1° Maggio, la festa del… dopolavoro. Fascista

paolo papotti

L’Opera Nazionale Dopolavoro. Come il fascismo totalizzò, parola di conio mussoliniano, anche il tempo libero. Fin dagli esordi il regime offrì gite, manifestazioni sportive e visite culturali soprattutto alle fasce più povere della popolazione. Che si rivelarono ottime occasioni di controllo, capillare. Perché scopo dell’OND era esaltare la missione nazionale di un nuovo tipo d’uomo, destinato a guidare l’Italia a nuovi fasti imperiali. Sappiamo come finì [...]

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Venerdì 1° maggio 1925, gli italiani riempiono le piazze, celebrano una festa. Lo fanno dal 1890, come nelle Americhe e in Europa, e pure in Asia e in Australia. Bello! Un abbraccio mondiale di uomini e donne che vogliono determinare il proprio futuro. È la Festa dei Lavoratori, giusto? No, scusate. Ho sbagliato festa e luogo, anzi era solo un sogno.


L’Italia del 1925, del 1° maggio 1925, non è quella descritta sopra. Festa dei Lavoratori? Che senso ha, ma soprattutto, chi rappresenta questo grande afflato di unità dei lavoratori a livello mondiale, visto che in Italia c’è già chi pensa a tutto? Nel famigerato discorso alla Camera dei deputati del 3 gennaio 1925, Mussolini aveva concluso: “L’Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa……Noi, questa tranquillità, questa calma laboriosa gliela daremo con l’amore, se è possibile, e con la forza, se sarà necessario…”.


Un passo indietro. È il 26 febbraio 1923, data in cui viene consacrata la fusione tra il Partito Nazionale Fascista e l’Associazione Nazionalista Italiana, che esprimeva come membri Luigi Federzoni, Costanzo Ciano (padre di Galeazzo, futuro genero del duce) e il giurista Alfredo Rocco, colui che scriverà il nuovo codice penale. Nel documento che sancisce l’alleanza, i rappresentanti delle due forze politiche stabiliscono di celebrare l’accordo unitario con l’approvazione di un manifesto, contenente l’appello all’unità nazionale da affiggere in tutte le città italiane nella serata del 20 aprile, vigilia del Natale di Roma, giorno “significante l’avvenuta rinascita della romana grandezza”.


Poco più di un mese dopo, con “italica tempestività”, il 19 marzo 1923 viene approvato dal Consiglio dei ministri il Regio decreto-legge n. 833 (in GU il 20 aprile), proposto dal presidente Benito Mussolini, che abolisce la festività del 1° maggio e fissa la celebrazione del Lavoro al 21 aprile, Natale di Roma. È la prima celebrazione istituita dal primo governo Mussolini che, a partire dal 21 aprile 1924, diviene festività nazionale e denominata “Natale di Roma – Festa del lavoro”. Così, abolendo il 1° Maggio come Festa internazionale, si fa della ricorrenza dei lavoratori una festa nazionalista. Si nazionalizza il lavoro, si irregimentano i lavoratori. Del resto, al governo della nazione c’è il duce del fascismo, non si può pretendere che abbia sensibilità internazionaliste, il socialismo se lo è lasciato alle spalle e fin dal biennio nero è diventato un nemico. …Come direbbe un forlivese: “ma dai su… non scherziamo…”.


Tuttavia, nell’Italia “proletaria e fascista”, il 1° maggio 1925 ha il suo significato. Ma lontano dalle piazze, è negli uffici. Dal momento che non si celebra la Festa dei Lavoratori, il 1° maggio è un normale giorno feriale. Infatti, con Regio decreto-legge n. 582 del 1° maggio 1925, viene istituita l’Opera Nazionale Dopolavoro, allo scopo di promuovere la costituzione e il coordinamento di istituzioni atte a elevare fisicamente e spiritualmente i lavoratori intellettuali e manuali nelle ore libere dal lavoro. Per definizione statutaria l’OND deve curare “l’elevazione morale e fisica del popolo, attraverso lo sport, l’escursionismo, il turismo, l’educazione artistica, la cultura popolare, l’assistenza sociale, igienica, sanitaria, ed il perfezionamento professionale”.


