. Grazie a tutte le forze democratiche, la associazioni, il sindacato, i movimenti e la società civile che in maniera coesa ha dato una dimostrazione di fermezza verso ogni rigurgito fascista. [...]
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Quello che più preoccupa è il vuoto pneumatico che si annida in quei cuori e in quelle menti.
É povertà di consapevolezza.
É un linguaggio che trascura il valore del rispetto reciproco.
É una tendenza alla banalizzazione.
Una umanità frustrata che cerca uno spazio nella società, pensando di poterselo ricavare nell’illusione di un passato condannato dalle leggi e dalla storia.
Povertà di consapevolezza, si potrebbe usare il termine ignoranti perché non conoscono, ignorano appunto, o forse non hanno potuto conoscere e, comunque, non intendono conoscere.
Linguaggio irrispettoso perché le parole hanno significati precisi e inequivocabili e blandirle come riferimento valoriale non li ascrive alla civiltà, ma alla disumanità e, nei casi peggiori, alla violenza.
Banalità, superficialità, perché non sono in grado di valutare e scindere gli esiti e le conseguenze delle loro azioni. Sicuramente si sentono sostenuti dai loro leader che, se pur parte delle istituzioni conquiste della resistenza, tacciono, perché a differenza di quanto inneggiano questi giovani, stanno ben saldi al potere. Lo sappiano i fieri giovani italici, che chi strumentalizza certi simboli o motti rischia di essere usato, più che di agire liberamente.
La società civile, attenta alla conoscenza, al rispetto e alla memoria storica, sa distinguere e riconoscere il valore di chi costruisce invece di distruggere. E la gente civile lo sa. Poi, si potrebbe osservare che la mancanza di cultura, di rispetto e di spirito critico crea terreno fertile per ideologie autoritarie e nostalgie di sistemi che la storia ha già condannato. Tant’è.
Una cosa è certa: non sono passate le squadracce di Balbo un secolo fa, non passerà la sua copia sbiadita.
Non vogliamo i fascisti nella nostra città!
Un ultimo ed enorme grazie vada a quel compagno che, mosso probabilmente da compassione per avermi visto bagnato fradicio, mi ha portato un ombrello nuovo fiammante. Avrei voluto abbracciarlo e ridarglielo ma è fuggito via, spero di farlo alla prima occasione.
Grazie a te!
Perché noi siamo comunque diversi e laddove c’è paura riaccendiamo la speranza!
Non vogliamo i fascisti nella nostra città!”
















