Archivi del mese: Agosto 2026

25.8.2026 – Commemorazione Mariano Lupo

ORAZIONE UFFICIALE Dott. Davide Conti

riprese Diego Bigi


Giulio Varacca Comitato Provinciale ANPI Parma

Gent.mi familiari di Mariano, Sindaco Guerra, Autorità, Amici, Compagni, a voi tutti giungano i saluti del Comitato Provinciale ANPI Sono passati 54 anni da quell'estate. Allora l'Italia era attraversata da un profondo risveglio sociale e dalla richiesta di dignità, emancipazione, libertà. Si chiedeva la piena applicazione della Costituzione nella realtà quotidiana. Impegno, per altro, che resta ancora attuale E così a caratterizzare la decade degli anni Settanta arrivarono lo Statuto dei Lavoratori, la legge sul divorzio, ribadito anche referendum popolare, e fu la prima volta, e ancora le tutele per la maternità, gli asili nido pubblici, la riforma del diritto di famiglia, la nascita delle Regioni, il Servizio Sanitario Nazionale. Non furono conquiste concesse dall'alto, ma frutto della straordinaria spinta delle lotte dell’Autunno Caldo del movimento operaio, dei movimenti studenteschi, delle lotte straordinarie del femminismo, del sindacato, dei partiti progressisti. Ma proprio mentre la democrazia avanzava, la reazione eversiva non tardò a manifestarsi.

[...]

 

continua

[...]

Quando alle domande di riscatto e di emancipazione non si seppe oppure non si volle rispondere sul piano politico, la risposta delle forze reazionarie divenne quella che Antonio Gramsci aveva individuato come fondante e identitaria del fenomeno fascista: la violenza.

E così alle domande di dignità, di emancipazione, di lavoro si rispose con le pistole;

alle domande di giustizia sociale con le bombe; 

alle domande di partecipazione democratica con la paura.


È da qui che dobbiamo partire per comprendere l'omicidio di Mariano Lupo.


Mariano è un ragazzo di soli 19 anni, operaio edile, emigrato a Parma per trovare paga e dignità nel lavoro. Lavoro che non trova nella sua Sicilia. Le istanze di quei giorni sono le sue e le rivendica militando nella sinistra extraparlamentare, in Lotta Continua, con la forza di quel pensiero comunista che insieme alle culture cattolica, socialista, liberale e azionista repubblicana, ha sconfitto il nazifascismo e scritto - scritto!  e vale la pena ricordarlo sempre - la nostra Carta costituzionale.

E quello di Mariano — "Mario" per i Compagni — è un impegno quotidiano. Un impegno ben noto ai fascisti, tanto che un mese prima, il 28 luglio, lo aggrediscono per la partecipazione alle denunce contro lo squadrismo nero. Denunce contro violenze fisiche, contro gli attacchi alle sedi antifasciste della città, compreso l’attacco con bottiglie incendiarie all’ospedale psichiatrico di Colorno, allora occupato da studenti e lavoratori. Occupato la dignità dei malati ! Sono gli anni di Basaglia, Tommasini, della legge 180 

Di fronte a questa spinta democratica, che vede tra i suoi protagonisti anche Mariano, scatta la risposta fascista. E Mariano viene riconosciuto, aggredito e assassinato, secondo la consueta prassi squadrista: il branco contro uno. Solo, indifeso. Per quel delitto verranno inquisiti e condannati, fascisti locali, militanti del MSI  vicini ad Ordine Nuovo.


Come stabilirà la sentenza definitiva, in modo chiarissimo: si trattò di omicidio politico. Questo significa per noi Mariano Lupo

Ed è per questo motivo che la scelta effettuata dall'Amministrazione Comunale di Parma di intitolare una strada a Mariano, proprio nei pressi del luogo in cui fu barbaramente ucciso, è un atto dal grande valore simbolico e profondamente antifascista. Atto doveroso, ma per il quale ringraziamo con trasporto: perchè è tutta la città di Parma, medaglia d’oro per la Resistenza, che riconosce formalmente e ufficialmente il sacrificio di questo giovane operaio, consacrando la sua memoria a nuova figura della Resistenza democratica del Paese, un vero e proprio "nuovo partigiano" di diritti e libertà.

Ecco che ricordare Mariano Lupo – anche nella toponomastica della nostra città – non è un tributo nostalgico. È un dovere politico e civile che parla direttamente al nostro presente. 

Mariano ci parla di allora, certo: degli anni Settanta, quando lottava per un paese più giusto e l’eversione nera colpiva per impedire che la Costituzione entrasse nelle fabbriche e nella società. 