Una gita a Littoria, di un gruppo dell’Opera Nazionale Dopolavoro, è del marzo 1933, XII dell’era fascista

Lo scopo primo dell’OND è inizialmente limitato alla formazione di comitati provinciali a sostegno delle attività ricreative. Le attività dei vari circoli sono indirizzate alla realizzazione di un programma uniforme: istruzione alla cultura fascista e alla formazione professionale; educazione fisica attraverso sport e la promozione del turismo; educazione artistica attraverso teatro, musica, cinema, radio e folklore. Alla fine degli anni Venti viene inoltre messo a punto un programma ricreativo femminile, che implica un accurato addestramento per “l’elevazione morale” delle donne nella società fascista, e corsi di pronto soccorso, igiene ed economia domestica.


L’Opera Nazionale Dopolavoro è un’organizzazione popolare, e si rivela capace di coinvolgere vasti strati della società italiana grazie alle innumerevoli iniziative introdotte. È chiaro che l’OND produce consenso, soprattutto in un popolo che scopre e realizza nuove opportunità, come mai prima. L’OND, cioè, realizza servizi reali e concreti alla popolazione. Basta vedere le diverse foto che ritraggono le gite, le organizzazioni sportive, le bande musicali e tutte le iniziative che permettono ai lavoratori e alle loro famiglie la costruzione di uno spazio nuovo, una sorta di protagonismo.


Il primo intervento strutturale del governo fascista, in tema di lavoro, si innesta nelle tematiche sociali del lavoro, ovvero, le opportunità di crescita dei lavoratori. Quasi a dimostrare al popolo italiano che, dal punto di vista delle politiche interne, le azioni si rifanno a una idea di società progressista, a favore del popolo e per il popolo attraverso l’elevazione dei lavoratori.


Per realizzare questi propositi l’OND è dotata di una struttura salda, anzi, saldissima sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista organizzativo. Dal punto di vista economico e finanziario, l’OND ha personalità giuridica e può ricevere e amministrare contributi, lasciti, oblazioni, donazioni di qualsiasi natura o valore, acquistare e possedere beni, alienare beni di sua proprietà, compiere tutti gli atti giuridici necessari al compimento del suo scopo. Tutti gli atti relativi alle manifestazioni dell’OND sono esenti da imposte e tasse perché è riconosciuto il carattere di utilità pubblica. Il patrimonio dell’ente è costituito da beni mobili e immobili provenienti da associazioni, enti e istituti. Dal punto di vista organizzativo, per l’attuazione degli scopi, l’organigramma prevede: una Direzione generale, i Dopolavoro provinciali (presieduti dai segretari delle Federazioni dei fasci di combattimento) e i Dopolavoro comunali, rionali, aziendali.


A questo punto è necessario la domanda: cosa c’è dentro alle belle scatole? Tra il 1927 e il 1939 l’OND diviene strumento del partito fascista che “vigila” sull’organizzazione del tempo libero. Ovvero, organizza il tempo libero dei lavoratori. Ovvero, attua una politica di controllo attraverso un’azione specifica.


Da una parte l’azione organizzativa: unifica e assorbe tutte le associazioni culturali e sportive sorte prima dell’affermazione del regime fascista. Dunque, uno strumento di penetrazione politica fra le masse che, attraverso le partecipazioni alle iniziative, tendono sempre meno a contestare il regime. Sarà varata successivamente, il 26 novembre 1925, la legge n. 2029 che predispone una mappatura dell’associazionismo politico e sindacale operante nel Regno. Con questa legge, tutti i corpi collettivi operanti in Italia (associazioni, istituti, enti), su richiesta dell’autorità di Pubblica Sicurezza, hanno l’obbligo di consegnare statuti (cioè che cosa è e che cosa fa l’associazione), atti costitutivi (cioè nomi, cognomi e indirizzi dei soci fondatori), regolamenti interni (cioè come funziona l’associazione), elenchi di soci e di dirigenti (cioè nomi cognomi e indirizzi di tutti i soci). Coincidenze?


Pertini lavatore di taxi a Parigi (1926), e muratore e comparsa Paramount a Nizza (1927 e 1928) durante l’esilio in Francia

Dall’altra parte c’è l’azione del partito: è presieduta dal segretario del partito nazionale fascista, ed è posta alle dirette dipendenze del capo del governo, cioè Mussolini. Per onestà bisogna considerare la capacità del regime, non le colpe dei lavoratori e degli italiani in genere, per la costruzione del consenso. Perché è riconoscendo questo, che eleviamo in grandezza tutti gli antifascisti che hanno continuato a opporsi, magari pagando con le botte, la galera o la morte. Uno su tutti: il 22 maggio 1925 Alessandro Pertini subisce il primo arresto per attività antifascista.



