Archivio della categoria: costituzione

Festa della Repubblica

2 giugno 2023

Nicola Maestri Presidente Comitato Provinciale ANPI Parma

Buongiorno
e buona Festa della Repubblica a tutte e tutti voi.

Sono passati settantasette anni da quando, con il voto nel referendum del 2 giugno 1946, gli italiani, scegliendo la Repubblica, cominciarono a costruire una nuova storia. Quel giorno gli Italiani furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica attraverso un referendum. Lo stesso giorno si tennero anche le elezioni per nominare i deputati che avrebbero elaborato la nuova Costituzione. Erano le prime libere elezioni dopo più di vent’anni di dittatura fascista, le prime a suffragio universale, perché anche le donne avevano ottenuto il diritto di voto. La partecipazione fu grande e intensa. Il referendum espresse una chiara maggioranza a favore della Repubblica [...]

continua

[...]

Nel testo di Piero Calamandrei si legge che la Costituzione, approvata alla fine del 1947, non fu, come lo Statuto Albertino, una costituzione regia, ma fu una Costituzione popolare, deliberata da un’assemblea rappresentativa eletta dal popolo con metodo rigorosamente democratico.

Per Norberto Bobbio la democrazia moderna è fondata sul riconoscimento e la garanzia della libertà su tre aspetti fondamentali: la libertà civile, la libertà politica e la libertà sociale. Dietro la libertà civile c’è il riconoscimento dell’uomo come persona, da cui deriva una società giusta in cui non vi è posto per alcun abuso di potere, di fanatismo, di oppressione spirituale, di violenza fisica e morale. Dietro la libertà politica vi è l’uguaglianza fondamentale delle persone di fronte al potere politico, per cui non vi sono governanti e governati per destinazione, ma tutti possono essere, di volta in volta, governanti e governati.

Dietro la libertà sociale, vi è il principio che gli uomini contano non per quello che hanno, ma per quello che fanno, e il lavoro costituisce la dignità civile dell’uomo ed il contributo che ciascuno può dare secondo le proprie capacità allo sviluppo sociale.

Vi è però ancora un punto in cui lo spirito della Costituzione è stato continuamente violato: ed è la sopravvivenza del fascismo. Questo marchio d’infamia della storia italiana avrebbe dovuto da tempo essere cancellato. La sopravvivenza del fascismo, di cui abbiamo visto con orrore il volto ottuso e feroce, è contraria non soltanto allo spirito della Costituzione, che è nata dall’antifascismo militante, ma anche alla sua più concreta attuazione. Ciò significa che il nostro Paese non ha ancora fatto definitivamente i conti con il proprio passato e questo è piuttosto evidente.

Ma la Storia ci ha insegnato che quella nuova stagione fu preparata negli anni più bui, dalle donne e dagli uomini che avevano avuto il coraggio di resistere e di lottare. E che avevano iniziato, nello stesso tempo, a pensare a come dar forma all’Italia libera. Da dove ricominciare, per rimettere in piedi un Paese dilaniato, ferito, isolato agli occhi della comunità internazionale.

La giornata dedicata a festeggiare la Repubblica Italiana assume tanti significati diversi: il ricordo della lungimiranza dei nostri padri e delle nostre madri, dei nostri nonni, che ci hanno permesso di vivere in un Paese senza guerre; l'apertura al suffragio universale; la creazione di una democrazia. Poi però, ha segnato anche un nuovo inizio, con l'opera di ricostruzione materiale e morale del Paese. Con impegno e duro lavoro, donne e uomini hanno trasformato l'Italia nel Paese che tutti conosciamo.

La Repubblica da quel 2 giugno a oggi ha camminato tanto. Possiamo farne un bilancio. Possiamo e dobbiamo chiederci a che punto è il nostro cammino.

I più anziani tra i nostri concittadini ricordano bene da dove siamo partiti. Un Paese che era stato trascinato in guerra, ridotto in povertà, senza risorse, con tanti italiani che pativano la fame. Poi le grandi riforme ne hanno cambiato il profilo. La riforma agraria, i piani casa con l’edilizia popolare, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la realizzazione a tempi di record di grandi e decisive opere infrastrutturali, la riforma tributaria, gli interventi per il Mezzogiorno.

E poi la grande stagione delle riforme sociali.