Ma Mariano ci parla di oggi, invitandoci a lottare per impedire il tentativo sistematico di svuotare, quella stessa Carta, dall'interno.

Guardiamo all'Italia di oggi con profonda preoccupazione. Assistiamo a un disegno coordinato e strutturato che intende scardinare l'architettura della nostra Repubblica e riscrivere il patto sociale nato con la Costituzione. 

Si pensi ai tentativi di riscrittura dell'assetto istituzionale e alle tentazioni di leggi elettorali maggioritarie e truffaldine.

Riscrittura con cui si punta a concentrare il potere nell’esecutivo, riducendo la centralità del Parlamento - immaginandone evidentemente il superamento - ed assegnando la rappresentanza democratica a mero orpello.

Ma ciò che inquieta di più è la parallela compressione degli spazi di confronto democratico. Attraverso un uso distorto, quasi patologico, della decretazione d'urgenza, dei cosiddetti "decreti sicurezza", si sta costruendo un clima di penalizzazione e criminalizzazione del dissenso sociale. 

Si risponde con il codice penale e con le strette repressive a chi protesta per il clima, a chi sfila per il lavoro, a chi esprime un'idea diversa di società, a chi lotta per la Pace, contro la Guerra, contro il genocidio a Gaza! Si vuole una cittadinanza silenziata, passiva, addomesticata.

E a questa stangata contro le libertà democratiche si accompagna un’offensiva culturale e revisionista, che parte dalla gogna mediatica dei social, ed arriva ad investire, in modo assai più preoccupante, i vertici stessi dello Stato.


Con la consueta calma e pacatezza che ci distingue, ma con altrettanta, necessaria fermezza e lucidità, avvertiamo il dovere civile di denunciare questo grave e continuo tentativo di revisionismo storico. 

Affermare che il giudizio sul fascismo sia variabile, quasi dipendesse dallo sguardo di chi c’era allora o dalla prospettiva di chi osserva oggi — come dichiarato di recente dalla Presidente del Consiglio — rappresenta un’affermazione gravissima e del tutto inaccettabile. Ridurre la pagina buia del Ventennio a una semplice questione di percezione temporale significa tentare di assolvere una dittatura che ha soppresso la libertà, distrutto la democrazia, perseguitato con torture e omicidio gli oppositori, emanato le leggi razziali e trascinato l'Italia nella tragedia della guerra.

È la stessa impostazione ideologica che ritroviamo nelle riletture degli accadimenti di Viale Abruzzi a Milano dell’agosto ‘44, oppure nei preoccupanti inviti a proseguire ipotetiche e strumentali piste d'indagine sulla strage di Bologna — questa volta ventilate dal Presidente del Senato — che ignorano le verità processuali definitive sulla matrice neofascista, infangando il lavoro della magistratura e la memoria delle vittime. 

Fino ad arrivare alle farneticanti dichiarazioni di un consigliere comunale di Genova, volte ad attribuire presunti meriti nella salvezza del porto alla Xª MAS: reparto criminale responsabile di torture, esecuzioni sommarie e spietati rastrellamenti contro partigiani e civili.

Tentativi maldestri di alterare la verità che abbiamo visto applicare, purtroppo, anche a fatti accaduti lo scorso ottobre proprio nella nostra città. Di fronte alle canzonacce fasciste sbraitate dentro e fuori la sede locale di Fratelli d'Italia, sempre il presidente del Senato ha avuto l’ardire di derubricarli ad una marachella di semplice "folklore".

No, non è folklore!

Non sono folklore i canti nostalgici del ventennio! Non è folklore celebrare la marcia su Roma. Non è folklore l'apologia del fascismo. E non è folklore quella violenza ideologica e materiale che oggi si ripropone, come nel recente vile tentativo di incendiare la sede del Fronte Comunista nell’Oltretorrente di Parma. Non è folklore, bensì la stessa matrice culturale del ventennio.

Una offesa alla storia antifascista di questa città, una ferita alla memoria di chi per la democrazia ha dato la vita, sulla Barricate e nella Resistenza, prima; ed anche di chi oltre cinquanta anni fa si oppose a quelle violenze, come Mariano Lupo. E per questo abbiamo il dovere civile di non tacere. 

Ci chiede di non tacere anche Mariano con il suo sacrificio. Sacrificio di un ragazzo di 19 anni, immigrato nella nostra città, un militante, che lottava per il riscatto, dignità e emancipazione, caduto, per mano fascista.

Un sacrificio che impone il rispetto e la consapevolezza che Parma era -  è - e resterà, città Antifascista ! 





