Archivio della categoria: attualità

liliana segre: discorso 13 ottobre

 «L’anniversario della marcia su Roma una vertigine. Attuare la Costituzione, combattere l’odio»


Liliana Segre ha aperto la XIX legislatura da presidente provvisorio del Senato rivolgendo un pensiero a Papa Francesco e al presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano


«Rivolgo un caloroso saluto al presidente della Repubblica, a quest’aula e rivolgo un pensiero a Papa Francesco». Liliana Segre ha aperto così la XIX legislatura da presidente provvisorio del Senato. Ha poi letto un messaggio del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, cui ha rivolto «auguri nella speranza di poterlo rivedere presto ristabilito in Senato».


Di seguito il discorso pronunciato a Palazzo Madama. [...]

continua

[...]

Incombe su tutti noi, in queste settimane, l’atmosfera agghiacciante della guerra tornata nella nostra Europa, vicino a noi, con tutto il suo carico di morte, distruzione, crudeltà, terrore, in una follia senza fine.


Mi unisco alle parole puntuali del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «La pace è urgente e necessaria. La via per ricostruirla passa da un ristabilimento della verità, del diritto internazionale, della libertà del popolo ucraino».


Oggi sono particolarmente emozionata di fronte al ruolo che in questa giornata la sorte mi riserva. In questo mese di ottobre, nel quale cade il centenario della marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca proprio a me assumere momentaneamente la Presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica. Il valore simbolico di questa circostanza casuale si amplifica nella mia mente, perché — vedete — ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre ed è impossibile, per me, non provare una specie di vertigine ricordando che quella stessa bambina che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco della scuola elementare. E oggi si trova, per uno strano destino, addirittura sul banco più prestigioso del Senato.


Il Senato della XIX legislatura è un’istituzione profondamente rinnovata non solo negli equilibri politici e nelle persone degli eletti, non solo perché per la prima volta hanno potuto votare anche per questa Camera i giovani dai diciotto ai venticinque anni, ma anche e soprattutto perché per la prima volta gli eletti sono ridotti a duecento.


L’appartenenza a un così rarefatto consesso non può che accrescere in tutti noi la consapevolezza che il Paese ci guarda, che grandi sono le nostre responsabilità, ma al tempo stesso grandi le opportunità di dare l’esempio.


Dare l’esempio non vuol dire solo fare il nostro semplice dovere, cioè adempiere al nostro ufficio con disciplina e onore, impegnarsi per servire le istituzioni e non per servirsi di esse. Potremmo anche concederci il piacere di lasciare fuori da questa Assemblea la politica urlata, che tanto ha contribuito a far crescere la disaffezione dal voto, interpretando invece una politica alta e nobile che, senza nulla togliere alla fermezza dei diversi convincimenti, dia prova di rispetto per gli avversari, si apra sinceramente all’ascolto, si esprima con gentilezza, perfino con mitezza.



Le elezioni del 25 settembre hanno visto - come è giusto che sia - una vivace competizione tra i diversi schieramenti che hanno presentato al Paese programmi alternativi e visioni spesso contrapposte. Il popolo ha deciso: è l’essenza della democrazia. La maggioranza uscita dalle urne ha il diritto-dovere di governare; le minoranze hanno il compito altrettanto fondamentale di fare opposizione.


Comune a tutti deve essere l’imperativo di preservare le istituzioni della Repubblica, che sono di tutti, che non sono proprietà di nessuno, che devono operare nell’interesse del Paese e devono garantire tutte le parti.


Le grandi democrazie mature dimostrano di essere tali se, al di sopra delle divisioni partitiche e dell’esercizio dei diversi ruoli, sanno ritrovarsi unite in un nucleo essenziale di valori condivisi, di istituzioni rispettate, di emblemi riconosciuti.


In Italia il principale ancoraggio attorno al quale deve manifestarsi l’unità del nostro popolo è la Costituzione repubblicana che - come dice Piero Calamandrei - è non un pezzo di carta, ma il testamento di 100.000 morti caduti nella lunga lotta per la libertà; una lotta che non inizia nel settembre del 1943, ma che vede idealmente come capofila Giacomo Matteotti.



Il popolo italiano ha sempre dimostrato grande attaccamento alla sua Costituzione, l’ha sempre sentita amica. In ogni occasione in cui sono stati interpellati, i cittadini hanno sempre scelto di difenderla, perché da essa si sono sentiti difesi. Anche quando il Parlamento non ha saputo rispondere alla richiesta di intervenire su normative non conformi ai principi costituzionali — e purtroppo questo è accaduto spesso — la nostra Carta fondamentale ha consentito comunque alla Corte costituzionale e alla magistratura di svolgere un prezioso lavoro di applicazione giurisprudenziale, facendo sempre evolvere il diritto.