La Milizia volontaria per la sicurezza nazionale era nata nel 1923

Un inciso, non da poco. S. E. Cav. Benito Mussolini, nel 1925 detiene le seguenti cariche: due ruoli politici, Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri; un ruolo nel partito, Duce del fascismo; un ruolo militare, a lui risponde la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, (ricordo che la “milizia” è un corpo armato del partito, riconosciuto per legge dal primo governo Mussolini e pagato dalla Stato…); il governo di un Ente Pubblico, a lui fa riferimento l’Opera Nazionale Dopolavoro.


Possibile che non sia mai venuto un dubbio al Capo dello Stato, cioè a S. A. R. Vittorio Emanuele III? Se ha chiesto chiarimenti, gli saranno bastati? Perché non è intervenuto? Il risultato è la firma di tutte le successive leggi “fascistissime”. Troppo spesso ci scordiamo le responsabilità di Casa Savoia.


La società italiana durante il fascismo comincia a essere guidata, a partire dal 3 gennaio 1925, da un regime che ha tra i suoi scopi quello di mutare il modo d’essere e comportarsi degli italiani, in definitiva il loro stile di vita, per uniformarli al modello sociale ed etico dettato dall’ideologia fascista. La propaganda del regime propugna la conformazione a ideali quali nazionalismo, patriottismo, militarismo, l’eroismo l’esaltazione della civiltà romana. Il fascismo si vuole presentare come l’alternativa a capitalismo e socialismo. Obiettivo finale: la creazione di un nuovo tipo d’uomo, destinato, negli auspici del regime, a guidare l’Italia e Roma a nuovi fasti imperiali. L’OND si inserisce a pieno titolo in questo progetto.


Conclusione. Nel 1925 Paolo Belfiore, che ancora può usare il nome d’arte anglofono Paul Bernard, ci ride sopra con un brano umoristico a evidente doppio senso erotico: “In riva al Po…”. Poco elegante brano da macchietta che, nella metafora degli eventi narrati, invita a stare attenti a quello che può succedere nei pressi dei fiumi. Distratti da facili conquiste, si può essere travolti da una improvvisa “piena nera” che, incontrollata, avanza fino a una esondazione disastrosa, per tutti.

Conclusione bis.

La Festa dei Lavoratori fu riportata al 1° maggio dopo la fine della Seconda guerra mondiale, rirendendo lo status festivo. Un giorno di festa che ci ricorda quanto ancora c’è da conquistare e da migliorare per rendere effettiva la condizione che permette ad ogni cittadino di concorrere al progresso materiale o spirituale della società.

Il 1° maggio ci sono lavori che non si fermano, per la peculiarità specifica di quel lavoro: servizi alla persona, trasporti, chi fa turni nelle aziende, chi si occupa di sicurezza, in ambito culturale, nei settori turistici e così via fino ai politici. “Mestiere” complesso quello della politica, di fatto si è sempre “in servizio”. Un “mestiere” che, a differenza di altri, si sceglie di fare e lo si realizza per volontà popolare. Per questo può non stupire, anzi, può rappresentare un segno di vicinanza ai lavoratori, un Consiglio dei Ministri la mattina del Primo Maggio. A Palazzo Chigi l’odg aveva, fra l’altro, “un decreto-legge con misure urgenti per l’inclusione sociale e l’accesso al mondo del lavoro”. Rappresentare il popolo, per chi fa il “mestiere” della politica, comporta certamente il suo portato di priorità e responsabilità. Fra queste, si potrebbe suggerire, quella di stare dove è il popolo, per esempio nelle piazze del 1° Maggio. Emanare decreti-legge il 30 aprile o il 2 maggio, ne avrebbe ridotto il significato? Sicuramente no. Ma stare negli uffici, il 1° maggio, per chi vuole rappresentare il popolo, può far pensare a una volontà o a un tentativo di svilire la festa. Deviare dal significato, se fossimo a scuola, sarebbe un errore di concetto, cioè un errore grave. Le piazze di lavoratori daranno la loro risposta, così come è successo per i democratici e gli antifascisti il 25 Aprile.