Mariano Lupo 2026-08-25

Archivio Diego Bigi

Commenti disabilitati su 25.8.2026 – Commemorazione Mariano Lupo

Archiviato in appunti partigiani, attualità, costituzione, fascismo, parma, varie

5.8.2026 – Commemorazione Barricate 1922

Andrea Rizzi Responsabile Memoria CGIL Parma



Nicola Maestri Presidente Comitato Provinciale ANPI Parma

Care cittadine, cari cittadini, ci ritroviamo oggi in un luogo simbolo di una memoria che appartiene non soltanto alla storia di Parma, ma alla storia della democrazia italiana. Sembrerà retorico e banale ciò che sostengo, ma in questo momento storico è sempre più necessario ribadire che celebrare le Barricate del 1922 significa rendere omaggio a donne e uomini che, in un momento decisivo, scelsero di non voltarsi dall'altra parte. E questo non deve diventare retorico e banale perché c’è molta differenza tra avere il coraggio di scegliere di militare da una parte piuttosto che un’altra come hanno scelto persone del popolo: operai, artigiani, commercianti, madri, giovani, anziani, abitanti dei rioni dell’Oltretorrente, persone diverse per provenienza, estrazione sociale, mestiere e idee, unite però da una convinzione più forte di ogni differenza: quella che la libertà meritasse di essere difesa. [...]

continua

[...]

Le Barricate non furono soltanto un'opera costruita con pietre, carri, mobili, legno, lastroni divelti dalle strade e dai marciapiedi e tutto ciò che il popolo aveva a disposizione, furono un'opera costruita con il coraggio. Furono la dimostrazione che una comunità, quando si riconosce nei valori della giustizia, dell'equità e della dignità umana, può diventare più forte della paura. Dobbiamo cercare di ricreare questo senso di Comunità anche a partire dai quartieri, in un’ottica identitaria in cui l’identità è tale solo se sa relazionarsi, contaminarsi, aprirsi, in grado dunque di proiettarsi verso un’idea di forte collettività e condivisione. In quei giorni dell'agosto 1922,

Parma mostrò all'Italia e all'Europa che il fascismo non era inevitabile. Che all'arroganza della violenza e della protervia si poteva opporre la forza della solidarietà. Che all'odio si poteva rispondere con l'unità. Che la rassegnazione non era l'unica scelta possibile.

Le donne e gli uomini delle Barricate ci hanno lasciato un'eredità preziosa. Non ci hanno consegnato soltanto il ricordo di una battaglia, ma un esempio di responsabilità civile. Ci hanno insegnato che la libertà non è un dono acquisito per sempre, ma una conquista quotidiana, che richiede attenzione, partecipazione e coraggio.

Oggi non siamo chiamati a costruire barricate con materiali di fortuna. Le nostre barricate sono diverse, ma non meno necessarie. Sono le barriere che innalziamo contro l'indifferenza, contro l'ingiustizia, contro ogni forma di discriminazione, contro il linguaggio dell'odio, contro la cultura della sopraffazione. Sono le difese che costruiamo quando scegliamo il dialogo invece della violenza, quando proteggiamo i diritti di chi è più fragile, quando difendiamo la verità dai tentativi di manipolazione, quando ci assumiamo la responsabilità di essere cittadini e non semplici spettatori.

Anche oggi esistono sfide che mettono alla prova la qualità della nostra democrazia. Esistono nuove paure, nuove divisioni, nuove tentazioni di cercare risposte semplici a problemi complessi. Ed è proprio in questi momenti che il ricordo delle Barricate acquista un significato ancora più profondo.

Ci ricorda che la forza di una comunità non nasce dall'esclusione, ma dall'inclusione.

Non dalla chiusura, ma dalla partecipazione.

Non dall'individualismo, ma dal senso di appartenenza.

Appartenere a una comunità significa riconoscere che il destino di ciascuno è intrecciato con quello degli altri. Significa sapere che la libertà dell'uno dipende anche dalla libertà dell'altro. Significa comprendere che la giustizia non è un privilegio da difendere, ma un bene comune da costruire insieme.

Le Barricate del 1922 ci parlano ancora perché furono il simbolo di una città che non accettò di rinunciare alla propria dignità. Una città che comprese come il coraggio non fosse l'assenza della paura, ma la capacità di scegliere ciò che è giusto nonostante la paura.

Per questo oggi il nostro ricordo non può essere soltanto commemorazione. Deve essere impegno. Impegno a custodire i valori costituzionali che da quella stagione di lotte hanno trovato piena realizzazione.

Impegno a difendere la democrazia ogni volta che viene indebolita dalla disinformazione, dall'intolleranza, dalla violenza o dall'indifferenza. Impegno a trasmettere alle giovani generazioni non soltanto i fatti della storia, ma il loro significato.