Naturalmente anche la Costituzione è perfettibile e può essere emendata, come essa stessa prevede all’articolo 138, ma consentitemi di osservare che, se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la Costituzione, peraltro con risultati modesti, talora peggiorativi, fossero state invece impiegate per attuarla, il nostro sarebbe un Paese più giusto e anche più felice.


Il pensiero corre inevitabilmente all’articolo 3, nel quale i padri e le madri costituenti non si accontentarono di bandire quelle discriminazioni basate su sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, che erano state l’essenza dell’ancien régime.


Essi vollero anche lasciare un compito perpetuo alla Repubblica: «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».


Non è poesia e non è utopia. È la stella polare che dovrebbe guidarci tutti, anche se abbiamo programmi diversi per seguirla: rimuovere gli ostacoli.


Le grandi Nazioni, poi, dimostrano di essere tali anche riconoscendosi coralmente nelle festività civili, ritrovandosi affratellate attorno alle ricorrenze scolpite nel grande libro della storia patria. Perché non dovrebbe essere così per il popolo italiano? Perché mai dovrebbero essere vissute come date divisive, anziché con autentico spirito repubblicano, il 25 aprile, festa della Liberazione, il 1° maggio, festa del lavoro, il 2 giugno, festa della Repubblica?


Anche su questo tema della piena condivisione delle feste nazionali, delle date che scandiscono un patto tra le generazioni, tra memoria e futuro, grande potrebbe essere il valore dell’esempio, di gesti nuovi e magari inattesi.


Altro terreno sul quale è auspicabile il superamento degli steccati e l’assunzione di una comune responsabilità è quello della lotta contro la diffusione del linguaggio dell’odio, contro l’imbarbarimento del dibattito pubblico e contro la violenza dei pregiudizi e delle discriminazioni.


Permettetemi di ricordare un precedente virtuoso della passata legislatura. I lavori della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e alla violenza. Questi lavori si sono conclusi con l’approvazione all’unanimità di un documento di indirizzo, segno di una consapevolezza e di una volontà trasversali agli schieramenti politici, che è essenziale permangano.


Concludo con due auguri.


Mi auguro che la nuova legislatura veda un impegno concorde di tutti i membri di questa Assemblea per tenere alto il prestigio del Senato, tutelare in modo sostanziale le sue prerogative e riaffermare, nei fatti e non a parole, la centralità del Parlamento. Da molto tempo viene lamentata, da più parti, una deriva ed una mortificazione del ruolo del potere legislativo a causa dell’abuso della decretazione di urgenza e del ricorso al voto di fiducia. E le gravi emergenze che hanno caratterizzato gli ultimi anni non potevano che aggravare la tendenza. Nella mia ingenuità di madre di famiglia, però, ma anche secondo un mio fermo convincimento, credo che occorra interrompere la lunga serie di errori del passato.


Per questo basterebbe che la maggioranza si ricordasse degli abusi che denunciava da parte dei Governi quando era minoranza e che le minoranze si ricordassero degli eccessi che imputavano alle opposizioni quando erano loro a governare. Una sana e leale collaborazione istituzionale, senza nulla togliere alla fisiologica distinzione dei ruoli, consentirebbe di riportare la gran parte della produzione legislativa nel suo alveo naturale, garantendo al tempo stesso tempi certi per le votazioni.


Auspico, infine, che tutto il Parlamento, con unità di intenti, sappia mettere in campo, in collaborazione col Governo, un impegno straordinario ed urgentissimo per rispondere al grido di dolore che giunge da tante famiglie e da tante imprese, che si dibattono sotto i colpi dell’inflazione e dell’eccezionale impennata dei costi dell’energia, che vedono un futuro nero, che temono che disuguaglianze ed ingiustizie si dilatino ulteriormente, anziché ridursi.


In questo senso, avremo sempre al nostro fianco l’Unione europea, con i suoi valori e la concreta solidarietà di cui si è mostrata capace negli ultimi anni di grave crisi sanitaria e sociale. Non c’è un momento da perdere.


Dalle istituzioni democratiche deve venire il segnale chiaro che nessuno verrà lasciato solo, prima che la paura e la rabbia possano raggiungere livelli di guardia e tracimare.


Senatrici e senatori, cari colleghi, buon lavoro.