Bibliografia

L’Opera nazionale dopolavoro. Tempo libero dei lavoratori, assistenza e regime fascista 1925-1943 – Elena Vigilante – Bologna, il Mulino
Consenso e cultura di massa nell’Italia fascista. L’organizzazione del dopolavoro – Victoria de Grazia – Roma/Bari, Laterza

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a volte ritornano – 19.05

Causa maltempo l'iniziativa di oggi pomeriggio alle 18.15 presso la sede provinciale sul contrasto al neofascismo, è rinviata causa maltempo

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Sezione ANPI Fornovo di TARO

Utilizzando, come di consuetudine, il favore del buio, soggetti che si richiamano esplicitamente al fascismo, sia per le parole d’ordine che per atti di violenza in stile squadristico, si sono “distinti” a Fornovo per aver affisso uno striscione abusivo con il quale si proclamano contro l’arrivo di nuovi immigrati.

 Un gesto che nasce da chi, ancora oggi, ostenta razzismo e antisemitismo e - facendo sfoggio di abissale ignoranza - si ostina nel negazionismo più gretto e meschino, volto ad assolvere la dittatura fascista. Per queste ragioni chiediamo da tempo che venga finalmente ad applicarsi la legge Scelba-Mancino per lo scioglimento di questa associazione. [...]

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[...]

Aggiungiamo che in questi giorni osserviamo il destarsi di preoccupanti episodi di intolleranza. Dalle gravi parole del ministro Lollobrigida sul pericolo della  “sostituzione etnica”, alle farneticazioni di Antonio Vietri – candidato a Sindaco nel comune di Lavello – circa il suo essere nazista ed auspicare i forni crematori per i migranti, è un quotidiano stillicidio di atti intimidatori di natura razzista. Insulti che spesso degenerano in atti aggressione.

Spesso, troppo spesso, questi atti  capitano perché troppi si girano dall’altra parte, perché il fatto non li riguarda, perché “ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare …”

Se ne scrive in modo generico, distratto e spesso liquidato come “cose di poca importanza”.

Ebbene, con la calma e la pacatezza che ci distingue, ma con altrettanta fermezza, come insegna la nostra storia, non saremo indifferenti, ma Partigiani

Sempre contro ogni fascismo

Ovunque si annidi

Anche su di un triste lenzuolo lungo una strada

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COMUNICATO STAMPA
Sezione ANPI Parma “Laura e Lina Polizzi” Sezione ANPI Fornovo di Parma Sezione ANPI Traversetolo Comitato Provinciale ANPI Parma

Ancora e ancora NO!

Lo ripetiamo già da molti anni e lo ribadiamo ora! Non siamo disposti ad accettare che, nella nostra città come altrove, CasaPound, associazione di fascisti del terzo millennio –come amano definirsi i suoi iscritti -, continui ad affiggere striscioni abusivi di matrice razzista (a Baganzola di Parma, Fornovo di Taro, Traversetolo), riproponendo l’idea di una società fatta di muri nella quale il pericoloso concetto di “sostituzione etnica” possa di nuovo radicarsi. [...]

continua

[...]

Non accettiamo che il discorso pubblico, che nei giorni scorsi ha dato spazio a letture del presente e del passato fuorvianti e fuorviate, nel tentativo di costruire l’immagine del migrante come nemico e capro espiatorio di tutti i mali da cui è afflitta l’Italia, si vada a saldare con parole d’ordine neofasciste e, per questo, violente. In una società chiusa, dove le barriere hanno il colore della paura e dell’ignoranza, non è possibile costruire cittadinanza, non è possibile vivere secondo i dettami della nostra Costituzione. Non c’è spazio per il rispetto dell’altro da noi, per l’umanità, colpita nel profondo da tutte le guerre in atto nel mondo, dal riarmo e dall’odio. Pertanto chiediamo a tutte le cittadine e a tutti i cittadini di uscire dal conformismo, di rifiutare il pensiero unico e la narrazione pubblica, per ricercare il vero senso della convivenza civile e della solidarietà. Diciamo di NO insieme a questi atti razzisti, a questa presenza che si palesa sempre nel buio della notte, per continuare a rimanere donne e uomini che si impegnano per l’uguaglianza sociale e per la pace. Anche se queste parole sembrano essere cadute nell’oblio, sono invece la nostra forza e, per questo, dobbiamo continuare a pronunciarle nel privato e nelle piazze.

