Archivi del mese: Luglio 2026

12.7.2026 – passaggiata sul Monte Caio

Ambra Lazzari Presidente ANPI Corniglio

Domenica 12 luglio il Monte Caio ha fatto da cornice a una camminata della memoria promossa da ANPI, un'iniziativa che ha ripercorso i principali luoghi e momenti dei rastrellamenti del 1944. L'evento ha visto la partecipazione di numerose associazioni e realtà del territorio accomunate dall'impegno per la tutela della memoria storica e dei valori della Resistenza. [...]

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Le sezioni ANPI di Corniglio, Monchio-Palanzano e Tizzano hanno organizzato l'iniziativa insieme a FIAB Parma Bicinsieme, con l'accompagnamento musicale e narrativo di Riccardo Dodi, dell'ANPI di Varano de' Melegari*. Alla giornata hanno preso parte anche i soci delle sezioni ANPI di Sala Baganza, Parma – Sezione Laura e Lina Polizzi, Traversetolo e Sorbolo.

L'iniziativa si è trasformata in un significativo momento di riflessione collettiva, scandito dal cammino, dagli incontri e dalla condivisione delle testimonianze legate a una delle pagine più drammatiche della storia del territorio. Un'occasione per rinnovare il valore della memoria come strumento di conoscenza e consapevolezza, ribadendo l'attualità dei principi di democrazia, libertà e antifascismo che animarono la Resistenza. La partecipazione di tante associazioni e cittadini ha confermato come il fare rete rappresenti uno degli strumenti più efficaci per custodire il patrimonio storico e trasmetterlo alle nuove generazioni. Un impegno condiviso che guarda al futuro, nella convinzione che la memoria, coltivata insieme, costituisca il fondamento di una società più consapevole e democratica

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82° anniversario della Battaglia di Luneto del 14 luglio 1944

POZZOLO, 12 LUGLIO 2026

ORAZIONE UFFICIALE

Stefano Cresci Vice Presidente COMITATO PROVINCIALE ANPI PARMA

Buongiorno a tutti,

ringrazio le autorità civili, le Associazioni e tutti voi intervenuti per questa importante commemorazione e il parroco dal quale abbiamo ascoltato parole semplici e profonde, che hanno toccato il nostro cuore e la nostra mente. Il combattimento avvenne il 14 luglio 1944 dal bivio di Luneto fino al Mulino di Pozzolo. Era in atto un rastrellamento, i partigiani del distaccamento Forni avevano il compito di contrastare l’avanzata da Pellegrino delle truppe Tedesche, al fine di consentire alle formazioni di stanza a Bardi di ritirarsi. Lo scontro fu durissimo e, nonostante i tedeschi fossero superiori in armi e uomini, subirono gravissime perdite e poterono raggiungere Bardi solo dopo due giorni, quando i resistenti si erano ormai allontanati da quella zona. La battaglia di Luneto, che qui ricordiamo, costò la vita a cinque partigiani: Rolando Vignali “Kruger “, a cui fu assegnata la medaglia d’oro al valore militare; Vittorio Sorenti “Tempesta”, Carlo Bottoni “Tom”, Emilio Vignali “Tego”, Armando Leone “Carlos”, tutti decorati con la medaglia d’argento al valore. Due furono i feriti, colpiti dalla stessa mitragliatrice Roberto

Mazzoni (un proiettile gli trapasso l’intestino senza ledere organi vitali) e lo stesso Comandante del Distaccamento “Forni” era il Salsese Luigi Marcoaldi, nome di battaglia “Vittorio”, allora ventunenne colpito gravemente al braccio destro. Amputato l’arto ebbe però così salva la vita. [...] 

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Nei giorni scorsi - vi confido - mi sono lungamente interrogato sulle parole da pronunciare in questa importante occasione. Parole non retoriche o di circostanza di fronte a tale simile tragedia.