Lo statuto dei lavoratori, le riforme della scuola, in particolare l’istituzione della scuola media unica e l’innalzamento dell’obbligo scolastico, il nuovo diritto di famiglia, l’istituzione, nel 1978, del Servizio sanitario nazionale, ad opera – va sottolineato – di una donna valorosa, la prima a diventare ministra, la staffetta partigiana Tina Anselmi.

Cos’è la Repubblica? Sono sicuramente i suoi principi fondativi. Le sue istituzioni. Le sue leggi, la sua organizzazione. Certo, è tutto questo.

Ma a me sta a cuore, oggi, porre l’accento su ciò che viene prima. Quel che precede il valore e il significato, pur fondamentale, degli ordinamenti. Parlo della vita delle donne e degli uomini di questo nostro Paese. Dei loro valori e dei loro sentimenti. Del loro impegno quotidiano. Della loro laboriosità. Del contributo, grande o piccolo, che ciascuno di loro ha dato a questi settantasette anni di storia comune.

La Repubblica è, prima di tutto, la storia degli italiani e della loro libertà. E’ la storia del lavoro, motore della trasformazione del nostro Paese. E’ la storia della Ricostruzione, delle fatiche, dei sacrifici, spesso delle sofferenze, di tanti che si trasferirono da Sud a Nord, dalle campagne alle città, animando uno straordinario periodo di sviluppo. E’ la storia del formarsi e del crescere di una comunità.

Esiste un brano di Francesco De Gregori in cui dice “la storia siamo noi”, “nessuno si senta escluso”.

Proviamo a leggere così questi settantasette anni di vita repubblicana: da una prospettiva diversa che ci consente di cogliere i profili di soggetti che spesso sono rimasti sullo sfondo. E che invece hanno riempito la scena, colmato vuoti, dato senso e tradotto in atti concreti

parole come dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà. Parole che altrimenti sarebbero rimaste astratte aspirazioni.

Le persone: donne, uomini, giovani che sono state al centro della nostra storia, con la loro voglia di esserci e di contare. Di partecipare. E lo abbiamo visto bene in questi giorni drammatici, lo abbiamo visto tra quelle centinaia, forse migliaia di ragazze e ragazzi che in maniera disinteressata e per amore del prossimo, sono partiti con i badili in spalla per portare aiuto ai nostri fratelli in Romagna, piegati dall'alluvione. Partecipazione civile, politica, sociale. La volontà di cambiare il mondo. Proprio oggi come allora, perché il mondo di prima aveva prodotto la guerra, l’ingiustizia, la fame, le distruzioni. Oggi oltre alle guerre ciò che deve più recarci angoscia è questo devastante cambiamento climatico. Forse siamo ancora in tempo, forse. L’Italia di quel tempo andato è stata ricostruita dalle macerie. La Costituzione ha indicato alla Repubblica la strada da percorrere.

Questa è l’idea fondante della Repubblica, di una Costituzione viva, che si invera ogni giorno nei comportamenti, nelle scelte, nell’assunzione di responsabilità dei suoi cittadini, a tutti i livelli e in qualunque ruolo.

Facciamone tesoro anche per i giorni e gli anni a venire.

Viva la nostra Costituzione, viva l'Italia, viva la Festa della Repubblica !



Repubblica 2 Giugno
02.06.1946

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i contenuti dei numeri

2 giugno 2023

Paolo Papotti Responsabile Nazionale Formazione ANPI

Non avevamo più una casa. Un popolo non può esistere se non ha una forma che indichi i limiti in cui i rapporti di ciascuno, delle istituzioni, segnano una potestà costituzionale, amministrativa e giuridica. Dove il popolo, cioè, possa sentirsi sicuro. È l’ora del voto, finalmente a suffragio veramente universale. È l’ora dei partiti, piccoli e grandi, rappresentati e rappresentanti. È l’alba della Repubblica. Voci eccezionali per un evento eccezionale, per tempi eccezionali. Ricostruire l’Italia dalle macerie morali e materiali lasciate dal fascismo. Dare nuove basi democratiche allo Stato italiano. 

Non solo parole legate ai numeri di una data.[...]

continua

[...]

Uno era il numero di prima. Un capo, un partito, un pensiero. Perché prima la matematica era una opinione… unica, appunto. Quell’uno che voleva essere tutto, che mette il meno dei numeri relativi ai risultati della storia, la cui somma è sempre zero per la dignità del popolo.