Le Barricate ci insegnano che nessuno costruisce il futuro da solo. Si costruisce insieme, come insieme furono costruite quelle difese improvvisate che divennero il simbolo di una resistenza morale prima ancora che materiale.

Che questa memoria continui a essere una guida.

Che il coraggio di allora alimenti la responsabilità di oggi.

Che il senso di comunità che rese forte Parma nel 1922 continui a ispirare il nostro cammino.

E che, ogni volta che saremo chiamati a scegliere tra indifferenza e partecipazione, tra paura e solidarietà, tra egoismo e bene comune, sapremo essere degni dell'esempio che quelle donne e quegli uomini ci hanno lasciato.

Perché le Barricate non appartengono soltanto al passato.

Sono una responsabilità affidata al nostro presente.

E saranno una speranza per il futuro.

Viva Parma, viva la libertà, viva la democrazia.

Viva le barricate che si oppongono alla violenza fascista vecchia e nuova.

Per citare le parole di Albertina Soliani: “I capi stanno facendo deragliare il mondo. Solo i popoli possono fermarli. Noi siamo i popoli.”

Balbo, té pasé l’Atlantic mo miga la Pärma!


Carmen Motta Presidente Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea Parma

Ringrazio per il consueto invito CGIL Parma. Saluto , anche a nome di Isrec, Il Sindaco Guerra , il Consigliere Torreggiani in rappresentanza della Provincia, Nicola Maestri in rappresentanza delle Associazioni Partigiane e tutti/e voi presenti. 104 anni dall'agosto 1922. I fatti sono testardi, lo credo da sempre, ce lo insegna la storia. E questo monumento ce lo ricorda con i nomi dei protagonisti di allora, persone, quindi vite vere, che non si arresero, non accettarono il dato di realtà della marcia inarrestabile del fascismo nel paese. Illusi? Inconsapevoli? Non penso, certamente non chi guidava, come Guido Picelli, la rivolta contro Italo Balbo e il numero soverchiante delle sue milizie squadriste responsabili, da tempo, di aggressioni efferate contro lavoratori, civili e antifascisti. [...]

continua

[...]

Quegli "Arditi" ci credettero, ci provarono, chiesero al popolo dei quartieri popolari di stare unito, unito!!, di vincere la paura, di lottare per tutta la città!! E vinsero. Una battaglia, certo, fu per poco, ma posero le basi, le radici della successiva resistenza antifascista.

Le Barricate del '22 furono l'evento politico-sociale più carico di valore simbolico per la storia di Parma del '900 e lo divennero per l'Italia, mirabilmente onorato da Attilio Bertolucci nella poesia incisa su queste lastre, il cui verso finale " vincenti per qualche giorno vincenti per tutta la vita" ci ricorda, per sempre, che nella sciagurata estate del 1922, preparatoria della lunga nera notte della dittatura, da Parma arrivò il monito che si doveva lottare per riconquistare la democrazia, la libertà, i diritti inalienabili della persona, diffondendo semi profondi per il riscatto dell'Italia.


Ieri, oggi, domani, cosa ci comunicano quei fatti "testardi" del '22?

Quale il loro valore?

Come possono parlare alle giovani generazioni?


Con un "fatto" fondamentale certo, che la storia ci consegna; paura, ignoranza, egoismo, disumanità, poteri assoluti, fanno implodere il mondo. Tutto, senza eccezioni.


Agli smemorati, ai pifferai dell'odio, ai negatori della nostra storia, e non solo, ai commentatori pelosi che non vogliono pronunciare parole nette, pur ricoprendo alti ruoli istituzionali, a loro ribadiamo e ribadiremo che l'antifascismo, la Resistenza, la Costituzione sono il frutto corale di vite umane che ci hanno creduto fino alla morte, che non si sono arrese, che hanno sperato senza alcuna certezza sul proprio e altrui destino, con la straordinaria consapevolezza, però, che il loro impegno e la loro lotta sarebbero stati decisivi per il futuro.


La nostra Costituzione è il fatto inequivocabile della loro vittoria per tutti/e. Senza se e senza ma.

Il faro che ancora ci guida e, perchè no, ci conforta in questi tempi di memoria labile e di scarsissima coscienza morale prima ancora che politica e storica.

E' la sfida di sempre che raccogliamo anche oggi con passione civile e amore, sì amore, per l'Italia democratica e un mondo più umano.


Commenti disabilitati su 5.8.2026 – Commemorazione Barricate 1922

Archiviato in appunti partigiani, attualità, costituzione, fascismo, parma, varie