Commenti disabilitati su liliana segre: discorso 13 ottobre

Archiviato in attualità, costituzione, varie

commemorazione mario “mariano” lupo

Comunicato stampa per quotidiani, siti web d’informazione, radio e televisioni

Nell’estate del 1972 l’Italia era un paese in piena trasformazione, attraversato da un esteso risveglio sociale, dalla presa di parola di migliaia di giovani, decisi a mettere in discussione i rapporti di potere e porre in atto la rivendicazione di diritti negati. A quell’urto conflittuale si contrapposero forze che invece miravano, non tanto alla difesa dell’esistente, ma addirittura a una restaurazione dello Stato autoritario.  [...]

continua

[...]

Nacque sostanzialmente così la “strategia della tensione”, l’idea di fomentare la paura e l’insicurezza nell’opinione pubblica – attraverso bombe in banche, piazze e treni – per favorire una svolta antidemocratica, per reprimere quella nuova partecipazione politica e disfare quella ancor debole democrazia. Dentro questo disegno reazionario fu lasciato ampio spazio ai gruppi neofascisti che concepivano la violenza come elemento centrale del loro agire politico, adiacenti al Movimento sociale italiano ma da esso, in alcuni casi, non controllabili e spesso tollerati, che si muovevano con aggressioni, pestaggi e piccoli attentati.

In questo scenario, si deve inquadrare l’assassinio di Mariano “Mario” Lupo a Parma, la sera del 25 agosto 1972, cinquant’anni or sono. In quell’aggressione stanno molti dei protagonisti di quella fase storica: un piccolo commando di picchiatori della destra radicale, armati di coltelli, già conosciuti alla Questura per le loro azioni squadriste; un giovanissimo operaio, immigrato dalle terre del Sud, attivista della sinistra rivoluzionaria che sognava, insieme ad altri, un mondo diverso; una città, distintasi per il suo antifascismo più risoluto, che vide nella morte di quel giovane il ripetersi del sacrificio di altri suoi figli in un passato non lontano.

Per ricordare quei tragici fatti nel cinquantesimo anniversario, l’ANPI provinciale di Parma, in collaborazione con tutte le organizzazioni e i movimenti antifascisti della città, anche quest’anno organizza la commemorazione in Viale Tanara, davanti alla lapide dedicata a Lupo, giovedì 25 agosto p.v. dalle ore 19.00. Dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Parma, Michele Guerra, e di un rappresentante della Provincia di Parma, la rievocazione sarà curata dal Comitato provinciale dell’Associazione Nazionale partigiani d’Italia.

L’iniziativa sarà conclusa dallo storico Elia Rosati, ricercatore dell’Università degli studi di Milano, nonché apprezzato autore di diversi libri sulla destra radicale (neofascista e nazionalpopulista) dal dopoguerra ad oggi in Italia e nell'Europa occidentale.

Il ritrovo è previsto per le ore 18.30 di fronte all’ex macello, ove sorgeva il Centro Sociale “Mario Lupo" per poi proseguire in corteo verso la sede della commemorazione.

Commenti disabilitati su commemorazione mario “mariano” lupo

Archiviato in attualità, parma, varie

100 anni di Barricate: racconti, letture e musica

In occasione del centenario delle Barricate il Comune Sala Baganza, con il Centro Studi Movimenti di Parma organizza per Giovedì 21 luglio ore 21.30 la conferenza- spettacolo "100 ANNI DI BARRICATE", con racconti di Margherita Becchetti e Ilaria La Fata, letture di Beatrice Baruffini e musiche di Francesco Pelosi.
[...] 

continua

[...]

"Una storia lontana, di cento anni fa, che parla di ingiustizia e riscatto, di sacrificio e conquiste, di umiliazioni e battaglie: è l’agosto del 1922 e mentre i rioni popolari di Parma si barricano contro i fascisti di Italo Balbo, anche a Sala Baganza arrivano le camicie nere. Il bilancio di quelle giornate è di quattro morti, due incursioni, tre edifici incendiati e una resistenza armata. Una storia che vale la pena raccontare".

L’ingresso è libero e gratuito fino a esaurimento posti. La serata rientra nel progetto del Comune di Sala Baganza “La Cittadella dell’Arte", realizzato con il contributo di Fondazione Cariparma..

Commenti disabilitati su 100 anni di Barricate: racconti, letture e musica

Archiviato in attualità, sala baganza, varie

100 ! le barricate di parma

Commenti disabilitati su 100 ! le barricate di parma

Archiviato in attualità, resistenza, varie

pastasciutta antifascista

Prima parte del Testo
Utilizzare il Widget per la seconda parte. [...]

Commenti disabilitati su pastasciutta antifascista

Archiviato in attualità, resistenza, varie