Centomila è il numero del sangue, che col suo collettivo RH positivo, in venti mesi ridisegna le condizioni per tornare alla dignità, dalle macerie dello zero negativo della dittatura. Perché senza il venticinque aprile millenovecento quarantacinque, non ci sarebbe stato il due giugno millenovecento quarantasei. 

Tutto perché ventotto milioni di italiani potessero indicare la forma dello stato. E poi numeri assoluti, percentuali, proporzioni che rappresentano le volontà di tutti. Un Parlamento che mette il segno positivo davanti la storia.

Cinquecento trentacinque uomini e ventuno donne sommano cinquecento cinquantasei genitori costituenti. 

Trecento settantacinque sedute assembleari, settantacinque i membri della commissione, diciotto il comitato di redazione, venti i mesi di lavoro. Un insieme complesso di insiemi che esprimono quattrocento cinquantatré sì e sessantadue no, in libertà che ha sempre il segno più e, da qual momento il segno per… tutti.

Numeri che non chiedono fredde dimostrazioni scientifiche, ma appassionate lucidità umane: uno sta a dittatura, come cinquecento cinquantasei sta a democrazia. Da tre quarti di secolo due, sei, millenovecento quarantasei è un oggi da settantasette anni.


Non solo parole legate ai numeri di una data, ma impegni. Come tutte le eredità, ha bisogno di continuare ad esistere sulle gambe di chi ne ha giovato. Ma soprattutto nella testa, per essere ragionata con lucidità, e nel cuore perché emani passione. Meritiamolo.


Repubblica
02.06.1946

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Comitato Provinciale

06 maggio 2023
relazione politica di Nicola Maestri
Presidente Comitato Provinciale ANPI

Carissime e carissimi. Più che una relazione il mio vuole essere in realtà un sincero ringraziamento rivolto a tutte le sezioni della Provincia per la mole di lavoro prodotta e per l'impegno profuso in tutto questo anno abbondante che abbiamo trascorso insieme, in cui ogni singola sezione ha costruito e organizzato, mettendo in campo idee, sensibilità, forza, disponibilità e peculiarità dei propri iscritti. [...]

continua

[...]