Mi sono venute in mente solo domande, da pormi e da fare a voi che siete qui intervenuti. Onorare la memoria di quei ragazzi, il più anziano aveva 24 anni, è comportarsi quotidianamente seguendo i valori rappresentati pienamente nella Carta costituzionale, ove non compare mai la parola antifascista perché non ve n’era il bisogno. Infatti, la società disegnata in quel mirabile documento dai Resistenti, appartenenti alle più svariate aree politiche, era plasticamente antitetica a quella della violenza, della sopraffazione e del nepotismo voluta dal regime fascista, di cui qualcuno oggi incredibilmente ha ancora nostalgia.

A questa deriva culturale evidente dobbiamo anteporre la nostra libertà e la volontà di essere parte della nostra comunità o dell’Umanità intera. Infatti, per essere pienamente liberi bisogna partecipare attivamente alla vita pubblica e incontrare altre persone per proporre un mondo

diverso, più umano e giusto. Un mondo dove l’Altro non è un nemico da dileggiare o distruggere, ma una persona che vive la sua esistenza insieme a noi e merita il nostro rispetto.

Essere liberi non significa fare tutto ciò che si vuole: la libertà si sostanzia nella possibilità di essere soggetti attivi di ogni decisione che ci riguardi, senza delegare ad altri il compito di indirizzare le nostre vite.

Solo la partecipazione attiva alle vicende della nostra vita ci può affrancare, può darci la possibilità di confrontare le nostre idee, di condividerne altre ed in definitiva di vedere

affermata la nostra vera libertà. 

Partecipazione, è questa la via da perseguire per affermare il nostro diritto/dovere di essere uomini liberi; per realizzare, infatti, un Paese dove tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, e per riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell'uomo, è necessario però l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Partendo proprio da quei doveri, alla base della società immaginata dai Padri costituenti, vorrei allora porvi alcune domande: 

Concorriamo alle spese pubbliche, versando le tasse in ragione della nostra capacità contributiva?


Siamo fedeli alla Repubblica e osserviamo costantemente la nostra Costituzione e le leggi?


I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche adempiono con disciplina ed onore ai loro

compiti?
E noi vigiliamo attentamente sul loro operato?


Utilizziamo quotidianamente parole di pace e di umanità, contrastando le ingiustizie e la

violenza?

Difendiamo e protestiamo quando si ledono diritti inviolabili, per esempio, quello della salute?


Ci ribelliamo alla distruzione del sistema culturale e al piegarsi a logiche mercantili della Istruzione pubblica?


Senza il diritto universalistico alle cure sanitarie, un accesso all’istruzione di qualità per i nostri giovani, un sistema culturale e di informazione evoluti un Paese può dirsi veramente democratico?


Ci indigniamo per la distruzione sistematica dell’ambiente in cui viviamo e per la continua cementificazione del territorio?

Ci comportiamo nel nostro quotidiano con coerenza

salvaguardando i luoghi in cui viviamo?


Di fronte allo schiavismo moderno, dilagato anche nel nostro Paese, e alle disuguaglianze sostanziali ormai palesi, concretamente cosa stiamo facendo?


Ci stiamo impegnando in prima

persona?


I continui inneggiamenti al Fascismo, effettuati da persone elette e/o sedute in Parlamento, sono comportamenti accettabili?


Non dobbiamo sentirci impotenti, ogni cambiamento parte dalla singola scelta di ognuno di noi e “Kruger” con i suoi compagni certamente hanno dovuto affrontare sfide molto più impegnative delle nostre, affrontando violenze, guerre e miseria, per noi non immaginabili fino alle estreme conseguenze.


Ora vi lascio alle giuste riflessioni, con l’impegno di seguire concretamente i valori indicati dalla Costituzione,  partecipando alla vita pubblica e coinvolgendo altre persone per migliorare questo mondo.

Tutto ciò onorerà la memoria di questi giovani uomini morti per consegnarci un Paese libero, democratico e in pace.

Perché come diceva il mai ricordato abbastanza Vittorio Foa: “Se vogliamo che le cose migliorino dobbiamo pensare che possano migliorare; la scelta è tra un mondo di possibilità e

un mondo di fallimenti”.

Viva la Resistenza

Viva la Repubblica Italiana 

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