Giulio Varacca Comitato Provinciale ANPI Parma
Gent.mi familiari di Mariano, Sindaco Guerra, Autorità, Amici, Compagni, a voi tutti giungano i saluti del Comitato Provinciale ANPI Sono passati 54 anni da quell'estate. Allora l'Italia era attraversata da un profondo risveglio sociale e dalla richiesta di dignità, emancipazione, libertà. Si chiedeva la piena applicazione della Costituzione nella realtà quotidiana. Impegno, per altro, che resta ancora attuale E così a caratterizzare la decade degli anni Settanta arrivarono lo Statuto dei Lavoratori, la legge sul divorzio, ribadito anche referendum popolare, e fu la prima volta, e ancora le tutele per la maternità, gli asili nido pubblici, la riforma del diritto di famiglia, la nascita delle Regioni, il Servizio Sanitario Nazionale. Non furono conquiste concesse dall'alto, ma frutto della straordinaria spinta delle lotte dell’Autunno Caldo del movimento operaio, dei movimenti studenteschi, delle lotte straordinarie del femminismo, del sindacato, dei partiti progressisti. Ma proprio mentre la democrazia avanzava, la reazione eversiva non tardò a manifestarsi.
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Quando alle domande di riscatto e di emancipazione non si seppe oppure non si volle rispondere sul piano politico, la risposta delle forze reazionarie divenne quella che Antonio Gramsci aveva individuato come fondante e identitaria del fenomeno fascista: la violenza.
E così alle domande di dignità, di emancipazione, di lavoro si rispose con le pistole;
alle domande di giustizia sociale con le bombe;
alle domande di partecipazione democratica con la paura.
È da qui che dobbiamo partire per comprendere l'omicidio di Mariano Lupo.
Mariano è un ragazzo di soli 19 anni, operaio edile, emigrato a Parma per trovare paga e dignità nel lavoro. Lavoro che non trova nella sua Sicilia. Le istanze di quei giorni sono le sue e le rivendica militando nella sinistra extraparlamentare, in Lotta Continua, con la forza di quel pensiero comunista che insieme alle culture cattolica, socialista, liberale e azionista repubblicana, ha sconfitto il nazifascismo e scritto - scritto! e vale la pena ricordarlo sempre - la nostra Carta costituzionale.
E quello di Mariano — "Mario" per i Compagni — è un impegno quotidiano. Un impegno ben noto ai fascisti, tanto che un mese prima, il 28 luglio, lo aggrediscono per la partecipazione alle denunce contro lo squadrismo nero. Denunce contro violenze fisiche, contro gli attacchi alle sedi antifasciste della città, compreso l’attacco con bottiglie incendiarie all’ospedale psichiatrico di Colorno, allora occupato da studenti e lavoratori. Occupato la dignità dei malati ! Sono gli anni di Basaglia, Tommasini, della legge 180
Di fronte a questa spinta democratica, che vede tra i suoi protagonisti anche Mariano, scatta la risposta fascista. E Mariano viene riconosciuto, aggredito e assassinato, secondo la consueta prassi squadrista: il branco contro uno. Solo, indifeso. Per quel delitto verranno inquisiti e condannati, fascisti locali, militanti del MSI vicini ad Ordine Nuovo.
Come stabilirà la sentenza definitiva, in modo chiarissimo: si trattò di omicidio politico. Questo significa per noi Mariano Lupo
Ed è per questo motivo che la scelta effettuata dall'Amministrazione Comunale di Parma di intitolare una strada a Mariano, proprio nei pressi del luogo in cui fu barbaramente ucciso, è un atto dal grande valore simbolico e profondamente antifascista. Atto doveroso, ma per il quale ringraziamo con trasporto: perchè è tutta la città di Parma, medaglia d’oro per la Resistenza, che riconosce formalmente e ufficialmente il sacrificio di questo giovane operaio, consacrando la sua memoria a nuova figura della Resistenza democratica del Paese, un vero e proprio "nuovo partigiano" di diritti e libertà.
Ecco che ricordare Mariano Lupo – anche nella toponomastica della nostra città – non è un tributo nostalgico. È un dovere politico e civile che parla direttamente al nostro presente.
Mariano ci parla di allora, certo: degli anni Settanta, quando lottava per un paese più giusto e l’eversione nera colpiva per impedire che la Costituzione entrasse nelle fabbriche e nella società.
Ma Mariano ci parla di oggi, invitandoci a lottare per impedire il tentativo sistematico di svuotare, quella stessa Carta, dall'interno.