Un lasso di tempo in cui ogni comunità territoriale ha potuto esprimersi autonomamente o chiedendo il patrocinio del provinciale. Sono stati quattordici mesi proficui di condivisione in cui la nostra Associazione ha cercato di crescere dando risposte concrete laddove è stato possibile farlo, e al tempo stesso essendo presenti condividendo passaggi, prese di posizione e assunzione di responsabilità. Spero sinceramente si possa percepire questo profondo senso di gratitudine nei confronti vostri e di tutti i militanti delle sezioni, anche considerando la gestione di tutti gli eventi che si sono susseguiti per l'appuntamento della Festa di Liberazione. Come sapete a Parma sì è svolta un'imponente manifestazione che ha visto la partecipazione festosa di migliaia di persone con la presenza di tantissimi giovani che hanno affollato il corteo. A differenza dello scorso anno questa volta abbiamo avuto l'importante opportunità di poter portare il saluto delle tre Associazioni partigiane a tutti i partecipanti. Saluto che a noi sembrava doveroso, ma vi assicuro che non c'era nulla di scontato, tanto che nella prima bozza di interventi, il nostro saluto non era preventivato. Al tavolo per le celebrazioni del 25 Aprile, composto da diversi attori tra i quali l'Amministrazione comunale, la scuola, le Associazioni antifasciste, gli Istituti storici e altri soggetti, abbiamo chiesto ai nostri interlocutori quale fosse se non questo il momento più naturale e opportuno per portare un saluto alla cittadinanza. A onor del vero dobbiamo riconoscere che l'attuale compagine amministrativa ci ha ascoltato e anche supportato in questa nostra richiesta. Anche nella scelta dell'oratore ufficiale abbiamo potuto esprimere preferenze tant'è che il nome del relatore lo abbiamo proposto noi di ANPI provinciale, con l'approvazione delle altre Associazioni partigiane Alpi e Anpc e anche di Isrec. Detto ciò ritengo sia importante sottolineare anche l'aspetto di natura politica, nonostante il clima festoso, ovvero al fatto che di fronte alle reiterate provocazioni messe in atto da esponenti del governo e soprattutto da parte della seconda carica dello Stato, si è registrata indubbiamente una volontà di esserci, una necessità di riaffermare, attraverso questa significativa presenza, i valori antifascisti di un' Italia che non ha nessunissima intenzione di lasciare spazio a questa deriva reazionaria e smaccatamente fascista. Come abbiamo avuto già modo di dire e scrivere è bene comunque ricordare al Presidente del Senato che la Costituzione italiana è dichiaratamente antifascista: non tanto e non solo perché essa contiene la famosa XII Disposizione transitoria e finale, quella che vieta “la ricostruzione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista”. Quanto perché ogni singolo articolo della Costituzione, soprattutto nella parte in cui si dichiarano i principi fondamentali sui quali si regge la Repubblica, è scritto in modo trasparente e in antitesi con la teoria e la prassi del fascismo. Basterebbe davvero questo per colmare lacune e smascherare queste castronerie rilanciate ai quattro venti. Il nostro timore però è che dietro ci possa essere un disegno più complesso e articolato che possa trovare terreno fertile causa la diffusa ignoranza e un livello di menefreghismo tale per cui questa becera forma di revisionismo possa in qualche modo attecchire e fare danni devastanti. Da qui la vulgata che equipara vergognosamente fascisti e antifascisti. Ma la più bella risposta a queste meschinità rimangono le piazze piene e gioiose, composte da persone di tutte le età, che con vigore hanno ribadito che non è possibile parificare chi metteva a ferro e fuoco città e villaggi e compiva stragi di civili con chi invece difendeva ogni barlume di umanità e ha combattuto il totalitarismo nazifascista. In questi giorni, da ogni luogo più remoto della provincia, abbiamo ricevuto fotografie e preziose testimonianze che ci lasciano ben sperare. Nei paesi dove siamo presenti con le nostre sezioni, ANPI è vissuta come una certezza, un porto sicuro su cui contare e dove trovare un approdo. Da quest'anno sezioni come quelle di Felino e Lesignano de' Bagni, sono tornate ad essere luoghi vivi e pulsanti, comunità riconosciute anche da amministrazioni di centrodestra. Questo è un evidente esempio di come possa risultare determinante avere un presidio democratico e antifascista in qualsiasi territorio. Ogni amministrazione comunale, anche quelle più riottose nel riconoscere l'autorevolezza di ANPI, sono e saranno costrette a intraprendere rapporti con noi, badate è quasi inevitabile. Ho già detto di Felino e Lesignano, aggiungo Tizzano val Parma, dove lo scorso anno l'amministrazione comunale non permise nemmeno che venisse suonata e cantata Bella Ciao; quest'anno invece ha preso la parola la nostra neo presidente di sezione, mentre la banda, non solo ha suonato questo meraviglioso brano, ma i ragazzi delle scuole di Lagrimone l'hanno cantata nella commozione generale. La stessa scena si è vista anche nei paesi di Sissa-Trecasali, Monchio-Palanzano e Bore, dove le nostre gagliarde nuove sezioni, hanno dato un contributo fondamentale alla riuscita delle celebrazioni per la Festa della Liberazione. Abbiamo altre due realtà che stanno prendendo corpo e mi riferisco a Borgo val di Taro, città medaglia d'oro alla Resistenza, che dopo l'incontro pubblico che abbiamo avuto poco più di un mese fa, sta registrando un'impennata di nuovi iscritti e questo, in vista del congresso che si terrà nei prossimi mesi è davvero benaugurante. L'altra è Montechiarugolo, dove un bel gruppo di simpatizzanti sta mettendo le basi per poter tornare a dar vita alla sezione ANPI locale e dove l'attuale Amministrazione Comunale si è impegnata per trovare una collocazione fisica idonea alle esigenze del nuovo soggetto che sta nascendo. Abbiamo all'orizzonte altre situazioni favorevoli ma crediamo sia opportuno aspettare i giusti tempi di maturazione per renderli pubblici. Tuttavia il futuro prossimo davanti a noi non è tutto positivo, soprattutto se consideriamo lo scenario politico nel nostro Paese e in particolare di fronte a questa guerra a cui ci stiamo colpevolmente abituando. Manca un'indignazione civile profonda e continuativa. È vero, molte decisioni passano sopra le nostre teste, ma questo non deve essere un elemento che ci deve tranquillizzare, semmai il suo contrario. Da settimane leggiamo e ascoltiamo di scenari più o meno allarmanti sul destino del Pnrr e sulla possibilità nonché capacità di portare a compimento il piano di riforme previsto, pena la perdita delle altre quote di quel volume enorme di risorse in arrivo dall'Europa. Di fronte a devastanti scenari bellici questo sembra nulla, ma dalla capacità di gestire questi fondi dipenderà buona parte del futuro della nostra nazione e del tenore di vita degli italiani. Tra le questioni più delicate per non dire più drammatiche, che la materia solleva, rientra il destino della sanità pubblica, oggi sull'orlo del collasso. Se a tutto questo aggiungiamo la bomba ad orologeria rappresentata dall'autonomia differenziata e da qual presidenzialismo ostentato come promessa elettorale da parte del nostro attuale governo, il cerchio è chiuso. Va da sé che la nostra Associazione non può e non potrà ostacolare da sola questa avanzata delle forze più retrive, ma sarà fondamentale stimolare il dibattito tra i partiti e l'opinione pubblica per trovare insieme le soluzioni più efficaci e condivise possibili. Noi ci siamo con la nostra storia e i nostri valori di solidarietà, equità e giustizia. Ma nel frattempo godiamoci questo squarcio di azzurro nel grigiore diffuso. Siamo consapevoli di ciò che ci attende, saranno mesi e anni difficili, ma non per questo intendiamo