NO a CasaPound NO al razzismo SÌ all’uguaglianza SÌ alla Pace 

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Comitato Provinciale

06 maggio 2023
relazione politica di Nicola Maestri
Presidente Comitato Provinciale ANPI

Carissime e carissimi. Più che una relazione il mio vuole essere in realtà un sincero ringraziamento rivolto a tutte le sezioni della Provincia per la mole di lavoro prodotta e per l'impegno profuso in tutto questo anno abbondante che abbiamo trascorso insieme, in cui ogni singola sezione ha costruito e organizzato, mettendo in campo idee, sensibilità, forza, disponibilità e peculiarità dei propri iscritti. [...]

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Un lasso di tempo in cui ogni comunità territoriale ha potuto esprimersi autonomamente o chiedendo il patrocinio del provinciale. Sono stati quattordici mesi proficui di condivisione in cui la nostra Associazione ha cercato di crescere dando risposte concrete laddove è stato possibile farlo, e al tempo stesso essendo presenti condividendo passaggi, prese di posizione e assunzione di responsabilità. Spero sinceramente si possa percepire questo profondo senso di gratitudine nei confronti vostri e di tutti i militanti delle sezioni, anche considerando la gestione di tutti gli eventi che si sono susseguiti per l'appuntamento della Festa di Liberazione. Come sapete a Parma sì è svolta un'imponente manifestazione che ha visto la partecipazione festosa di migliaia di persone con la presenza di tantissimi giovani che hanno affollato il corteo. A differenza dello scorso anno questa volta abbiamo avuto l'importante opportunità di poter portare il saluto delle tre Associazioni partigiane a tutti i partecipanti. Saluto che a noi sembrava doveroso, ma vi assicuro che non c'era nulla di scontato, tanto che nella prima bozza di interventi, il nostro saluto non era preventivato. Al tavolo per le celebrazioni del 25 Aprile, composto da diversi attori tra i quali l'Amministrazione comunale, la scuola, le Associazioni antifasciste, gli Istituti storici e altri soggetti, abbiamo chiesto ai nostri interlocutori quale fosse se non questo il momento più naturale e opportuno per portare un saluto alla cittadinanza. A onor del vero dobbiamo riconoscere che l'attuale compagine amministrativa ci ha ascoltato e anche supportato in questa nostra richiesta. Anche nella scelta dell'oratore ufficiale abbiamo potuto esprimere preferenze tant'è che il nome del relatore lo abbiamo proposto noi di ANPI provinciale, con l'approvazione delle altre Associazioni partigiane Alpi e Anpc e anche di Isrec. Detto ciò ritengo sia importante sottolineare anche l'aspetto di natura politica, nonostante il clima festoso, ovvero al fatto che di fronte alle reiterate provocazioni messe in atto da esponenti del governo e soprattutto da parte della seconda carica dello Stato, si è registrata indubbiamente una volontà di esserci, una necessità di riaffermare, attraverso questa significativa presenza, i valori antifascisti di un' Italia che non ha nessunissima intenzione di lasciare spazio a questa deriva reazionaria e smaccatamente fascista. Come abbiamo avuto già modo di dire e scrivere è bene comunque ricordare al Presidente del Senato che la Costituzione italiana è dichiaratamente antifascista: non tanto e non solo perché essa contiene la famosa XII Disposizione transitoria e finale, quella che vieta “la ricostruzione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista”. Quanto perché ogni singolo articolo della Costituzione, soprattutto nella parte in cui si dichiarano i principi fondamentali sui quali si regge la Repubblica, è scritto in modo trasparente e in antitesi con la teoria e la prassi del fascismo. Basterebbe davvero questo per colmare lacune e smascherare queste castronerie rilanciate ai quattro venti. Il nostro timore però è che dietro ci possa essere un disegno più complesso e articolato che possa trovare terreno fertile causa la diffusa ignoranza e un livello di menefreghismo tale per cui questa becera forma di revisionismo possa in qualche modo attecchire e fare danni devastanti. Da qui la vulgata che equipara vergognosamente fascisti e antifascisti. Ma la più bella risposta a queste meschinità rimangono le piazze piene e gioiose, composte