Ambra Lazzari Presidente ANPI Corniglio
Ringrazio le autorità, i rappresentanti delle istituzioni, e tutte le cittadine e i cittadini per essere presenti qui oggi.
A nome della sezione ANPI di Corniglio e delle tre associazioni partigiane ANPI, ALPI e ANPC, che oggi rappresento e di cui porto il saluto, vorrei condividere con voi una riflessione.
E vorrei farlo partendo da un’immagine.
Bosco di Corniglio, la mattina del 17 ottobre 1944: il rumore delle armi rompe la quiete del paese e la violenza irrompe nelle sue strade. Le case vanno a fuoco, il fumo invade le strade, trasformate in un campo di battaglia.
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E poi il silenzio, il dolore, il difficile compito di chi è sopravvissuto e deve trovare la forza di andare avanti.
Un attacco nazifascista colpisce il Comando Unico partigiano. Sei uomini perdono la vita: Pablo, Renzi, Penola, Enzo, Boeri e Settimio.
Sei nomi che oggi pronunciamo con rispetto. Ma dietro quei nomi ci sono sei persone, sei vite, sei storie interrotte. Uomini che avevano scelto di opporsi alla dittatura e all’occupazione nazifascista, consapevoli che quella scelta poteva costare loro tutto.
Non erano eroi perché non conoscevano la paura. Erano uomini che, nonostante la paura e il rischio, avevano deciso da che parte stare.
Eppure, la storia di Bosco non si ferma alla tragedia di quel giorno. Ed è proprio quello che accadde dopo che vorrei ricordare insieme a voi.
Il giorno successivo, i superstiti decisero che il Comando avrebbe continuato a operare. La lotta non poteva interrompersi. Ma nei giorni seguenti si aprì anche un confronto su chi dovesse guidarlo.
Da una parte, una nomina imposta dall’alto; dall’altra, le brigate partigiane che rivendicavano il diritto di scegliere democraticamente i propri rappresentanti. Il contrasto fu risolto attraverso un compromesso, per evitare una frattura e consentire alla Resistenza di proseguire.
Fermiamoci un momento su questo passaggio.
Quegli uomini erano in guerra. Avevano perso compagni, avevano visto la violenza da vicino, sapevano che ogni giorno poteva essere l’ultimo. Eppure, anche in quelle condizioni, la questione di come prendere le decisioni, di chi fosse legittimato a prenderle e di quale voce dovesse essere ascoltata non era affatto secondaria.
Non bastava combattere per la libertà. Bisognava anche provare a praticarla.
Ecco perché la Resistenza non è stata soltanto una lotta militare contro un esercito occupante e un regime dittatoriale. È stata anche un laboratorio di democrazia, con tutte le sue difficoltà, i suoi contrasti e la necessità di trovare soluzioni condivise.
La democrazia, infatti, non nasce quando tutti sono d’accordo. Nasce quando le differenze possono esprimersi senza essere cancellate dalla forza, quando il dissenso non diventa una colpa e quando nessuno può pretendere di avere sempre l’ultima parola soltanto perché è più forte.
Da quella esperienza, da quella lotta e da quella pluralità di idee è nata anche la nostra Costituzione.
Oggi la leggiamo, la citiamo, la celebriamo. Ma forse dovremmo chiederci più spesso quanto la mettiamo davvero in pratica.
Perché la libertà non è soltanto poter dire ciò che si pensa. È anche poterlo fare senza paura.
Non è soltanto avere dei diritti scritti sulla carta, ma poterli esercitare concretamente. Non è soltanto essere uguali davanti alla legge, ma lavorare perché la dignità e le opportunità non dipendano dal luogo in cui si nasce, dalle proprie condizioni economiche o dalla possibilità di far sentire la propria voce.
La Costituzione non è un oggetto da custodire sotto una teca. È uno strumento con cui leggere il presente, riconoscere le ingiustizie e capire quando i diritti di qualcuno rischiano di diventare meno importanti di quelli di qualcun altro.
E questo riguarda tutti noi.
Riguarda il modo in cui trattiamo chi è diverso da noi, chi arriva da lontano, chi è più fragile, chi non ha il potere di difendersi da solo. Riguarda il rispetto delle istituzioni, ma anche la capacità delle istituzioni di rispettare le persone. Riguarda la partecipazione alla vita pubblica, perché la democrazia non può ridursi al gesto di mettere una scheda in un’urna ogni tanto, per poi lasciare che siano sempre altri a decidere.
E riguarda anche l’indifferenza.
Perché la libertà non viene minacciata soltanto da chi la nega apertamente. Può indebolirsi anche quando smettiamo di interessarci agli altri, quando pensiamo che un diritto violato non ci riguardi, purché non sia il nostro. Quando ci convinciamo che la democrazia sia qualcosa di scontato, destinato a durare comunque, senza bisogno del nostro impegno.
Ottantadue anni ci separano da quel 17 ottobre. Il mondo è cambiato, le condizioni sono diverse e sarebbe sbagliato sovrapporre semplicemente il presente a quel passato. Ma alcune domande restano attuali.
Chi decide? In nome di chi? Chi viene ascoltato? E quanto siamo disposti a fare perché la libertà non sia un privilegio riservato a chi ha più forza, più mezzi o più possibilità?
Sono domande che i partigiani di Bosco si posero in circostanze estreme. Sono domande che noi possiamo e dobbiamo porci in una società libera, proprio perché abbiamo la possibilità di farlo.
Come associazioni partigiane, abbiamo il compito di custodire questa memoria. Ma custodire non significa imbalsamare la storia, ripetere ogni anno le stesse parole o trasformare i caduti in figure lontane, appartenenti a un tempo che non ci riguarda più.
Significa restituire loro la complessità delle persone che furono. Raccontare le loro scelte, le loro difficoltà, il prezzo che pagarono. E fare in modo che la loro storia continui a interrogare la nostra coscienza.
Oggi siamo qui, a Bosco di Corniglio, non soltanto per guardare indietro, ma per assumere una responsabilità verso il futuro.
Ai sei caduti dobbiamo la memoria. Alla Costituzione dobbiamo rispetto e attuazione. Alle generazioni che verranno dobbiamo la possibilità di vivere in un Paese in cui la libertà, i diritti e la dignità di ogni persona non siano mai considerati concessioni, ma patrimonio comune.
Perché la libertà non si eredita una volta per tutte.
Si eredita, sì, ma soltanto se siamo capaci di esercitarla, difenderla e trasmetterla.
Onore ai caduti della Resistenza.
Viva la libertà, viva la Costituzione, viva la Repubblica democratica e antifascista.
Grazie.