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Grazie Italia …

"Grazie Italia, grazie ANPI per questo straordinario 25 aprile. Ora avanti per una nuova Liberazione" 
Gianfranco Pagliarulo

Eccolo, il nostro #25Aprile: una partecipazione eccezionale, dal nord al sud, da Cagliari a Milano passando per Roma, Bologna, Genova, per i cento e cento campanili della penisola più affascinante del mondo.

E ovunque una comunità repubblicana e antifascista, entusiasta e assieme ordinata. Una festa di popolo di dimensioni inusitate, ma anche un monito per chiunque coltivi la sciagurata idea di manomettere la Costituzione [...]

continua

[...]

E, ancora, una mobilitazione generale contro chi intenda far rivivere oggi, sotto qualsiasi forma, le mostruosità del tempo nazifascista.

Eccolo, il popolo della Costituzione, che contrasta la solitudine sociale e lo smarrimento davanti a un mondo - diciamolo - che sembra aver dimenticato i fondamentali della convivenza umana.

Questo popolo si è ritrovato unito e combattivo, sorridente e determinato. Il 25 Aprile 2023, il nostro 25 Aprile, è stato una grandiosa sagra della vita, della memoria dei giorni di Liberazione, del desiderio di un presente che ripudia la guerra e invoca la giustizia sociale, dell'impegno per un domani in cui finalmente si adempia all'obbligo di attuare integralmente la Costituzione.

Dire "grazie" significa esprimere un sentimento di affettuosa riconoscenza, vuol dire rappresentare uno scambio che sormonta e esclude le leggi del mercato, intende comunicare con la parola il gesto dell'abbraccio.

Grazie, allora.

Grazie allo straordinario numero di cittadine e cittadini che hanno dato vita a una straordinaria giornata. Grazie a voi, compagne e compagni dell'#Anpi, che siete stati i tenaci costruttori di questa giornata. Grazie a voi, che, assieme alle istituzioni, alle autorità e al mondo dell'associazionismo, avete regalato all'Italia la sua più bella fotografia.

Grazie a voi, voi dell'Anpi, volontari dell'antifascismo, militanti della democrazia, che siete stati l'anima di una giornata memorabile.

Grazie a voi, portatori della memoria partigiana e del sogno di una società di liberi ed eguali, e perciò antifascista.

Questo è e sarà, costituzionalmente.

Per una nuova Liberazione.


Gianfranco Pagliarulo

28 aprile 2023

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xxvaprile 2023 – il saluto di Nicola Maestri

Buongiorno a tutte e tutti voi

Saluto le autorità e mi inchino davanti al libero gonfalone della città di Parma, la cui medaglia d'oro brilla come non mai nello spirito indomito di questa città profondamente antifascista.

029


Porto il saluto di ANPI provinciale e delle altre associazioni partigiane Alpi e Anpc. Nel giorno che rappresenta la Festa della Liberazione in cui tutte le persone autenticamente democratiche dovrebbero identificarsi vorrei focalizzare due elementi, la Resistenza e la Costituzione [...]

continua

[...] i due fari luminosi, due momenti indissolubili della stessa vicenda della storia d’Italia rinata dopo il fascismo e la guerra. Dove cade l’una, cade anche l’altra. Dove la prima si rinvigorisce, anche la seconda si rafforza e si compie. Alcuni mesi fa la Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, ha compiuto 75 anni di vita; occorre fare una profonda riflessione. Ma il bilancio della Costituzione non si potrà fare se non si farà insieme il bilancio dello spirito della Resistenza.