da persone di tutte le età, che con vigore hanno ribadito che non è possibile parificare chi metteva a ferro e fuoco città e villaggi e compiva stragi di civili con chi invece difendeva ogni barlume di umanità e ha combattuto il totalitarismo nazifascista. In questi giorni, da ogni luogo più remoto della provincia, abbiamo ricevuto fotografie e preziose testimonianze che ci lasciano ben sperare. Nei paesi dove siamo presenti con le nostre sezioni, ANPI è vissuta come una certezza, un porto sicuro su cui contare e dove trovare un approdo. Da quest'anno sezioni come quelle di Felino e Lesignano de' Bagni, sono tornate ad essere luoghi vivi e pulsanti, comunità riconosciute anche da amministrazioni di centrodestra. Questo è un evidente esempio di come possa risultare determinante avere un presidio democratico e antifascista in qualsiasi territorio. Ogni amministrazione comunale, anche quelle più riottose nel riconoscere l'autorevolezza di ANPI, sono e saranno costrette a intraprendere rapporti con noi, badate è quasi inevitabile. Ho già detto di Felino e Lesignano, aggiungo Tizzano val Parma, dove lo scorso anno l'amministrazione comunale non permise nemmeno che venisse suonata e cantata Bella Ciao; quest'anno invece ha preso la parola la nostra neo presidente di sezione, mentre la banda, non solo ha suonato questo meraviglioso brano, ma i ragazzi delle scuole di Lagrimone l'hanno cantata nella commozione generale. La stessa scena si è vista anche nei paesi di Sissa-Trecasali, Monchio-Palanzano e Bore, dove le nostre gagliarde nuove sezioni, hanno dato un contributo fondamentale alla riuscita delle celebrazioni per la Festa della Liberazione. Abbiamo altre due realtà che stanno prendendo corpo e mi riferisco a Borgo val di Taro, città medaglia d'oro alla Resistenza, che dopo l'incontro pubblico che abbiamo avuto poco più di un mese fa, sta registrando un'impennata di nuovi iscritti e questo, in vista del congresso che si terrà nei prossimi mesi è davvero benaugurante. L'altra è Montechiarugolo, dove un bel gruppo di simpatizzanti sta mettendo le basi per poter tornare a dar vita alla sezione ANPI locale e dove l'attuale Amministrazione Comunale si è impegnata per trovare una collocazione fisica idonea alle esigenze del nuovo soggetto che sta nascendo. Abbiamo all'orizzonte altre situazioni favorevoli ma crediamo sia opportuno aspettare i giusti tempi di maturazione per renderli pubblici. Tuttavia il futuro prossimo davanti a noi non è tutto positivo, soprattutto se consideriamo lo scenario politico nel nostro Paese e in particolare di fronte a questa guerra a cui ci stiamo colpevolmente abituando. Manca un'indignazione civile profonda e continuativa. È vero, molte decisioni passano sopra le nostre teste, ma questo non deve essere un elemento che ci deve tranquillizzare, semmai il suo contrario. Da settimane leggiamo e ascoltiamo di scenari più o meno allarmanti sul destino del Pnrr e sulla possibilità nonché capacità di portare a compimento il piano di riforme previsto, pena la perdita delle altre quote di quel volume enorme di risorse in arrivo dall'Europa. Di fronte a devastanti scenari bellici questo sembra nulla, ma dalla capacità di gestire questi fondi dipenderà buona parte del futuro della nostra nazione e del tenore di vita degli italiani. Tra le questioni più delicate per non dire più drammatiche, che la materia solleva, rientra il destino della sanità pubblica, oggi sull'orlo del collasso. Se a tutto questo aggiungiamo la bomba ad orologeria rappresentata dall'autonomia differenziata e da qual presidenzialismo ostentato come promessa elettorale da parte del nostro attuale governo, il cerchio è chiuso. Va da sé che la nostra Associazione non può e non potrà ostacolare da sola questa avanzata delle forze più retrive, ma sarà fondamentale stimolare il dibattito tra i partiti e l'opinione pubblica per trovare insieme le soluzioni più efficaci e condivise possibili. Noi ci siamo con la nostra storia e i nostri valori di solidarietà, equità e giustizia. Ma nel frattempo godiamoci questo squarcio di azzurro nel grigiore diffuso. Siamo consapevoli di ciò che ci attende, saranno mesi e anni difficili, ma non per questo intendiamo

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