Guardiamo all'Italia di oggi con profonda preoccupazione. Assistiamo a un disegno coordinato e strutturato che intende scardinare l'architettura della nostra Repubblica e riscrivere il patto sociale nato con la Costituzione.
Si pensi ai tentativi di riscrittura dell'assetto istituzionale e alle tentazioni di leggi elettorali maggioritarie e truffaldine.
Riscrittura con cui si punta a concentrare il potere nell’esecutivo, riducendo la centralità del Parlamento - immaginandone evidentemente il superamento - ed assegnando la rappresentanza democratica a mero orpello.
Ma ciò che inquieta di più è la parallela compressione degli spazi di confronto democratico. Attraverso un uso distorto, quasi patologico, della decretazione d'urgenza, dei cosiddetti "decreti sicurezza", si sta costruendo un clima di penalizzazione e criminalizzazione del dissenso sociale.
Si risponde con il codice penale e con le strette repressive a chi protesta per il clima, a chi sfila per il lavoro, a chi esprime un'idea diversa di società, a chi lotta per la Pace, contro la Guerra, contro il genocidio a Gaza! Si vuole una cittadinanza silenziata, passiva, addomesticata.
E a questa stangata contro le libertà democratiche si accompagna un’offensiva culturale e revisionista, che parte dalla gogna mediatica dei social, ed arriva ad investire, in modo assai più preoccupante, i vertici stessi dello Stato.
Con la consueta calma e pacatezza che ci distingue, ma con altrettanta, necessaria fermezza e lucidità, avvertiamo il dovere civile di denunciare questo grave e continuo tentativo di revisionismo storico.
Affermare che il giudizio sul fascismo sia variabile, quasi dipendesse dallo sguardo di chi c’era allora o dalla prospettiva di chi osserva oggi — come dichiarato di recente dalla Presidente del Consiglio — rappresenta un’affermazione gravissima e del tutto inaccettabile. Ridurre la pagina buia del Ventennio a una semplice questione di percezione temporale significa tentare di assolvere una dittatura che ha soppresso la libertà, distrutto la democrazia, perseguitato con torture e omicidio gli oppositori, emanato le leggi razziali e trascinato l'Italia nella tragedia della guerra.
È la stessa impostazione ideologica che ritroviamo nelle riletture degli accadimenti di Viale Abruzzi a Milano dell’agosto ‘44, oppure nei preoccupanti inviti a proseguire ipotetiche e strumentali piste d'indagine sulla strage di Bologna — questa volta ventilate dal Presidente del Senato — che ignorano le verità processuali definitive sulla matrice neofascista, infangando il lavoro della magistratura e la memoria delle vittime.
Fino ad arrivare alle farneticanti dichiarazioni di un consigliere comunale di Genova, volte ad attribuire presunti meriti nella salvezza del porto alla Xª MAS: reparto criminale responsabile di torture, esecuzioni sommarie e spietati rastrellamenti contro partigiani e civili.
Tentativi maldestri di alterare la verità che abbiamo visto applicare, purtroppo, anche a fatti accaduti lo scorso ottobre proprio nella nostra città. Di fronte alle canzonacce fasciste sbraitate dentro e fuori la sede locale di Fratelli d'Italia, sempre il presidente del Senato ha avuto l’ardire di derubricarli ad una marachella di semplice "folklore".
No, non è folklore!
Non sono folklore i canti nostalgici del ventennio! Non è folklore celebrare la marcia su Roma. Non è folklore l'apologia del fascismo. E non è folklore quella violenza ideologica e materiale che oggi si ripropone, come nel recente vile tentativo di incendiare la sede del Fronte Comunista nell’Oltretorrente di Parma. Non è folklore, bensì la stessa matrice culturale del ventennio.
Una offesa alla storia antifascista di questa città, una ferita alla memoria di chi per la democrazia ha dato la vita, sulla Barricate e nella Resistenza, prima; ed anche di chi oltre cinquanta anni fa si oppose a quelle violenze, come Mariano Lupo. E per questo abbiamo il dovere civile di non tacere.
Ci chiede di non tacere anche Mariano con il suo sacrificio. Sacrificio di un ragazzo di 19 anni, immigrato nella nostra città, un militante, che lottava per il riscatto, dignità e emancipazione, caduto, per mano fascista.
Un sacrificio che impone il rispetto e la consapevolezza che Parma era - è - e resterà, città Antifascista !