Sentiamo attorno a noi le solite obiezioni e la devastante opera demolitrice del revisionismo vero, quello che vuole equiparare fascisti e antifascisti in una melassa grigia deresponsabilizzante.

Analizzando affermazioni e comportamenti che si insinuano diffondendosi all'Interno degli organi dello Stato e della società civile, si alimenta la falsa convinzione che compiere rastrellamenti o stragi di civili e combattere per liberare l’Italia dal totalitarismo siano azioni che hanno, specularmente, lo stesso valore. Azioni ignobilmente parificate e destinatarie della ricerca di inopinata pacificazione.

Per cui è lecito domandarsi: esiste ancora lo spirito della Resistenza?

E se esiste, non è esso alimentato da pochi e sparuti fedeli che sono una piccolissima minoranza di pazzi in una nazione di savi?


E infine, fossero pur molti i fedeli, non è la situazione di oggi tanto mutata da quella in cui la Resistenza operò, che è assurdo e inutile, pretendere di tramandarne lo spirito?

Primo: lo spirito della Resistenza non è morto. E’ morto in coloro che non l’hanno mai avuto e a cui del resto non lo abbiamo mai attribuito. Che non sia morto è dimostrato dal fatto che non vi è grave evento della nostra vita nazionale in cui non si sia fatto sentire ora per elevare una protesta, ora per esprimere un ammonimento, ora per indicare la giusta strada della libertà e della giustizia.


Secondo: che i devoti dello spirito della Resistenza fossero una minoranza, lo abbiamo sempre saputo e non ce ne siamo né spaventati né meravigliati. In ogni nazione i savi, cioè i benpensanti, sono sempre la maggioranza; i pazzi, cioè gli ardimentosi, sono sempre la minoranza. Come al teatro: quattro attori in scena e mille spettatori in platea, i quali non recitano né la parte principale né quella secondaria; si accontentano di assistere allo spettacolo per vedere come va a finire e applaudono il vincitore.

Terzo: sì, la situazione è cambiata, non c’è più la guerra, lo straniero in casa, il terrore nazista. Ma quando invochiamo lo spirito della Resistenza, non esaltiamo soltanto il valore militare, le virtù del soldato che si esplica nella guerra combattuta, ma anche il valore civile, le virtù del cittadino di cui una nazione per mantenersi libera e giusta ha bisogno tutti i giorni, quella virtù civile che è fatta di coraggio, di prodezza, di spirito intrepido, ma anche, e più, di fierezza, di fermezza nel carattere, di perseveranza nei propositi, di inflessibilità. Ciò che ha caratterizzato il partigiano è stata la sua figura di cittadino e insieme di soldato, una virtù militare sorretta e protetta da una virtù civile. Non vi è nazione che possa reggere senza la virtù civile dei propri cittadini. Ebbene l’ultima rivelazione di questa virtù è stata la lotta partigiana.

Lì la nazione deve attingere i suoi esempi, lì deve specchiarsi, lì troverà e lì soltanto, le ragioni della sua dignità, la consapevolezza della propria unità, la sicurezza del proprio destino. Proprio qui nella nostra amata piazza, di fronte a noi, sotto il palazzo del Governatore, nel settembre del 1944 vennero fucilati dalla brigata nera sette cittadini inermi dopo indicibili

torture, vittime di rappresaglia fascista.

Tra i sette c'era anche mio nonno materno Eleuterio. Se oggi mi trovo qui davanti a una piazza così viva e pulsante significa che quelle morti non furono vane, nulla andrà perduto se avremo la forza e la volontà di tramandare la memoria e renderla attuale.


Concludo salutandovi caramente e con altrettanto affetto vorrei ricordare oggi e ogni giorno che verrà i nostri Partigiani e le nostre Partigiane che per far sì che noi potessimo vivere da individui liberi hanno donato il bene più prezioso che avevano a loro disposizione: la vita!

Viva la Costituzione Antifascista!

Viva la Resistenza!

Viva il 25 Aprile!


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